Addio alle bustine di ketchup e maionese: le nuove regole Ue sugli imballaggi
di Giulia BoeroAddio a contenitori e imballaggi monouso in tutti e 27 i paesi dell’Unione Europea. Bustine di ketchup e maionese, conserve, salse, zucchero, spezie. Oltre a flaconi di shampoo o creme per mani e corpo usati negli hotel. È quanto stabilito dal nuovo Regolamento europeo su imballaggi e rifiuti di imballaggio (Ppwr), approvato definitivamente dalle istituzioni comunitarie e pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Ue. La norma entrerà in vigore a partire da febbraio 2025, ma sarà destinato a diventare pienamente e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza bisogno di recepimento nazionale a partire da agosto. Più precisamente il 12 agosto, quando il Regolamento Ue 2025/40 passerà da testo normativo a obbligo operativo per le imprese. Da quel momento, via libera ai primi vincoli concreti.
Un regolamento per le politiche sull’economia circolare
Non saluteremo definitivamente tutte le bustine per ora (la stretta vera e propria scatterà dal 1° gennaio 2030), ma inizierà un pe…
Addio a contenitori e imballaggi monouso in tutti e 27 i paesi dell’Unione Europea. Bustine di ketchup e maionese, conserve, salse, zucchero, spezie. Oltre a flaconi di shampoo o creme per mani e corpo usati negli hotel. È quanto stabilito dal nuovo Regolamento europeo su imballaggi e rifiuti di imballaggio (Ppwr), approvato definitivamente dalle istituzioni comunitarie e pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Ue. La norma entrerà in vigore a partire da febbraio 2025, ma sarà destinato a diventare pienamente e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza bisogno di recepimento nazionale a partire da agosto. Più precisamente il 12 agosto, quando il Regolamento Ue 2025/40 passerà da testo normativo a obbligo operativo per le imprese. Da quel momento, via libera ai primi vincoli concreti.
Un regolamento per le politiche sull’economia circolare
Non saluteremo definitivamente tutte le bustine per ora (la stretta vera e propria scatterà dal 1° gennaio 2030), ma inizierà un percorso irreversibile che porterà al divieto dei formati monodose in plastica entro, appunto, la cifra tonda. In sostanza, i produttori dovranno adeguare materiali e formati. Mentre rimarranno consentite le soluzioni alternative: dispenser ricaricabili, bottiglie o contenitori comuni, formati riutilizzabili o a rendere. Un regolamento rientrante nel quadro più ampio del Green Deal europeo e delle politiche sull’economia circolare, che puntano a ridurre i rifiuti ancora prima che gestirli. Secondo i dati della Commissione europea, ogni cittadino dell’Unione produce in media oltre 186 chili di rifiuti da imballaggio all’anno. Una quota in costante crescita. In questa cornice, le bustine monodose – spesso non riciclabili – rappresentano uno dei principali simboli di consumo.
Disinvestire nel monouso
La prima barriera ad entrare in vigore sarà quella sui Pfas (le sostanze perfluoroalchiliche). Molti imballaggi alimentari, dalle carte oleate alle plastiche delle bustine, utilizzano queste sostanze per garantire impermeabilità a oli e liquidi. A partire da agosto, i produttori saranno obbligati ad acquistare materiali che non superino i limiti di Pfas fissati dal regolamento. E per quanto riguarda gli imballaggi, questi dovranno riportare indicazioni chiare e armonizzate a livello Ue su come smaltirlo correttamente. Senza queste informazioni, il prodotto non potrà essere venduto. In più, in termini industriali, il 2026 è il momento in cui le aziende dovranno smettere di investire in macchinari per produrre monodose in plastica. Perciò, se le macchine si romperanno, addio alla sostituzione con macchine analoghe.
L’obiettivo finale
L’impatto più visibile per i consumatori arriverà però a partire dal 1° gennaio 2030, data in cui sarà ufficialmente vietato immettere sul mercato imballaggi di plastica monouso. L’obiettivo finale dell’Unione europea è quello di ridurre i rifiuti di imballaggio del 5 per cento entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2018), fino ad arrivare a un taglio del 15 per cento entro il 2040. Come sarà possibile? Il regolamento indirizza il settore verso soluzioni di riempimento e riutilizzo. Le parole d’ordine saranno dispenser riciclabili e contenitori riutilizzabili (o, in alternativa, portati da casa). Le aziende avranno quattro anni per riprogettare servizi e forniture. Chi non rispetterà le scadenze rischierà sanzioni significative, inclusa l’impossibilità di vendere i propri prodotti nel mercato unico.