Dieci anni senza Giulio Regeni, dal rapimento alla battaglia per la verità: ecco cosa è successo
di Giuliano FoschiniSono passati dieci anni da quell’ultimo messaggio inviato alle 19.41 del 25 gennaio 2016, prima di scendere nella metropolitana di Dokki, il Cairo. E finire nel buco nero del regime di Al Sisi. Dieci in cui sono successe tante cose attorno a Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo per mano – questo sostiene la procura di Roma e dicono tutte le evidenze – del governo egiziano. Sono successe tante cose in questi dieci anni: molte le ha fatte Giulio.
Con il suo corpo straziato dalla violenza ha messo in luce davanti al mondo la verità su Al Sisi e sulle modalità di quel regime con cui l’Italia però non riesce a rompere. Con la sua testimonianza ha però raccolto una coscienza civile di un Paese che non si è voluto arrendere. E non si é arreso. Il suo non è soltanto un omicidio. Ma il racconto di un rapporto tra verità e potere, tra giustizia e ragion di Stato.
Sono passati dieci anni da quell’ultimo messaggio inviato alle 19.41 del 25 gennaio 2016, prima di scendere nella metropolitana di Dokki, il Cairo. E finire nel buco nero del regime di Al Sisi. Dieci in cui sono successe tante cose attorno a Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo per mano – questo sostiene la procura di Roma e dicono tutte le evidenze – del governo egiziano. Sono successe tante cose in questi dieci anni: molte le ha fatte Giulio.
Con il suo corpo straziato dalla violenza ha messo in luce davanti al mondo la verità su Al Sisi e sulle modalità di quel regime con cui l’Italia però non riesce a rompere. Con la sua testimonianza ha però raccolto una coscienza civile di un Paese che non si è voluto arrendere. E non si é arreso. Il suo non è soltanto un omicidio. Ma il racconto di un rapporto tra verità e potere, tra giustizia e ragion di Stato.
I giorni dopo il ritrovamento del corpo
Per capirlo basta ricostruire cosa è accaduto. Nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del corpo, l’Egitto cambia versione più volte. Prima l’incidente, poi ipotesi via via più implausibili. Un depistaggio continuo, che accompagna ogni fase iniziale dell’indagine. In Italia, intanto, la Procura di Roma apre un fascicolo e dispone una nuova autopsia: è lì che la tortura viene certificata senza ambiguità. Da quel momento il percorso giudiziario si muove su un terreno accidentato, segnato da richieste inevase, cooperazioni promesse e mai realizzate, ostacoli che sembrano costruiti per logorare il tempo e la volontà.
Le indagini italiane
Nel corso degli anni emergono i nomi, i ruoli, le responsabilità. Le indagini italiane ricostruiscono il contesto, individuano gli apparati coinvolti, delineano una catena che porta fino alla National Security Agency egiziana. Ma mentre l’accertamento dei fatti avanza, la dimensione politica e diplomatica rallenta tutto il resto. Il rapporto tra Italia ed Egitto si normalizza. La richiesta di verità viene progressivamente isolata, trattata come una variabile fastidiosa in un quadro più ampio di interessi economici e strategici.
La storia di Giulio: una battaglia civile
È qui che la storia di Giulio Regeni smette di essere solo una cronaca giudiziaria e diventa una battaglia civile. La famiglia non arretra. Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori, trasformano il dolore in una determinazione ostinata, grazie anche alla forza, il lavoro dalla loro avvocata Alessandra Ballerini. Intorno a loro si costruisce una mobilitazione che non si spegne: università, amministrazioni locali, associazioni, cittadini. Il giallo diventa un simbolo, non ornamentale ma politico. Una presenza costante che impedisce a questa vicenda di essere archiviata come una delle tante.
Il rinvio a giudizio degli 007 egiziani
Nel 2020 la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per quattro ufficiali dei servizi egiziani. Nel 2021 il processo si apre, ma viene subito fermato: gli imputati non sono stati formalmente informati delle accuse, perché l’Egitto rifiuta di notificare gli atti. È uno snodo cruciale. Il diritto di difesa, principio cardine dello Stato di diritto, viene utilizzato come scudo per garantire l’impunità. Il processo si blocca prima ancora di cominciare davvero.
Da lì parte una nuova battaglia, più sottile e più tecnica, ma non meno politica. La questione arriva davanti alla Corte costituzionale. Nel 2023 una prima decisione consente di superare l’impasse. Il processo riparte. È un passaggio storico: per la prima volta la morte di Giulio Regeni entra in un’aula penale italiana come responsabilità diretta di apparati di sicurezza stranieri. Non è la fine del percorso, ma è una vittoria del diritto. Una dimostrazione che la tenacia può piegare anche i meccanismi più rigidi dell’impunità.
Nel gennaio 2024 il processo riprende davanti alla Corte d’Assise di Roma. I genitori di Giulio parlano di un’attesa durata otto anni. Ma anche questo nuovo inizio non è definitivo. Nell’ottobre 2025 arriva un altro stop: una nuova questione di legittimità costituzionale, sollevata dalla difesa, rimanda ancora una volta la decisione. Dieci anni dopo, la verità giudiziaria non è stata ancora pronunciata. Il processo esiste, ma non è concluso.
Eppure sarebbe un errore leggere questi dieci anni come una sconfitta. Perché il fatto stesso che quel processo ci sia rappresenta qualcosa che all’inizio non appariva affatto scontato. È il risultato del lavoro dei magistrati e delle forze di polizia giudiziaria, della resilienza di una famiglia che non ha mai accettato scorciatoie, della pressione civile che ha impedito alla politica di voltarsi definitivamente dall’altra parte. È una vittoria della democrazia, nel senso più concreto del termine: la dimostrazione che il diritto può resistere anche quando tutto sembra spingerlo verso la resa.
La commemorazione e il documentario
Domenica 25 gennaio, a dieci anni esatti dal sequestro, Fiumicello Villa Vicentina torna a essere il luogo in cui questa storia si raccoglie e si rilancia. La giornata “Giulio continua a fare cose…” non è solo una commemorazione, ma un passaggio di testimone. Tra gli ospiti ci saranno, tra gli altri, Elisa, don Luigi Ciotti, Alessandro Bergonzoni, Pif ed Elly Schlein. Nel pomeriggio è prevista l’anteprima nazionale del documentario Giulio Regeni, tutto il male del mondo, che ricostruisce con rigore documentale le tappe di questa vicenda, restituendo il senso profondo di una verità inseguita contro la violenza della menzogna. Un documentario con la regia di Simone Manetti, che porta la firma di Emanuele Cava, Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e Fandango.
Alle 19.41, l’ora dell’ultimo messaggio, il minuto di raccoglimento unirà Fiumicello e molte altre città. Un gesto che si ripete da anni, uguale e necessario. Perché dieci anni dopo la storia di Giulio Regeni non è chiusa. Ha prodotto un processo, ha smascherato i limiti della ragion di Stato, ha mostrato che Davide può ancora sfidare Golia. Ma ora serve un passo ulteriore. Serve che quella verità, faticosamente portata fino alla soglia di un tribunale, trovi finalmente una conclusione. Non per chiudere una ferita, ma per dimostrare che la giustizia, quando non si arrende, può ancora arrivare fino in fondo.