Vacanze a scelta, il presidente dei presidi: “L’idea di Santanchè non è sbagliata ma irrealizzabile”
di Giulia BoeroPer la ministra Santanchè, il tempo della rivoluzione scolastica è arrivato. Modificare il calendario annuale per agevolare il turismo fuori stagione. Tagliare, di fatto, dieci giorni di vacanze estive lasciando alle singole Regioni la libertà di redistribuire quel pacchetto a loro piacimento. Una proposta non innovativa, secondo Antonello Giannelli, dirigente tecnico del Miur e Presidente dell’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (ANP). Che potrebbe avere una sua validità educativa, ma anche dei grossi limiti.
La nuova proposta potrebbe rischiare di spostare parte dell’attività scolastica in periodi sfavorevoli da un punto di vista climatico per alcune regioni?
«Innanzitutto, non è certo una proposta nuova. E poi è un pour parler. D…
Per la ministra Santanchè, il tempo della rivoluzione scolastica è arrivato. Modificare il calendario annuale per agevolare il turismo fuori stagione. Tagliare, di fatto, dieci giorni di vacanze estive lasciando alle singole Regioni la libertà di redistribuire quel pacchetto a loro piacimento. Una proposta non innovativa, secondo Antonello Giannelli, dirigente tecnico del Miur e Presidente dell’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (ANP). Che potrebbe avere una sua validità educativa, ma anche dei grossi limiti.
La nuova proposta potrebbe rischiare di spostare parte dell’attività scolastica in periodi sfavorevoli da un punto di vista climatico per alcune regioni?
«Innanzitutto, non è certo una proposta nuova. E poi è un pour parler. Da qui alla proposta di legge è lunga. In Italia abbiamo sicuramente un’anomalia: vacanze estive eccessivamente lunghe a discapito di altri periodi più ristretti. Chi fa la proposta tiene conto, per esempio, del fatto che con una pausa estiva così lunga chi non ha altri stimoli culturali e proviene da famiglie che non possono permettersi una continuità educativa subisce un danno sull’apprendimento decisamente maggiore rispetto a chi può invece avvalersi di corsi all’estero o di altre attività pagate privatamente. In più, a soffrirne è anche il turismo. Soprattutto in inverno, in cui le vacanze sono molto corte. E poi ci sono le condizioni climatiche. In Italia d’estate le temperature sono piuttosto proibitive e le aule non ben coibentate: un problema che hanno anche altri paesi dell’area mediterranea».
Il piano sembra lasciare alle Regioni la decisione finale su come distribuire le vacanze scolastiche secondo contesti territoriali differenti. Questo non potrebbe generare ulteriore disuguaglianza territoriale?
«Questo rischio naturalmente esiste. Ci sono buone ragioni sia per il sì che per il no. Il problema è che se si vogliono far stare i ragazzi più a scuola in estate, bisognerebbe adattare le aule ai climi estivi, e la spesa è enorme. Si tratterebbe di dotare le aule di climatizzatori e impianti di condizionamento, oltre a sostenere tutte le spese elettriche. Perciò, quando si fanno delle scelte, vanno considerate anche le loro conseguenze. Cosa migliorerebbe? Cosa, invece, peggiorerebbe? Poi bisogna affrontare la scelta politica attraverso un dibattito».
Crede che il ministero dell’Istruzione abbia un quadro aggiornato della variabilità climatica, delle differenze territoriali e delle strutture scolastiche per capire come attuare una norma simile?
«Sicuramente si conoscono le condizioni climatiche del nostro Paese. Ma questa è una scelta che non compete solo il ministero, dovrebbe coinvolgere tutto il governo. Il ministero non avrebbe le risorse economiche per farlo. Bisognerebbe dirottare una bella fetta di spesa pubblica. È una scelta politica, nel senso migliore del termine. In caso contrario, rimarrà soltanto un pour parler per fare rumore mediatico».
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C’è chi sostiene che la scuola dovrebbe prima di tutto tutelare il diritto all’istruzione e non essere modellata per scopi economici, come quello turistico. Come risponde a questa critica?
«È ovvio, ma non c’è nessuna norma sul tavolo. È solo un’idea. Possono passare mesi, se non anni, prima di riuscire ad arrivare ad un disegno di legge. Per ora non lo vedo onestamente prossimo alla realizzazione. Ad ogni modo, non sospendere la scuola per tanto tempo durante l’estate avrebbe un indubbio valore dal punto di vista pedagogico. Negli ultimi anni la provincia di Bolzano aveva provato a tirare nuovamente fuori l’idea prendendo spunto da quello che si fa in Austria e in Germania. Ma anche lì, alla fine non s’è fatto nulla. Quel che è certo, è che a molti docenti piacerebbe ridistribuire le vacanze durante l’anno».
Pensa che anche la proposta avanzata in questi giorni dalla ministra Santanché finirà nello stesso modo?
«Non posso fare previsioni sulla volontà politica del governo. Indubbiamente è un’impresa difficile. Come detto, è una questione di risorse. E non mi pare che all’orizzonte ci siano grandi possibilità di recuperarne. Sono un po’ scettico a riguardo. Parlarne va bene. Poi però bisogna passare a un minimo di progettazione e programmazione, che qui sicuramente mancano».