ROMA – La Legge sulla montagna non vede la luce. L’opposizione al Ddl Calderoli si è fatta così forte, e appoggiata anche da Regioni a guida centrodestra, che il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, appunto, lo scorso 15 gennaio ha fermato la discussione in conferenza unificata, stralciato il vecchio testo sulla classificazione dei comuni montani promettendone uno nuovo entro domani.
L’ultima opposizione arriva dall’Emilia Romagna e segue la Toscana, l’Umbria, le Marche, il Piemonte, la Sardegna, la Campania, la Calabria, la Basilicata e la Sicilia. L’accordo in Conferenza prevede l’unanimità, ma in questo momento sono dieci su venti le amministrazioni contrarie alla declassificazione di 1.200 comuni montani su 3.450, un terzo del totale.
Il provved…
ROMA – La Legge sulla montagna non vede la luce. L’opposizione al Ddl Calderoli si è fatta così forte, e appoggiata anche da Regioni a guida centrodestra, che il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, appunto, lo scorso 15 gennaio ha fermato la discussione in conferenza unificata, stralciato il vecchio testo sulla classificazione dei comuni montani promettendone uno nuovo entro domani.
L’ultima opposizione arriva dall’Emilia Romagna e segue la Toscana, l’Umbria, le Marche, il Piemonte, la Sardegna, la Campania, la Calabria, la Basilicata e la Sicilia. L’accordo in Conferenza prevede l’unanimità, ma in questo momento sono dieci su venti le amministrazioni contrarie alla declassificazione di 1.200 comuni montani su 3.450, un terzo del totale.
Il provvedimento che toglie alle Alte terre tutti i municipi sotto i 600 metri sul livello del mare era stato approvato in via definitiva in Senato lo scorso 10 settembre, due giorni dopo è andato in Gazzetta ufficiale. È stata, quindi, varata una commissione di sei esperti per definire con precisione i criteri di esclusione. La frase ripetuta ad ogni incontro dal ministro leghista era questa: “Oggi anche Roma, Bologna e diverse località con le spiagge sono considerate un comune di montagna. Non si può accettare”. A fronte di una legittima rivisitazione di parametri che nel tempo avevano perso la loro ragione e si erano mischiati con altre necessità di finanziamenti, la commissione ministeriale ha varato un articolato considerato insufficiente: “Un taglio con l’accetta” e “un favore alle Alpi nei confronti dell’Appennino”.
Il Ddl: territorio sopra i 600 metri
I due punti centrali del Ddl Calderoli sono: un comune per essere considerato montano deve avere almeno il 25 per cento del territorio sopra i 600 metri di altitudine o Il 30 per cento del territorio con una pendenza di almeno il 20 per cento. Si è scoperto che, così, 66 amministrazioni comunali su 88 nelle Marche sarebbero uscite dal concetto di montagna, comprese Urbino e Frontone, località fino a poco tempo fa sciistica (1.702 slm) con il municipio, però, sotto quota 600. In Emilia Romagna i comuni delle Alte Terre da 121 sarebbero diventati 40 e un luogo di lotta partigiana (sulle montagne intorno) come Marzabotto, era declassificato. Anche ventisette municipi del cratere post-terremoto 2016 erano fuori, seguendo la nuova classificazione.
Un fondo da 200 milioni l’anno
A ogni conferenza unificata, Calderoli si rendeva conto che trovare l’algoritmo della montagna era impresa titanica. Andavano via tra i “no”, le riunioni. Diciassette dicembre, poi ventidue, niente da fare. Con il nuovo anno è arrivata una dura lettera di professori universitari e il 15 gennaio Calderoli si è fermato. “Porterò una nuova proposta, ma dobbiamo risolvere le evidenti storture dell’attuale elenco. Serve un’intesa in tempo utile per evitare di perdere le risorse, 200 milioni l’anno, previste dal Fondo Fosmit”.
Nella nuova bozza – attesa per domani – entrerà il concetto di “cluster di interclusi”, riferito a quei comuni che non hanno le altimetrie montane, ma sono concretamente isolati. Inoltre, saranno riammessi alla classificazione “i municipi che, pur avvicinandosi a tutte le soglie indicate, restano esclusi per poco da ciascuna”. E queste sono parole del ministro.
Secondo le informazioni apprese dall’Unione comunità e comuni montani (Uncem), è possibile che si torni a un numero vicino a quello precedente (abbiamo visto, 3.450) con un maggior sacrificio ora chiesto al territorio alpino rispetto agli Appennini. La nuova proposta sarà portata alla valutazione delle Regioni, dell’Unione province (Upi) e dall’Associazione dei comuni italiani (Anci).