Crans-Montana – A metà dicembre i pannelli fonoassorbenti, innesco della strage di Capodanno, già cadevano dal soffitto del seminterrato del Constellation. Il locale ha appena riaperto, Jacques Moretti in quei giorni è assente. Viene informato via smartphone dal suo nuovo barista francese, Gaston, a cui ordina di provare a riattaccarli «in qualche modo». È lui a suggerire di incollarli, tenendoli poi puntellati contro il soffitto con pacchi di tovaglioli e stecche da biliardo, posizionate sugli sgabelli del bar. Sa che nel locale da «almeno dieci anni» gli spettacoli con le bottiglie scintillanti sono la regola. Ha appena acquistato candele luminose più lunghe per le feste: conosce il pericolo di un incendio. Per la procura di Sion è la prima prova, contenuta in video ora agli atti, della consapevolezza di Jacques del potenziale rischio di un rogo lasciato correre a clienti e dipendenti.
Crans-Montana, i messaggi …
Crans-Montana – A metà dicembre i pannelli fonoassorbenti, innesco della strage di Capodanno, già cadevano dal soffitto del seminterrato del Constellation. Il locale ha appena riaperto, Jacques Moretti in quei giorni è assente. Viene informato via smartphone dal suo nuovo barista francese, Gaston, a cui ordina di provare a riattaccarli «in qualche modo». È lui a suggerire di incollarli, tenendoli poi puntellati contro il soffitto con pacchi di tovaglioli e stecche da biliardo, posizionate sugli sgabelli del bar. Sa che nel locale da «almeno dieci anni» gli spettacoli con le bottiglie scintillanti sono la regola. Ha appena acquistato candele luminose più lunghe per le feste: conosce il pericolo di un incendio. Per la procura di Sion è la prima prova, contenuta in video ora agli atti, della consapevolezza di Jacques del potenziale rischio di un rogo lasciato correre a clienti e dipendenti.
Crans-Montana, i messaggi audio di Moretti al collaboratore: "Dimmi se la schiuma cade dal soffitto"
«Gaetan — dice Moretti riferendosi alle stecche — prova toglierne una e vedi se la schiuma cade o no, perché ho usato una colla che non conosco. Se si stacca dovremo lasciare i puntelli lì purtroppo». Seguono altri messaggi, poi un nuovo video. «Ok ne metteremo altri — dice Moretti annunciando la necessità di aggiungere pannelli fonoassorbenti — sembra niente male, togliete le stecche per favore».
Nelle istruzioni, la conferma che già in precedenza Jacques aveva dovuto mettere mano alla schiuma che penzolava nel vuoto, bruciata infine in pochi secondi. Riprese salvate sul cellulare del barista, gravemente ustionato e rimpatriato: a inviarle il padre Jean-Michel, ora testimone-chiave. «Mio figlio aveva iniziato la stagione il primo dicembre — il suo racconto — ma dopo una settimana mi ha detto che sarebbe rientrato subito. Il locale era gestito male, al bar giravano troppo minorenni, senza controlli». Lo stesso Moretti, interrogato, conferma i suoi sospetti: i pannelli acquistati da Hornbach non erano ignifughi. «Avevo visto che bruciavano — mette a verbale — ho preso una fiamma per verificare l’effetto sulla schiuma, subito perforata. Fumo e odore acre mi hanno stordito». Punta il dito contro David Vocat, capo dei di vigili del fuoco. «Ha fatto controlli sulla sicurezza antincendio nel 2018 e nel 2019 — dice — ma da lui non sono arrivate osservazioni». Stesso trattamento riservato al responsabile comunale dei collaudi, mai effettuati dopo la ristrutturazione del 2015: il nuovo Constel viene inaugurato senza alcun test. «Avevo invitato il capo — dice Jacques — mi ha detto che sarebbe passato lungo l’inverno: mai più visto». Assieme a Jessica, nei verbali, Moretti scarica ogni responsabilità della strage. Figura cruciale il cameriere Adrien, accusato di aver sbarrato l’uscita di servizio, usata per emergenza, chiudendo il chiavistello montato a due metri d’altezza. «Il nostro chef al Vieux Chalet — assicura Jessica — mi ha detto che è tornato precipitosamente in Francia perché si sentiva in colpa». Il diretto interessato smentisce: «Dovevo passare con il secchiello del ghiaccio — dice — ma quella porta era già chiusa».
Crans, le immagini dei pannelli infiammabili del soffitto tenuti con le stecche da biliardo
Giallo anche su video interni e telecamere di sorveglianza esterne. Il circuito privato del Constellation risulta disattivato all’improvviso all’1.23 della notte di Capodanno: cinque minuti prima del rogo. Solo i coniugi Moretti potevano accedere al sistema da remoto, controllando il loro locale via cellulare. Stesso buco nelle immagini delle telecamere comunali, due proprio all’esterno del Constellation. Le riprese tra mezzanotte e le sei del mattino risultano cancellate a metà gennaio. Reset automatico, in situazioni normali: in caso di criticità la legge impone invece di conservarle per cento giorni. Municipio e procura si rimpallano la colpa del mancato salvataggio.
Il film del massacro è così nei cellulari di testimoni, vittime e feriti: centinaia di video, al vaglio dei magistrati. Tra le immagini, la conferma dei rilievi dei tecnici della polizia criminale dell’Istituto forense di Zurigo. La notte del massacro, il Constellation era una sorta di arsenale: oltre cento candele luminose, botti, sacchi di petardi e lanciarazzi. Tutto custodito nell’ufficio di Jessica. «Non so da dove siano arrivati — dice Jacques — forse li ha introdotti di nascosto qualche cliente». Dalla procura filtra irritazione anche per la sua scarcerazione, decisa venerdì scorso dal tribunale delle misure coercitive. Lunedì 19 la procuratrice Béatrice Pilloud, nella bufera per il ritardo dell’arresto motivato dal pericolo di fuga, aveva espresso il suo parere negativo. Opposizione motivata: l’interrogatorio del detenuto «non è terminato, ma solo sospeso perché Moretti si è detto stanco ed esaurito». Risultato: Jacques è tornato libero, con obbligo di firma e senza passaporto, dietro il versamento di una cauzione da 200 mila franchi sul conto di uno dei suoi difensori.