Crans-Montana, il governo blocca l’ambasciatore: “Torna solo se Berna collabora”
di Tommaso CiriacoRoma – A sera, Giorgia Meloni fissa gli estremi della sfida alle autorità elvetiche. Lo fa dopo aver ricevuto a Palazzo Chigi l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, da poco richiamato a Roma per protestare contro il rilascio su cauzione di Jacques Moretti, il proprietario del locale Constellation. La premier fa mettere nero su bianco un comunicato che riassume i termini delle richieste italiane, dopo la strage di Crans-Montana del primo gennaio: «È stato deciso — si legge nella nota del governo — di subordinare il rientro in Svizzera dell’ambasciatore all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità».
Roma – A sera, Giorgia Meloni fissa gli estremi della sfida alle autorità elvetiche. Lo fa dopo aver ricevuto a Palazzo Chigi l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, da poco richiamato a Roma per protestare contro il rilascio su cauzione di Jacques Moretti, il proprietario del locale Constellation. La premier fa mettere nero su bianco un comunicato che riassume i termini delle richieste italiane, dopo la strage di Crans-Montana del primo gennaio: «È stato deciso — si legge nella nota del governo — di subordinare il rientro in Svizzera dell’ambasciatore all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità».
Sono i paletti italiani. La pressione che Roma intende esercitare sulla controparte svizzera. Motivata da quella che fonti meloniane non esitano a definire rabbia: la presidente del Consiglio è infuriata con le autorità elvetiche, sospettate di non aver fornito finora risposte adeguate alle richieste italiane. Di più: la sensazione è di un’azione dilatoria, a cui Meloni avrebbe deciso di opporre una reazione tanto aspra.
Prima di recarsi dalla presidente del Consiglio, l’ambasciatore viene ricevuto alla Farnesina dal ministro degli Esteri. I due ragionano delle azioni da intraprendere dopo la scarcerazione del proprietario del locale distrutto dall’incendio nel quale hanno perso la vita 40 persone, tra cui sei italiani. A Palazzo Chigi, poi, Cornado non si confronta soltanto con Meloni, ma anche con il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano e con l’avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli. Sul tavolo resta sempre anche l’opzione più dura, annunciata alcuni giorni fa: la costituzione del governo come parte civile nel processo. L’avvocatura serve però anche a fornire pareri giuridici sui profili di collaborazione tra i due Paesi.
L’azione diplomatica scelta da Meloni non resterà priva di conseguenze nel rapporto tra i due Paesi confinanti. Una scelta ovviamente appoggiata da Antonio Tajani, che per primo si è esposto sul dossier. Ma anche un nodo attorno al quale proprio la Farnesina ha sempre fatto presente un dato da non sottovalutare: in Svizzera risiedono tradizionalmente molti italiani, spesso con doppio passaporto. L’obiettivo è evitare strappi definitivi, visto il livello di interconnessione tra i due Paesi. E però, Meloni sembra decisa a insistere. Lo è per almeno due ragioni. La prima deriva dalla mancanza di risposte delle autorità elvetiche. Un atteggiamento che ha molto indispettito la premier. La seconda risiede nel sostegno popolare alla linea dura sulla vicenda di Crans-Montana, certificata nei giorni scorsi dai sondaggi.
Proprio ieri, la procura di Roma ha fatto sapere di essere pronta ad inviare un team di investigatori — composto da agenti della squadra mobile — per affiancare gli omologhi svizzeri. Una richiesta già presente nella rogatoria trasmessa alcuni giorni fa ai magistrati di Sion. L’obiettivo dei pm di Roma resta quello di recarsi in Svizzera entro febbraio per incontrare le toghe locali.