La rivincita del prof che ha trasformato una scuola in azienda agricola: “Qui coltiviamo il futuro”
di Gabriella CantafioSecondo l’ultimo report di Mission Bambini, presentato per la Giornata Internazionale dell’Educazione, in Italia, un milione di minorenni vive in condizioni di povertà educativa e uno studente su dieci abbandona precocemente la scuola. I dati diventano più preoccupanti nelle periferie, ma ad invertire il trend negativo sono esempi di didattica innovativa come l’Istituto di Istruzione Superiore “Sannino-De Cillis”.
Nel quartiere periferico di Ponticelli, a Napoli, grazie a una visione educativa strategica condivisa dalla dirigente scolastica Angela Mormone e dal docente Pasquale Colella, combattono degrado sociale e dispersione scolastica coltivando futuro. Non metaforicamente: l’istituto agrario è diventato un’azienda agricola didattica con 17 ettari di terreno. Gli studenti, quotidianamente, coltivano frutta e ortaggi, allevano animali, producono olio e vino. La novità è il progetto Buatta (barattolo, in dialetto napoletano), attraverso cui curano l’intera filiera produttiva dei pomo…
Secondo l’ultimo report di Mission Bambini, presentato per la Giornata Internazionale dell’Educazione, in Italia, un milione di minorenni vive in condizioni di povertà educativa e uno studente su dieci abbandona precocemente la scuola. I dati diventano più preoccupanti nelle periferie, ma ad invertire il trend negativo sono esempi di didattica innovativa come l’Istituto di Istruzione Superiore “Sannino-De Cillis”.
Nel quartiere periferico di Ponticelli, a Napoli, grazie a una visione educativa strategica condivisa dalla dirigente scolastica Angela Mormone e dal docente Pasquale Colella, combattono degrado sociale e dispersione scolastica coltivando futuro. Non metaforicamente: l’istituto agrario è diventato un’azienda agricola didattica con 17 ettari di terreno. Gli studenti, quotidianamente, coltivano frutta e ortaggi, allevano animali, producono olio e vino. La novità è il progetto Buatta (barattolo, in dialetto napoletano), attraverso cui curano l’intera filiera produttiva dei pomodori.
Professor Colella, com’è nato quest’ultimo progetto che rientra nel vostro percorso di pedagogia della terra, rivelatosi un valido strumento per riavvicinare i ragazzi alla scuola?
«Lo scorso anno scolastico ci siamo resi conto che tra i nostri prodotti mancavano i pomodori, eccellenza della dieta mediterranea. Avevamo rimandato, titubanti per la fatica richiesta e l’impegno previsto anche in estate, quando le lezioni sono sospese, ma, grazie all’aiuto di un nostro tecnico esperto e all’entusiasmo da sempre trasmesso ai nostri alunni, abbiamo piantato mezzo ettaro di pomodori San Marzano».
Gli studenti come sono stati coinvolti?
«Abbiamo coinvolto, a rotazione, gli studenti di tutte le classi, che, dopo le lezioni in aula, si sono occupati di ogni fase, dalla preparazione del campo sino alla messa a dimora delle piantine. I momenti di socializzazione hanno reso meno pesante l’impegno fisico. Durante ogni attività agricola, i ragazzi scoprono la bellezza della lentezza e imparano a rispettare i tempi della natura».
Per la raccolta, nel mese di luglio, c’è stata la stessa partecipazione?
«Seppur volontaria, la partecipazione è stata ampia. Abbiamo raccolto 30 quintali pomodori sotto il sole. I momenti di fatica hanno rafforzato la comunità scolastica, coinvolgendo studenti con fragilità e genitori, anche i più diffidenti, che hanno riconosciuto il valore dell’istituzione scolastica».
Gli studenti si occupano anche della vendita?
«Sì, gli studenti, da Natale, nella nostra bottega gestiscono la vendita delle 10.000 Buatte di pomodori pelati e passata, con etichette conformi alla legge sulla tracciabilità create da loro. Stiamo ampliando la rete di vendita dei nostri prodotti, collaborando con associazioni e creando opportunità lavorative. I ricavi vengono reinvestiti per migliorare l’ambiente scolastico e replicare il progetto con il pomodoro del Piennolo. Inoltre, nell’agricucina, realizzata in un capannone abbandonato, i ragazzi utilizzano il pomodoro, come gli altri nostri prodotti, per preparare piatti tipici della tradizione napoletana. Inorgogliti, vedono il frutto del loro impegno servito durante la mensa o gli eventi che ospitiamo».
Rappresentate una sfida vinta con un modello educativo inclusivo e sostenibile.
«Non è stato facile, quando sono arrivato, quattro anni fa, con la dirigente, ho trovato una scuola storica in stato di abbandono e a rischio chiusura, con un alto tasso di dispersione. Percependo subito il potenziale di questo immenso polmone verde, siamo riusciti a trasformarlo in una realtà didattica e produttiva straordinaria che ospita anche un centro di biodiversità animale e ha raddoppiato le iscrizioni, con 220 nuovi alunni quest’anno. Il percorso è ancora lungo, però i nostri sacrifici, che non badano a orari o festività, vengono ripagati. Le faccio un esempio: in questi giorni, quattro studenti “ribelli”, che per punizione dovevano pulire la stalla, si sono appassionati al lavoro agricolo. È una conferma del potere delle attività educative all’aria aperta: aiutano a recuperare ragazzi con fragilità e stimolano la capacità di apprendimento, tanto che abbiamo realizzato due eco-aule in cui fare lezione in mezzo alla natura».