Maltempo in Calabria, inizia la conta dei danni. Treni locali ancora fermi e intere zone senz’acqua
di Alessia CanditoAll’alba del giorno dopo, con il ciclone Harry ormai lontano, puntuale in Calabria è arrivata la conta dei danni. E le polemiche per un territorio che a ogni tempesta si scopre fragile, esposto. Il bilancio provvisorio è da bollettino di guerra dopo un bombardamento: quasi cento chilometri di costa devastati, lungomare portati via dalla furia delle onde arrivate dentro paesi e borghi, acqua e luce ancora impossibili da ripristinare in alcune aree, strade interne dissestate, impianti devastati da acqua e sabbia, case, negozi e attività in cui toccherà vedere cosa resta, cosa si salva.
Il simbolo della devastazione
Se Catanzaro Lido, con i vigili del fuoco costretti a intervenire usando i canotti e a fare lo slalom fra auto, giostre e case sommerse, è diventato il simbolo della Calabria piegata da tre giorni di tempesta, e le bare scivolate in un burrone, per giunta di difficile accesso, a San Mauro Marchesato hanno fatto rabbrividire e indignare i più, l’area piegata da Harry è molto p…
All’alba del giorno dopo, con il ciclone Harry ormai lontano, puntuale in Calabria è arrivata la conta dei danni. E le polemiche per un territorio che a ogni tempesta si scopre fragile, esposto. Il bilancio provvisorio è da bollettino di guerra dopo un bombardamento: quasi cento chilometri di costa devastati, lungomare portati via dalla furia delle onde arrivate dentro paesi e borghi, acqua e luce ancora impossibili da ripristinare in alcune aree, strade interne dissestate, impianti devastati da acqua e sabbia, case, negozi e attività in cui toccherà vedere cosa resta, cosa si salva.
Il simbolo della devastazione
Se Catanzaro Lido, con i vigili del fuoco costretti a intervenire usando i canotti e a fare lo slalom fra auto, giostre e case sommerse, è diventato il simbolo della Calabria piegata da tre giorni di tempesta, e le bare scivolate in un burrone, per giunta di difficile accesso, a San Mauro Marchesato hanno fatto rabbrividire e indignare i più, l’area piegata da Harry è molto più vasta. L’intera costa jonica è svegliata sfigurata e quasi irriconoscibile.
Lungomare devastato e voragini
A Siderno e Ardore, il lungomare sembra quasi sia stato azzannato da un mostro, a Locri si è aperta una voragine che ha inghiottito alberi e panchine, a Bova Marina semplicemente non c’è più. I massi di protezione posizionati in fretta e furia mentre la tempesta stava arrivando hanno fatto scudo alle case, ma non alle infrastrutture. A Marina di Gioiosa davanti alle porte delle abitazioni del borgo marinaro sono tornati i pannelli di legno come negli anni ’80, ultima trincea per difenderle dalla furia del mare.
Ovunque sono in corso verifiche su case, scuole, residence: la forza del mare ha intaccato le fondamenta delle strutture più esposte, lo stesso ha fatto con gli impianti in molti Comuni. Da Melito Porto Salvo a Crotone, la linea ferroviaria – principale arteria di collegamento per studenti e pendolari che vogliano evitare quotidiane sortite sulla statale 106, tanto spesso teatro di incidenti da essere conosciuta come “strada della morte” – rimane sospesa. Per lunghi tratti viaggia vicinissimo al mare, in più su tutta la linea sono caduti alberi, detriti, massi, ci vorranno giorni per metterla in sicurezza. Lo stesso vale per molti degli impianti idrici e di potabilizzazione, mandati ko dalla sabbia.
Per visitare e portare la propria personale solidarietà ai luoghi colpiti dal disastro, il vescovo della diocesi di Locri-Gerace monsignor Francesco Oliva, è stato costretto a una via crucis fuori stagione. "La prevenzione deve essere un fatto permanente – ha detto facendo appello agli amministratori locali - non soltanto in alcune circostanze, perché poi i limiti e le fragilità del territorio vengono fuori nel momento opportuno. Il nostro territorio, proprio perché è fragile, ha bisogno di maggiori rispetto e di maggiore attenzione”.
Piani di prevenzione al palo
Ma piani integrati di prevenzione, regionali e nazionali, da anni non ci sono o sono al palo. Nonostante la Calabria secondo l’ultimo rapporto di Legambiente sia la seconda regione d’Italia per erosione costiera, pennelli (muri di contenimento fatti di sassi) e massicciate – denunciano gli ambientalisti – sono stati realizzati senza criterio e soprattutto senza coordinamento, finendo per svuotare alcuni pezzi di costa e sovraesporne altri. E poi c’è la piaga dell’abusivismo, che vede la Calabria sul podio dei peggiori fra le regioni cementificate a casaccio e in spregio ad ogni norma: immobili sequestrati perché costruiti praticamente sulla spiaggia sono stati sgomberati solo per l’imminente arrivo di Harry. E la misura rischia di essere solo provvisoria.
Meloni: “Vicinanza”
Per questo, passata la paura e lo sconcerto, sui social corre la rabbia fra utenti che chiedono quando le strade torneranno ad aprire, i rubinetti a pompare acqua, ma soprattutto “quando dovremo smettere di contare i danni a ogni mareggiata?”. Le parole della premier Meloni, che ieri ha assicurato “vicinanza”, e le rassicurazioni del governatore Occhiuto sull’arrivo di fondi necessari a recupero e ripristino non sono bastate. Sale sulle ferite, le prime dichiarazioni del capo della protezione civile Ciciliano, secondo cui il maltempo non ha causato “nessuna perdita, nessun ferito” e questa circostanza “mette in evidenza il buon funzionamento dei sistemi di protezione territoriali”. Eppure c’è chi ha perso tutto.
“Mancanza di una strategia pubblica”
“Le parole di circostanza diventano inaccettabili se non sono seguite da investimenti stabili nella manutenzione, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella tutela ambientale, creando lavoro utile e duraturo. Ogni risorsa sottratta a questi interventi per essere destinata ad altre grandi opere aumenta il rischio e aggrava i danni futuri”, denuncia il comitato No Ponte, che ricorda che tanto in Calabria, come in Sicilia “si attendono da mesi, quando non da anni, ristori e interventi per calamità precedenti”. Per gli attivisti, si tratta di “comunità che continuano a pagare perché si interviene solo dopo i disastri, mai prima. È questo il nodo irrisolto: la mancanza di una strategia pubblica capace di leggere il cambiamento climatico e di agire di conseguenza”.