Crans-Montana – I coniugi Moretti non sono più i soli imputati per la strage di Capodanno. A quasi un mese dall’incendio la procura di Sion allarga l’inchiesta al municipio di Crans-Montana. Il primo indagato è uno degli ex responsabili della sicurezza: messo sotto inchiesta per i mancati controlli dentro Le Constellation a partire dal 2019. Ad ammettere le omissioni, lo stesso sindaco Nicolas Féraud, per ora non incriminato.
A confermare l’indagine sul funzionario, Ken Jacquemoud, rimasto in carica fino al 2021 e che con controlli annuali avrebbe dovuto vigilare su misure di sicurezza e antincendio, il suo avvocato David Aioutz: fissato il 9 febbraio l’interrogatorio. L’allargamento dei procedimenti penali, filtra dalla procura, non è destinato a fermarsi. L’elenco si allungherà presto. Gli avvocati, a partire dall’unico che difende Jacques Moretti, hanno il diritto di partecipare a tutte le deposizioni: l’istruttoria promette di durare mesi.
A innescare il disastro sarebbe stata u…
Crans-Montana – I coniugi Moretti non sono più i soli imputati per la strage di Capodanno. A quasi un mese dall’incendio la procura di Sion allarga l’inchiesta al municipio di Crans-Montana. Il primo indagato è uno degli ex responsabili della sicurezza: messo sotto inchiesta per i mancati controlli dentro Le Constellation a partire dal 2019. Ad ammettere le omissioni, lo stesso sindaco Nicolas Féraud, per ora non incriminato.
A confermare l’indagine sul funzionario, Ken Jacquemoud, rimasto in carica fino al 2021 e che con controlli annuali avrebbe dovuto vigilare su misure di sicurezza e antincendio, il suo avvocato David Aioutz: fissato il 9 febbraio l’interrogatorio. L’allargamento dei procedimenti penali, filtra dalla procura, non è destinato a fermarsi. L’elenco si allungherà presto. Gli avvocati, a partire dall’unico che difende Jacques Moretti, hanno il diritto di partecipare a tutte le deposizioni: l’istruttoria promette di durare mesi.
A innescare il disastro sarebbe stata una colla altamente infiammabile. Pochi dubbi ormai per la polizia criminale dell’Istituto forense di Zurigo, che ha svolto i rilievi nel locale bruciato, e per la procuratrice aggiunta Catherine Seppey, che guida l’inchiesta. Dalle analisi della scientifica emerge che l’adesivo, applicato per fissare i pannelli fonoassorbenti al soffitto in cemento del seminterrato, ha «una classe di infiammabilità estremamente elevata». Secondo gli inquirenti è stato questo strato di mastice a presa rapida e per calcestruzzo a scatenare il flashover che in pochi istanti ha distrutto il locale.
I tecnici elvetici rivelano di aver isolato le tracce di un «super collante ciano-acrilico». Riscaldato oltre i cento gradi si è trasformato nella miccia «di vapori esplosivi e tossici». Sulle confezioni di questo genere di adesivi il pericolo è chiaramente evidenziato. Nel seminterrato del Constellation, dopo che le candele scintillanti hanno perforato la schiuma fonoassorbente, la temperatura è schizzata a seicento gradi. Di qui “l’esplosione” descritta dai superstiti: preceduta da una pioggia di gocce incandescenti e dalla nube di devastanti fumi tossici. A colare dai pannelli, non la schiuma fonoassorbente, ma corrosiva colla liquefatta. Negli interrogatori di Jacques e Jessica Moretti la procura ha insistito sulle riparazioni al controsoffitto bruciato. A confermarle, i videomessaggi tra Jacques e il barman francese Gaston T., incaricato a metà dicembre di «risolvere in qualche modo» il guaio dei pannelli staccati del soffitto. È Jacques ad averli incollati, con un nuovo adesivo «che non conosco e che non ho mai usato prima». Il 12 dicembre quella che definisce «normale manutenzione». Nei verbali giustifica così la strana violenza delle fiamme: «Forse la schiuma era impregnata di alcol e di polvere». A insospettire gli investigatori, il fatto che nel locale gli spettacoli pirotecnici erano la regola «da un decennio»: solo un paio i piccoli roghi, subito domati dai clienti. A Capodanno quelle stesse fiamme sono state invece incontenibili e devastanti: a fare la differenza, lo strato adesivo spalmato per tamponare l’emergenza. Le tracce delle sostanze velenose sono ora al vaglio dei tossicologi forensi che analizzano i campioni di tessuti organici prelevati da vittime e feriti.
La scarcerazione di Jacques, a due sole settimane dall’arresto, resta al centro delle tensioni. Il tribunale delle misure coercitive, contro il parere della procura, ha considerato che 200 mila franchi di cauzione, versati sul conto dell’avvocato Patrick Michod, siano «congrui per scongiurare il pericolo di fuga». Tra le valutazioni, il blocco di conti correnti e immobili, pur ipotecati, dei Moretti: il via libera dell’antiriciclaggio e il fatto che, da latitante, Jacques abbandonerebbe la moglie coimputata e i due figli piccoli. A rassicurare, anche i recenti legami di affari tra Moretti e il suo benefattore, connessi con la ristorazione: oltre alla reputazione dell’uomo che ha preteso l’anonimato. Il suo nome, tra Crans, Ginevra e il Ticino, lo pronunciano in molti. Con un patrimonio personale da 1,5 miliardi di franchi, risulta associato a un marchio globale del lusso. Collezionista d’auto d’epoca, assieme a Jacques ha partecipato a due rally in Corsica: proprio l’isola dei Moretti, origine della loro tragica parabola. In Francia il vorticoso giro di prestiti e investimenti era finito già nel 2021. A rivelarlo, il quotidiano Le Chanard Enchaine. Il Crédit Lyonnais chiese il rimborso di tre mutui, per un totale di 1,1 milioni di euro: concessi ai Moretti tra il 2015 e il 2019 per acquistare e ristrutturare un appartamento a Parigi e una villa in Corsica. Causa della rottura, il sospetto che i documenti forniti dai coniugi fossero falsi e i ritardi nel saldo delle rate. Per evitare il crack i Moretti furono costretti a vendere il monolocale parigino: emerse che Jessica, grazie al Constellation, dichiarava redditi per circa 14 mila euro al mese. Jacques ricavava 6873 euro mensili di pensione d’invalidità, più 31.241 all’anno di indennizzo dalle assicurazioni Generali. Sul loro conto, oggi, 500 euro.