Più università in classifica, ma in posizioni più basse. La fotografia estremamente sintetica della situazione italiana che emerge dal QS World University Rankings: Europa 2026 appena pubblicato da QS Quacquarelli Symonds, esperto globale nel campo della formazione universitaria, è un panorama in bianco e nero.
Qualche esempio: dopo essere entrata nella top 100 mondiale, il Politecnico di Milano rimane sì l'università italiana con il punteggio più alto nella classifica europea ma scende di sette posizioni al 45simo posto. L'Alma Mater Studiorum di Bologna esce dalla top 50, passando dal 48esimo al 59esimo posto. Sapienza, la prima università romana, si colloca al terzo posto, comunque tra i primi cento atenei.
Andando a vedere più nel dettaglio, nel complesso, delle 51 università italiane precedentemente classificate, 14 salgono nella classifica e 35 scendono, mentre due rimangono stabili nelle loro posizioni o fasce. …
Più università in classifica, ma in posizioni più basse. La fotografia estremamente sintetica della situazione italiana che emerge dal QS World University Rankings: Europa 2026 appena pubblicato da QS Quacquarelli Symonds, esperto globale nel campo della formazione universitaria, è un panorama in bianco e nero.
Qualche esempio: dopo essere entrata nella top 100 mondiale, il Politecnico di Milano rimane sì l'università italiana con il punteggio più alto nella classifica europea ma scende di sette posizioni al 45simo posto. L'Alma Mater Studiorum di Bologna esce dalla top 50, passando dal 48esimo al 59esimo posto. Sapienza, la prima università romana, si colloca al terzo posto, comunque tra i primi cento atenei.
Andando a vedere più nel dettaglio, nel complesso, delle 51 università italiane precedentemente classificate, 14 salgono nella classifica e 35 scendono, mentre due rimangono stabili nelle loro posizioni o fasce. E quest'anno sono 14 gli atenei che si sono aggiunti (+27%). Tra questi, l'Università di Cagliari occupa il posto più alto, posizionandosi al 482esimo posto, mentre l'Università di Cassino e del Lazio Meridionale occupa il 491esimo posto.
Sebbene, rispetto alla scorsa edizione, nessuna nuova università italiana sia entrata nella top 50 o nella top 100 oltre a quelle già presenti, Tor Vergata è riuscita a entrare nella top 150, guadagnando 17 posizioni e raggiungendo il 150esimo posto.
L'Università di Catania è invece l'istituto italiano che ha registrato il miglioramento più significativo, salendo di ben 56 posizioni e piazzandosi al 301esimo posto. Segue l'Università di Genova, che sale di 20 posizioni e si piazza al 204esimo posto.
Italia quarta, primo il Regno Unito
Resta il fatto che l’Italia è il quarto paese europeo più rappresentato, con 65 università classificate all’interno del QS World University Rankings: Europe 2026 che comprende in tutto 958 atenei di 42 paesi e territori. In testa c’è il Regno Unito con 129 università, di cui sette tra le prime dieci in Europa e Oxford incoronata regina. Seguono la Turchia (107) e la Germania (102). Francia e Svizzera sono gli unici altri paesi rappresentati nella top 10.
Secondo Nunzio Quacquarelli, fondatore e presidente di QS, "l'Italia è uno dei motori della ricerca in Europa, con un'intensa produzione accademica”. E questo si vede dal numero di articoli pubblicati per ricercatore. Ben 11 università figurano tra le prime 50 della regione per questo indicatore, il secondo numero più alto in Europa dopo la Germania. Quando ci si sposta dall’indicatore di quantità a quello di qualità, ovvero di impatto, la classifica restituisce invece risultati meno generosi.
“L’Italia – prosegue Quacquarelli - sta rafforzando la sua impronta accademica a livello globale, offrendo uno dei più alti numeri di programmi di insegnamento in inglese in Europa, mentre il Politecnico di Milano ha fatto passi da gigante lo scorso anno entrando nella top 100 della classifica mondiale delle università QS, a testimonianza della crescente competitività istituzionale".
Italia peggiore esportatore di studenti in Europa
Tuttavia, questo successo rivela un paradosso significativo. L'Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, secondo lo scambio studentesco in uscita, con più università nella top 5 e nella top 50 di questo indicatore rispetto a qualsiasi altro paese. Nel frattempo, nessuna università italiana compare nella top 100 per la proporzione di docenti e studenti internazionali, a dimostrazione di un sistema che invia i talenti all'estero con più successo di quanto ne attiri.
Questo squilibrio riflette un più ampio allarme demografico ed economico: l'Italia ha perso quasi 100.000 laureati di età compresa tra i 25 e i 35 anni nell'ultimo decennio, una tendenza che, si legge nel report, secondo il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta, “unita al calo dei tassi di natalità, potrebbe rappresentare una minaccia diretta alla produttività e alla crescita. Per l'Italia, la sfida consiste nel trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e fidelizzazione dei talenti”.