Crans, tutte le carenze del pub già in un report di sei anni fa: “Ma il Comune lasciò correre”
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoIl 13 maggio 2019 il rapport d’inspection del Comune di Cras-Montana si chiude con un esito «positivo». Durante il sopralluogo Jacques Moretti è presente. I tecnici ordinano delle misure. Una immediata: «Limitazione del numero di persone per locale». Le altre entro tre mesi: «Eseguire controlli periodici», chiarire l’esatta posizione «delle attrezzature antincendio», «adeguare la sala fumatori» alle norme. Ma chi verifica? «Il Consiglio comunale deplora amaramente di aver scoperto una carenza nei controlli nel periodo 2020-2025», ammette il municipio, sempre più nei guai.
“Dopo i lavori avvisateci”
Come si legge dalle carte depositate dagli uffici del sindaco Nicolas Féraud, il questionario che porta al parere finale contiene altre falle. C’è un sistema di aspirazione fumi (se i locali ospitano più di 300 persone)? «No». Una porta conduce «direttamente a un luogo sicuro e all’aperto»? No, al massimo dentro una galleria. L’apertura delle porte d’ingresso è verso l’esterno? «No», ma sar…
Il 13 maggio 2019 il rapport d’inspection del Comune di Cras-Montana si chiude con un esito «positivo». Durante il sopralluogo Jacques Moretti è presente. I tecnici ordinano delle misure. Una immediata: «Limitazione del numero di persone per locale». Le altre entro tre mesi: «Eseguire controlli periodici», chiarire l’esatta posizione «delle attrezzature antincendio», «adeguare la sala fumatori» alle norme. Ma chi verifica? «Il Consiglio comunale deplora amaramente di aver scoperto una carenza nei controlli nel periodo 2020-2025», ammette il municipio, sempre più nei guai.
“Dopo i lavori avvisateci”
Come si legge dalle carte depositate dagli uffici del sindaco Nicolas Féraud, il questionario che porta al parere finale contiene altre falle. C’è un sistema di aspirazione fumi (se i locali ospitano più di 300 persone)? «No». Una porta conduce «direttamente a un luogo sicuro e all’aperto»? No, al massimo dentro una galleria. L’apertura delle porte d’ingresso è verso l’esterno? «No», ma sarebbe prevista per i locali che ospitano più di venti persone. Viene verificata la presenza di materiale combustibile. E le vie di sicurezza? «Non testato, controllo periodico richiesto», riporta il freddo bollettino. Da chi, quando? Alla voce «Scale/percorso di evacuazione», l’osservazione degli esperti è laconica: «Scala in legno e vetrate». Nessuna indicazione di cambiare. Nessun rilievo sulla schiuma nel seminterrato. «Non appena completati i lavori, vi preghiamo di avvisare il responsabile della sicurezza». Succederà mai?
“Serve la maniglia antipanico”
Nello stesso giorno, i controlli riguardano l’intero palazzo che ospita il Constellation e altre attività nella galleria a fianco. Le raccomandazioni? «Installazione di una maniglia antipanico sulla porta principale del piano terra». Servono «sistemi di segnalazione di emergenza con illuminazione di sicurezza dal piano interrato al piano terra (per un bar)». L’esperto sembra riferirsi al Constellation. Tornando indietro nel tempo, centinaia di pagine riguardano planimetrie e rendering sui lavori del 2015, quando Jacques e Jessica ottengono l’autorizzazione per la veranda. Non si parla di quello che avviene nel seminterrato. Ma lo testimoniano le foto agli atti: si vedono i pannelli fonoassorbenti che dieci anni dopo sono al centro della strage. Si arriva così al 2025: prima un controllo soltanto acustico per capire se la musica dà fastidio ai vicini, poi un’altra richiesta per chiudere una veranda.
La battaglia sugli orari
All’inizio il locale può rimanere aperto fino a mezzanotte. Ma ben presto i coniugi Moretti chiedono di poter continuare fino alle 2. I condomini s’infuriano. Il 7 gennaio 2016 Jessica Moretti invia una mail al sindaco di allora, François Mayor. Con gli occhi di oggi, non può che inquietare: «Abbiamo l’autorizzazione del presidente del condominio per una chiusura posticipata, visti i lavori di insonorizzazione e isolamento eseguiti nella struttura. È davvero un peccato non dare la possibilità a una nuova struttura di affermarsi».
“Vogliono fuggire in aereo”
Contro i Moretti piovono accuse degli avvocati delle famiglie delle vittime. Un legale la denuncia Jessica per omissione di soccorso: durante l’incendio «era presente e ha abbandonato il proprio locale senza informare i clienti né offrire loro alcuna assistenza». L’avvocata Nina Fournier scrive ai pm: «Abbiamo appreso che uno o l’altro dei coniugi Moretti potrebbe aver contattato una compagnia aerea privata (quale e dove, ad esempio Sion o Ginevra?) per preparare la fuga». E chiede una misura cautelare pure per il sindaco. I titolari sono accusati di aver venduto alcol ai minori di 16 anni: «Questo ha rallentato la reazione dei giovani alla vista delle fiamme». L’avvocato Romain Jordan accusa Jessica di aver filmato l’inizio dell’incendio e aver distrutto le prove. Il 20 e il 21 gennaio i coniugi saranno sentiti di nuovo dai pm.
“Mia figlia ustionata all’80%”
Anche la mamma di Nouran B. scrive ai pm col cuore spezzato. Quella notte la figlia di 18 anni è ingaggiata dai titolari del Constellation per scattare foto. «È rimasta gravemente ferita. Per la carenza di ambulanze, ho dovuto prendermi cura di lei e della sua amica trasportandole d’urgenza all’ospedale di Sion con la mia auto. Nouran è stata trasferita all’ospedale di Zurigo. Con ustioni su oltre l’80% del corpo, le sue condizioni sono critiche ed è stata posta in coma farmacologico». La famiglia è parte civile. Louise L., cameriera sopravvissuta alla strage, racconta: «I Moretti si fidavano di noi, anche se c’erano telecamere ovunque. Non ho mai avuto istruzioni in caso d’incendio. I clienti abituali non avevano mai notato la porta d’emergenza, il cartello non era molto visibile». È lei (così come un altro giovane cliente) che parla delle stecche da biliardo sul soffitto, a metà dicembre, per tenere ferma la schiuma che si stacca dal tetto.
Caos autopsie
Intanto è caos sulle autopsie. Emblematico il caso di Tristan Pidoux, una delle vittime. Il 7 gennaio i legali chiedono di eseguire l’esame. Il 13 gennaio la procura risponde: «Abbiamo verificato che nessun incarico è stato dato ai medici legali per procedere all’autopsia. Vi informiamo pertanto che disponiamo la messa in sicurezza del corpo». Il giorno dopo, il 14, erano previsti i funerali: «Era già tutto organizzato. I fiori, il prete...È stato tutto molto brutale», racconta la mamma al quotidiano Blick. Come si legge dalle carte, non è l’unico caso di incomprensioni e problemi.
Il prezzo di uno scheletro vuoto
Oggi il Constellation è uno scheletro vuoto. Soprattutto nel weekend, chi visita Crans-Montana va a portare un fiore o resta fermo davanti al memoriale per le vittime. Il locale, ancora coperto da teli bianchi, è presidiato notte e giorno da guardie giurate che si alternano in turni da 8 ore. Nelle carte si legge anche quanto costa sorvegliare il luogo simbolo della strage: 37.265 franchi la settimana.