I dipendenti laici del Vaticano manifestano insoddisfazione per le condizioni di lavoro nel piccolo Stato pontificio, denunciando anche alcuni casi di vessazione, e l’ufficio responsabile per queste questioni assicura il proprio impegno per contrastare situazioni di iniquità e ingiustizia.
“Favoritismi, disparità, insicurezza”
L’insoddisfazione è stata certificata dall’Associazione dei dipendenti laici vaticani (Adlv), non un vero e proprio sindacato ma una realtà nata nel 1993, e ufficialmente riconosciuta, che dà voce ai dipendenti e ai pensionati del Vaticano. Nei giorni scorsi l’associazione ha pubblicato sul proprio sito internet i risultati di un’indagine sulle condizioni di lavoro condotta tramite questionario al quale hanno risposto 250 persone. La sintesi, come scrive la stessa Adlv, è che i dipendenti laici si sentono “insoddisfatti della crescita professionale, sfiduciati nei confronti della dirigenza, desiderosi di essere maggiormente rappresentati”. Tra i vari dati raccol…
I dipendenti laici del Vaticano manifestano insoddisfazione per le condizioni di lavoro nel piccolo Stato pontificio, denunciando anche alcuni casi di vessazione, e l’ufficio responsabile per queste questioni assicura il proprio impegno per contrastare situazioni di iniquità e ingiustizia.
“Favoritismi, disparità, insicurezza”
L’insoddisfazione è stata certificata dall’Associazione dei dipendenti laici vaticani (Adlv), non un vero e proprio sindacato ma una realtà nata nel 1993, e ufficialmente riconosciuta, che dà voce ai dipendenti e ai pensionati del Vaticano. Nei giorni scorsi l’associazione ha pubblicato sul proprio sito internet i risultati di un’indagine sulle condizioni di lavoro condotta tramite questionario al quale hanno risposto 250 persone. La sintesi, come scrive la stessa Adlv, è che i dipendenti laici si sentono “insoddisfatti della crescita professionale, sfiduciati nei confronti della dirigenza, desiderosi di essere maggiormente rappresentati”. Tra i vari dati raccolti, il 73,4% degli interpellati percepisce favoritismi, disparità di trattamento, mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri diritti, anche pensionistici, il 73% lamenta un blocco dell’avanzamento di carriera in riferimento ai livelli funzionali, e più del 56% dei colleghi denuncia di aver subito “ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe seriamente approfondito e arginato”, scrive l’associazione, “benché in Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato”.
Il nodo del “biennio”
L’associazione torna a protestare per la “sospensione del biennio”, ossia il congelamento degli scatti di anzianità biennali decisa sotto papa Francesco per arginare il deficit vaticano aumentato in particolare dopo la pandemia. Scelta che ha suscitato diffuso malumore e “per la quale si attende ancora una riparazione”.
Una questione di metodo
L’associazione dei dipendenti laici del Vaticano pone poi una questione di merito e di rapporti istituzionali. Dalla maggioranza dei rispondenti al sondaggio, infatti, “emerge la necessita di ridare dignità, voce e tutela reale ai lavoratori, attraverso rappresentanza, trasparenza, dialogo e rispetto della persona e dei suoi diritti”. In Vaticano ci sono circa 6mila dipendenti, divisi in due realtà distinte: il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e la Santa Sede, ossia i diversi dicasteri della Curia romana, dove lavora più della metà dei dipendenti.
“Non conosco casi di mobbing”
Oggi è arrivata la risposta dell’istituzione per la bocca di monsignor Marco Sprizzi, presidente dell’Ufficio del lavoro della Sede Apostolica (Ulsa). Che, in un’intervista pubblicata su Vatican News e Osservatore Romano, pur definendo “molto piccolo” il campione del sondaggio, assicura che la Santa Sede “non può accettare di avere al proprio interno situazioni di iniquità o di ingiustizia. Perciò accogliamo questi risultati e vogliamo verificarli sul piano dei singoli casi concreti e del miglioramento delle normative”. Personalmente, afferma il monsignore, “non sono a conoscenza di nessun caso di mobbing”, ma “se ci sono casi di mobbing o di abusi certamente vanno segnalati, perché le esigenze della giustizia di carattere morale nel mondo del lavoro sono prioritarie sin dalla Rerum Novarum di Leone XIII”.
Garanzie e tagli
Monsignor Sprizzi contesta l’idea di una insoddisfazione diffusa tra i lavoratori del Vaticano: “Credo che il sentimento più diffuso sia piuttosto positivo”, afferma: “Non dimentichiamo che mentre nel mondo intero e in Italia, sia in ambienti pubblici che in quelli privati, quando è scoppiata la pandemia di Covid-19 tanti hanno perso il lavoro, nella Santa Sede, pur raschiando il fondo del barile, nessuno è stato licenziato e nessuno ha visto diminuito il proprio salario. Questo i dipendenti lo sanno e sentono la gratitudine anzitutto a Papa Francesco che si è impegnato perché la pandemia, che ha fortemente ridimensionato le disponibilità economiche della Santa Sede, non ricadesse su di loro”. Poi, ammette, “è anche vero che chi detiene il controllo dei conti e verifica le esigenze di sostenibilità economica talvolta dà risposte che possono rallentare il cammino delle soluzioni. Fa parte delle regole del gioco che chi sorveglia i conti ponga a volte dei ‘paletti’. Questo però non ci deve bloccare, ma stimolare a trovare soluzioni creative anche per il reperimento dei fondi”.