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Crans-Montana, Jessica si autoassolve: “Avevo detto di tenere le candele in basso”

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La difesa della proprietaria del pub della strage di Capodanno in Svizzera: “Tutta colpa dei miei dipendenti”. La rabbia dei familiari delle vittime
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SION – La colpa è di tutti ma non sua. Lo è dei camerieri che portano ai tavoli le bottiglie con le candele: «Avevo detto di fare attenzione perché sono molto prudente...», dice Jessica Maric. E degli addetti alla sicurezza: «Dovevano controllare i documenti e le uscite». E di chi non ha fatto i controlli: «L’indagine deve proseguire sul Comune», scandisce uno dei suoi legali.

Pardon, madame Moretti: anche lei si sente una «vittima» di quello che è successo, come dice Jacques? La titolare del Constellation a questa domanda non risponde. Alle 8,30 entra in procura a Sion. Dieci ore di interrogatorio. Scarica ogni responsabilità. Ora tocca a lei spiegare. Chi la vede dice che all’inizio sembra un «robot». La notte di Capodanno lei è con i suoi dipendenti nel sem…

SION – La colpa è di tutti ma non sua. Lo è dei camerieri che portano ai tavoli le bottiglie con le candele: «Avevo detto di fare attenzione perché sono molto prudente...», dice Jessica Maric. E degli addetti alla sicurezza: «Dovevano controllare i documenti e le uscite». E di chi non ha fatto i controlli: «L’indagine deve proseguire sul Comune», scandisce uno dei suoi legali.

Pardon, madame Moretti: anche lei si sente una «vittima» di quello che è successo, come dice Jacques? La titolare del Constellation a questa domanda non risponde. Alle 8,30 entra in procura a Sion. Dieci ore di interrogatorio. Scarica ogni responsabilità. Ora tocca a lei spiegare. Chi la vede dice che all’inizio sembra un «robot». La notte di Capodanno lei è con i suoi dipendenti nel seminterrato del bar mentre le bottiglie di champagne con le candele vengono portate ai tavoli. Una delle bottiglie, troppo vicina al soffitto, innesca le fiamme della schiuma isolante. «Io dicevo ai ragazzi di stare attenti, di tenere le bottiglie inclinate. Ho dato direttive per non tenerle così alte», il senso della sua autodifesa. Quindi sapeva che il soffitto era pericoloso? «Suggerivo di farlo perché sono molto prudente», la sua linea. Quindi è colpa della cameriera Cyane Panine, morta nel rogo? Jessica piange parlando di lei: «Ho visto mentre cercavano di rianimarla...».

La direttrice saprà qualcosa delle uscite di sicurezza chiuse. «Era compito della vigilanza controllarle». Una delle guardie, il serbo Stefan, nell’incendio è morta per salvare i ragazzi. Un’altra è ferita. E l’uscita d’emergenza ostruita da uno sgabello? «Non l’ho vista, dev’essere stato un cliente». Sulla schiuma infiammabile ripete le parole del marito: «Jacques la comprò dieci anni fa e gli dissero che andava bene».

La moglie del “Corso” dice che i documenti dovevano controllarli i vigilantes. Perché tutti quei ragazzini nel locale? «I documenti venivano controllati. Al barista ho dato istruzioni di non servire superalcolici a chi aveva tra i 16 e i 18 anni». Un legale delle vittime ha perso un nipote nell’incendio. Fuori dalla procura dice: «Aveva 16 anni. Tre sere prima era in quel bar. Aveva bevuto così tanto da finire al pronto soccorso. I miei figli lì dentro bevevano superalcolici perché sapevano di poterlo fare».

«Sì, facevo io la selezione del personale. Non avevo fatto corsi antincendio, ma le guardie erano formate», prosegue Jessica. «Non ho colpe». E quando le fiamme sono partite «non sono scappata, sono andata a cercare aiuto». Dice di non avere foto o video di quei momenti – né di aver cancellato nulla – ma negli atti si vede lei col cellulare in mano durante lo “spettacolo” con le candele.

Sébastien Fanti, legale delle famiglie delle vittime, dice che la liberazione di Jacques (su cauzione) «per l’opinione pubblica sarà un casino». Racconta lo stato d’animo dei suoi assistiti dopo gli interrogatori: «Ho sentito grida e lacrime. Ora vogliono parlare. E anche i loro figli vogliono che vediate le ferite che hanno subito. Dobbiamo smettere di fingere che questa non sia la catastrofe che è». Un altro legale, Romain Jordan, dice: «C’è frustrazione per il fatto che non sia stato possibile porre tutte le domande. Ci sono molti punti da affrontare». Gli interrogatori di Jacques e Jessica infatti proseguiranno la settimana prossima. «È nell’interesse dell’indagine che tutti gli individui siano presenti sul banco degli imputati», prosegue Jordan. In Italia, i legali delle vittime hanno incontrato il ministro Nordio e l’avvocatura dello Stato. Avanza l’idea di un fondo comune tra Italia, Francia e Svizzera per risarcire le famiglie. Secondo l’autopsia, anche il giovane Giovanni Tamburi è morto per asfissia come Emanuele Galeppini. E solo ora il Comune di Crans intensifica i controlli nei locali anche con una ditta privata.

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