San Giovanni Lupatoto (Verona) – Uno zaino con dentro un sacco a pelo e dei vestiti al posto dei libri di scuola, pochi spiccioli, il cellulare appena ricaricato. Dettagli che parlano. Raccontano che l’allontanamento l’aveva organizzato: forse da giorni, magari in una di quelle telefonate in cui quando arrivavano, e ultimamente la scena si era ripetuta, Diego «si appartava, e poi era sempre online», raccontano i compagni di scuola e anche quelli del basket, i Sangio Wolves, i “lupetti” di San Giovanni Lupatoto.
Dov’è finito Diego B.? Che fuga è quella di un 14enne alto un metro e ottanta, che non ha mai dato problemi né a casa né a scuola e, alle 6.45 di lunedì 12 gennaio – berretto di lana scuro, giubbotto blu con cappuccio, pantaloni della…
San Giovanni Lupatoto (Verona) – Uno zaino con dentro un sacco a pelo e dei vestiti al posto dei libri di scuola, pochi spiccioli, il cellulare appena ricaricato. Dettagli che parlano. Raccontano che l’allontanamento l’aveva organizzato: forse da giorni, magari in una di quelle telefonate in cui quando arrivavano, e ultimamente la scena si era ripetuta, Diego «si appartava, e poi era sempre online», raccontano i compagni di scuola e anche quelli del basket, i Sangio Wolves, i “lupetti” di San Giovanni Lupatoto.
Dov’è finito Diego B.? Che fuga è quella di un 14enne alto un metro e ottanta, che non ha mai dato problemi né a casa né a scuola e, alle 6.45 di lunedì 12 gennaio – berretto di lana scuro, giubbotto blu con cappuccio, pantaloni della tuta neri come le sneakers e lo zaino – è partito in corriera da Pozzo, frazione di San Giovanni Lupatoto, cinquemila abitanti, per andare in treno a Milano dove aveva appuntamento con qualcuno che forse ha conosciuto in rete? Qualcuno che potrebbe averlo adescato, plagiato, magari sequestrato e fermiamoci qui per rispetto del dolore di una madre, Sara Agnolin. Una donna vedova straziata dall’angoscia: da nove giorni non ha notizie di Diego, vive nell’incubo di riceverne di non buone. «Pensiamo che Diego non sia in giro da solo, sperando che sia in giro…», stringe le spalle Irene, un’amica di famiglia – Pensiamo che ci sia qualcuno che lo sta trattenendo, se non fisicamente, di certo psicologicamente».
L’alert è scattato. Polizia e carabinieri lo cercano a Milano e non solo da mercoledì 15, Diego. All’indomani della denuncia e dell’appello social della mamma: «Ho bisogno di aiuto per ritrovarlo, contattatemi se l’avete visto o condividete». Era il 12, siamo al 21. Tanti, nove giorni per un ragazzino di 14 anni entrato in un mistero. «Si è allontanato volontariamente, al momento è l’unico dato certo che abbiamo», dice il colonnello Antonio Sframeli, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Verona. Tutti raccontano di un ragazzo «tranquillo, timido, riservato».
La perdita del padre stroncato cinque anni fa da un malore improvviso, due sorelline più piccole, 8 e 10 anni. «Un trauma, certamente – racconta don Michele Zampieri – una ferita difficile da cicatrizzare per un adolescente. Magari si è trovato a essere, così giovane, un punto di riferimento per mamma e sorelline. Ma questo non vuol dire niente. Il punto è che né la mamma né gli amici hanno riferito particolari problemi».
Zero conflitti, nessun buco nero, almeno pare. «Come comunità possiamo solo cercare di stare accanto alla famiglia, stiamo viviamo tutti giorni e ore di angoscia». Attilio Gastaldello, sindaco di San Giovanni Lupatoto, prima di entrare in giunta fa il punto con l’assessora all’istruzione Debora Lenin, che sembra molto addolorata. «Ho un figlio della stessa età di Diego, da madre ho i brividi».
L’altra sera duemila persone, tante famiglie, tanti ragazzi, hanno camminato in silenzio dallo stadio alla chiesa. «Una passeggiata per Diego». Diego che in quattordici anni non era mai uscito dal paesello se non per le gite scolastiche: figurarsi Milano, e pensa da solo. Da quando la procura di Verona indaga con l’ipotesi di reato di sottrazione di minore le nubi e i pensieri foschi sul destino del giovane studente sono diventati un grumo difficile da sciogliere.
«Vado a Milano a trovare degli amici», dice la mattina di lunedì 12 il ragazzino a una vecchia compagna di scuola incrociata alla stazione di Verona Porta Nuova. A lei era sembrato tranquillo, sereno: ma siamo sempre all’apparenza, al fuori. Quel giorno il cellulare di Diego attiva le celle telefoniche di Milano. Per due volte. Alle 16.47 all’angolo tra via Santa Margherita e via Tommaso Grossi. E alle 18.46 tra piazza Duomo e via Dante, sempre in pieno centro. Poi più nulla. Il buio. Un muro di silenzio interrotto solo dalla misteriosa condivisione di due video su Tik Tok e, mercoledì 15, quando iniziano a cercarlo, un’amicizia accettata.
È una delle “esche” - chiamiamole così - che i compagni di classe del “Giorgi” (l’lstituto professionale per l’industria e l’artigianato dove frequenta il primo anno), gli amici e i compagni di squadra del basket lanciano per vedere se Diego c’è, e risponde. Non lo fa. Continua a non farlo. Il cellulare è in modalità aerea, ma è collegato a un wi-fi e quindi, in teoria, è operativo. Per accettare richieste di amicizia sui social. Per guardare e condividere dei video. Chi lo fa? Il ragazzo o qualcun altro? Dove si trovano?
«La mamma non sapeva di nessun amico a Milano», conferma Irene, l’amica di famiglia. Sul sagrato della chiesa di Pozzo adesso è sera. Don Michele chiude tutto e si ritira in canonica: «Possiamo solo pregare, per chi ha fede». Dal comando provinciale dei carabinieri di Verona il colonnello Sframeli è più terreno. «C’è un ragazzo che se ne è andato da casa, dobbiamo trovarlo».