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Le scuole ostaggio della violenza: in cinque anni boom di aggressioni e bullismo

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I dati dei presidi: lo scorso anno si è reso necessario un intervento dei servizi sociali nel 26% degli istituti. Nel 2020 erano appena il 2,5%
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La scuola scoppia. I due episodi di La Spezia e Sora, nel frusinate, in cui due studenti sono stati accoltellati, uno mortalmente, non sembrano casuali. A guardare i dati forniti dai dirigenti scolastici, che hanno appena compilato i documenti degli istituti per le iscrizioni all’anno 2026/2027, i due accoltellamenti appaiono proprio come la punta dell’iceberg in cui sono piombate le scuole costrette a fronteggiare un numero sempre maggiore di “episodi problematici”: studenti sempre più violenti nei confronti dei compagni e degli insegnanti, casi di bullismo, scarso rispetto delle regole e alunni sempre più complicati da gestire. Al punto che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, all’indomani dell’accoltellamento di La Spezia, sta pensando di dotare le scuole più difficili del territorio nazionale addirittura di metal-detector, per evitare l’introduzione di armi da taglio nei locali scolastici. All’istituto Marie Curie di Ponticelli, a Napoli, è già presente e pare chi funzi…

La scuola scoppia. I due episodi di La Spezia e Sora, nel frusinate, in cui due studenti sono stati accoltellati, uno mortalmente, non sembrano casuali. A guardare i dati forniti dai dirigenti scolastici, che hanno appena compilato i documenti degli istituti per le iscrizioni all’anno 2026/2027, i due accoltellamenti appaiono proprio come la punta dell’iceberg in cui sono piombate le scuole costrette a fronteggiare un numero sempre maggiore di “episodi problematici”: studenti sempre più violenti nei confronti dei compagni e degli insegnanti, casi di bullismo, scarso rispetto delle regole e alunni sempre più complicati da gestire. Al punto che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, all’indomani dell’accoltellamento di La Spezia, sta pensando di dotare le scuole più difficili del territorio nazionale addirittura di metal-detector, per evitare l’introduzione di armi da taglio nei locali scolastici. All’istituto Marie Curie di Ponticelli, a Napoli, è già presente e pare chi funzioni.

I numeri nel fenomeno

Nell’arco di pochissimi anni, le scuole superiori si sono ritrovate ad affrontare un numero sempre maggiore di situazioni in cui è stato necessario l’intervento dei servizi sociali e delle forze dell’ordine. Prendendo spunto dai Rapporti di autovalutazione degli istituti di secondo grado, emerge che nell’anno 2020/2021, i licei che sono ricorsi ai servizi sociali erano appena il 2,5%. Ricorso ai servizi che nello stesso anno aveva riguardato il 3,9% degli istituti tecnici e il 7,6% dei professionali. Nel 2024/2025 il dato complessivo schizza al 26,2%. Stesso discorso per interventi della pubblica autorità: nel 2021/2022, la percentuale di scuole che erano ricorse agli interventi della pubblica autorità era residuale: lo 0,2% per i licei, lo 0,4% per i tecnici e l’1% per i professionali. Per il 2024/2025 il ministero fornisce il dato complessivo che raggiunge quota 9,1%. Un dato che si è almeno decuplicato rispetto a pochi anni prima. Non è quindi raro oggi vedere poliziotti e carabinieri nei corridoi degli istituti italiani.

Il supporto psicologico

Per affrontare la situazione, le scuole hanno provveduto all’attivazione di servizi di consulenza psicologica e/o sportelli d'ascolto. Nell’anno scolastico 2020/2021, era una scuola su tre circa ad avere attivato servizi per aiutare gli studenti in difficoltà. Tre anni dopo, la percentuale sale al 73,2%. Lo scopo è di prevenire gli episodi problematici e di supportare i tantissimi studenti che hanno difficoltà, prima ancora che nello studio, di tipo relazionale e comportamentale.

I progetti di educazione alla legalità

La repressione non è l’unica via per stoppare o ridurre atti di violenza, di bullismo e il mancato rispetto delle regole scolastiche. Una via che le scuole percorrono per evitare o attenuare questi episodi è quella dell’educazione alla legalità. Più della metà dei superiori italiani, oggi, ha provveduto “all’Attivazione ad hoc di progetti di educazione alla legalità e convivenza civile”. Nel 2020/2021, soltanto un quarto degli istituti aveva progettato attività di educazione alla legalità per limitare il più possibile i conflitti all’interno delle aule scolastiche e fuori da esse.

Gli interventi sul tema

Sull’idea di dotare le scuole più difficili di meta-detector i pareri sono contrastanti. Mentre Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma ritiene, ha dichiarato “che qualsiasi misura debba essere presa, tipo l’installazione di metal detector, vada assunta dal prefetto sentendo i Consigli di istituto e il dirigente scolastico”, per il pedagogista Daniele Novara “il problema non è la sicurezza intesa come accentuazione delle norme di controllo. Il problema – spiega Novara – è educativo, di prevenzione”. “Fino a quando continueremo a far finta che non esista un’emergenza educativa, ci affideremo sempre a un intervento poliziesco e giudiziario che arriva quando i buoi sono già scappati”. E conclude: “La gestione dei conflitti è una competenza educativa fondamentale e come tale va insegnata. Non è una dote naturale, ma un apprendimento che richiede adulti competenti e contesti educativi adeguati. Quando l'istituzione scolastica deciderà finalmente di fare della gestione dei conflitti una priorità, potremo parlare di vera prevenzione”.

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