Dopo cricket e burqini, a Monfalcone arriva il divieto di sedersi al porticciolo
di Alessia CanditoIn principio è stata la guerra ai centri di preghiera islamici, braccati di stabile in stabile giudicato dal Comune non idoneo. Poi i divitei. Niente velo integrale, cricket, burqini sulle spiagge, biciclette in centro. E adesso a Monfalcone, dove già sono sparite le panchine delle piazze in centro “per evitare bivacchi”, arriva anche il divieto di sedersi in riva al mare.
Negli ultimi giorni, nei pressi della scalinata del porticciolo della città, dove da anni risiede un’ampia comunità bengalese per lo più impiegata in Fincantieri e nel suo indotto, sono spuntati una serie di cartelli che vietano di sedersi sulle gradinate nel punto più a nord del Mediterraneo. Motivo? Non specificato, né annunciato formalmente, ma in Comune si sussurra “questione di sicurezza”, medesimo principio che ha ispirato i cancelli – questi sì, annunciati – nel parco pubblico e nuove telecamere.
Tra meme, battute e commenti ironici, sulle pagine social cittadine domina la perplessità. “Saluti dal punto più …
In principio è stata la guerra ai centri di preghiera islamici, braccati di stabile in stabile giudicato dal Comune non idoneo. Poi i divitei. Niente velo integrale, cricket, burqini sulle spiagge, biciclette in centro. E adesso a Monfalcone, dove già sono sparite le panchine delle piazze in centro “per evitare bivacchi”, arriva anche il divieto di sedersi in riva al mare.
Negli ultimi giorni, nei pressi della scalinata del porticciolo della città, dove da anni risiede un’ampia comunità bengalese per lo più impiegata in Fincantieri e nel suo indotto, sono spuntati una serie di cartelli che vietano di sedersi sulle gradinate nel punto più a nord del Mediterraneo. Motivo? Non specificato, né annunciato formalmente, ma in Comune si sussurra “questione di sicurezza”, medesimo principio che ha ispirato i cancelli – questi sì, annunciati – nel parco pubblico e nuove telecamere.
Tra meme, battute e commenti ironici, sulle pagine social cittadine domina la perplessità. “Saluti dal punto più a nord del Medioevo”, recita un post su una delle pagine della città. “E allora per cosa li hanno costruiti a fare?”, chiede un utente. “Ma se le gradinate sono state progettate per creare un palco fronte canale. È come dire che in un ospedale è vietato l'ingresso ai malati”, fa notare un altro. “Quindi se non ci si può sedere sui gradini si può mettere una spiaggina o una sedia tipo regista?”, l’ironica provocazione di un terzo. “Voglio proprio vedere chi impedirà un'anziana signora a sedersi”, promette battagliera un’altra. Tra i commenti, ci sono anche quelli di chi a Monfalcone non ci è nato, ma ci è arrivato per lavorare e all’amministrazione comunale suggerisce di fornire un manuale di istruzioni “su cosa possono fare o toccare, noi veniamo qui solo per lavorare”.
Sullo sfondo, rimane la guerra del centrodestra cittadino, con la Lega dell’eurodeputata Annamaria Cisint in testa, che da sindaca di Monfalcone ha costruito le sue fortune elettorali, alla presenza in città degli stranieri, per lo più bengalesi, accusati di essere punta di lancia di una presunta “invasione islamica”. Una comunità cresciuta negli anni e diventata bersaglio del centrodestra cittadino. Le accuse? Molteplici. Dal presunto dragaggio di sussidi all’altrettanto ipotetico piano di “sostituzione etnica”. Retorica incendiaria che ha dominato gli anni dell’amministrazione Cisint e che non è terminata quando “la sindaca” – ancora la chiamano così – è volata a Bruxelles.
A guidare il Comune c’è il suo ex assessore e erede designato, Luca Fasan, e lei delle “questioni di casa” non ha mai smesso di occuparsi. Adesso però la guerra rischia di terremotare non solo i rapporti interni al centrodestra nazionale e regionale, ma anche della stessa Lega. Nel mirino dell’amministrazione è finita anche Fincantieri, accusata qualche mese fa di essere “centro di caporalato islamico”.
Parole che hanno fatto saltare dalla sedia i vertici dell’azienda che della questione hanno chiesto conto pubblicamente alla Regione e a Roma (la società è controllata al 70 per cento da Cassa depositi e prestiti), che hanno entrambi (invano) tentato di correre ai ripari con incontri e riunioni.
Ma il conflitto a bassa intensità continua, l’ultimo fronte è l’ordinanza antirumore che finisce per bloccare i turni dalle 22 alle 6. È finita a carte bollate e ricorsi al Tar, ma soprattutto con una riunione urgente romana fra l'amministratore delegato del colosso navalmeccanico Pierroberto Folgiero e il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che al termine con una nota ha auspicato che "venga a stretto giro convocato un tavolo di confronto tra le parti" allo scopo di "portare avanti una concertazione flessibile, orientata al dialogo e alla crescita economica". Ma da Monfalcone (o Bruxelles) arrivano solo silenzio e nuovi divieti.