Crans, quarto indagato per il rogo: è il responsabile per la sicurezza del Comune
dal nostro inviato Giampaolo VisettiCrans-Montana – Municipio sotto assedio a Crans-Montana e caserma della polizia piena a Sion. La procura accelera e allarga l’inchiesta sulla strage di Capodanno. Ritardo irreparabile: abbandonato causa pressione internazionale. Dopo Jacques e Jessica Moretti, proprietari del discobar Le Constellation, il livello delle indagini si alza ai responsabili dei mancati controlli nel locale. Due gli indagati dalla procuratrice aggiunta Catherine Seppey. Il primo è Christophe Balet, capo di sicurezza pubblica e antincendio del Comune: vigile del fuoco, lunga esperienza in molte località del Vallese, dal 2024 avrebbe dovuto garantire la vigilanza nei locali pubblici di Crans. La notte del massacro era in servizio e ha coordinato i soccorsi: il 3 gennaio, dopo solleciti ignorati, è stato lui a inviare in procura la documentazione urbanistica e amministrativa del Constellation. Sul sito del Comune, in un video, pochi mesi fa esultava: «Nella protezione antincendio siamo all’avanguardia».
Crans-Montana – Municipio sotto assedio a Crans-Montana e caserma della polizia piena a Sion. La procura accelera e allarga l’inchiesta sulla strage di Capodanno. Ritardo irreparabile: abbandonato causa pressione internazionale. Dopo Jacques e Jessica Moretti, proprietari del discobar Le Constellation, il livello delle indagini si alza ai responsabili dei mancati controlli nel locale. Due gli indagati dalla procuratrice aggiunta Catherine Seppey. Il primo è Christophe Balet, capo di sicurezza pubblica e antincendio del Comune: vigile del fuoco, lunga esperienza in molte località del Vallese, dal 2024 avrebbe dovuto garantire la vigilanza nei locali pubblici di Crans. La notte del massacro era in servizio e ha coordinato i soccorsi: il 3 gennaio, dopo solleciti ignorati, è stato lui a inviare in procura la documentazione urbanistica e amministrativa del Constellation. Sul sito del Comune, in un video, pochi mesi fa esultava: «Nella protezione antincendio siamo all’avanguardia».
Il 6 febbraio, alla presenza del suo avvocato Nicolas Rivard, dovrà giustificare proprio il collasso di sicurezza e antincendio. Non una sola ispezione, come ammesso dal sindaco Nicolas Féraud, a partire dal 2019. Per la legge devono essere annuali. Anticipata la sua difesa: «Qui in paese i locali pubblici sono troppi, gli addetti ai controlli troppo pochi». Agli atti, un’altra verità: 128 locali, 40 ispezioni all’anno.
Il secondo funzionario indagato è Ken Jacquemoud, pure lui vigile del fuoco, in servizio nel municipio tra il 2017 e il 2024: prima a capo della sola sicurezza pubblica, poi anche dell’antincendio. Oggi, con lo stesso ruolo, lavora per il Comune di Val d’Illiez. Risulta però anche a capo dell’AEAI: potente ente inter-cantonale con sede a Berna, emana le linee guida sulla protezione antincendio. È tenuto a vigilare sulla loro applicazione. A pretenderne l’interrogatorio, l’avvocato Mickael Guerra, che difende alcune famiglie travolte dal dramma. «Come ex responsabile dei controlli e per la sua posizione – si legge nella richiesta alla procura – Jacquemoud potrà riferire molto sulle verifiche dentro il locale incriminato». Il suo legale David Aioutz, da Friburgo si limita a confermare «un ordine di comparire senza formulazione di un reato». Lapidario Jacquemoud: «Non dico niente».
La sua deposizione è in agenda per l’8 febbraio: prima di lasciare l’incarico a Balet, è stato lui a effettuare gli ultimi sopralluoghi dentro Le Constellation tra il 2018 e il 2019. Resta una lunga serie di solleciti a mettere il locale a norma: uscite d’emergenza, capienza massima, misure antincendio, formazione del personale, materiali ignifughi. Tutto rimasto lettera morta. «Siamo solo all’inizio – dice l’avvocato Romain Jordan, che rappresenta una ventina di famiglie colpite – quando non fai il tuo dovere per anni, la negligenza non si può circoscrivere a un paio di funzionari». La procura lascia capire che, sentiti i dirigenti, toccherà presto ai politici, tutti vicini al sindaco Féraud. Tre consiglieri comunali delegati alla sicurezza, tra il 2017 e il 2025, hanno già preso contatto con i propri avvocati. Il primo è Thibaud Beytrison, ex capo dei pompieri e oggi nel cda di una società privata che monitora l’antincendio su incarico degli enti pubblici. Il secondo è Kevin Barras, in carica tra il 2021 e il 2024, compagno del partito liberale radicale del sindaco. Il terzo è Patrick Clivaz, pure ex capo dei pompieri, “assessore” comunale alla sicurezza in carica e braccio destro di Féraud. «Riserverà le sue dichiarazioni – dicono i suoi due difensori – al pubblico ministero».
Clima rovente: martedì la procura ha respinto la richiesta del Comune di essere parte nel processo, per assistere agli interrogatori e accedere agli atti. «Ci sono ragioni per ritenere – la dura motivazione – che il municipio abbia violato le norme che lo rendono responsabile di vita e incolumità dei clienti del locale». Dieci giorni per impugnare il rifiuto. Sentito chi avrebbe dovuto vigilare e non l’ha fatto, i magistrati riprenderanno gli interrogatori dei Moretti, sospesi «per stanchezza» degli imputati. Finora hanno scaricato ogni colpa su Comune, dipendenti e fornitori. Jacques è atteso dai magistrati l’11 febbraio, Jessica il 10. Assieme all’avvocato Patrick Mochod, nella caserma della polizia di Sion ha assistito ieri alla testimonianza di Lea, ex cameriera. È suo il video del Capodanno 2019: si sente un altro collega gridare due volte «attenti alla schiuma», mentre clienti e altri dipendenti alzano candele scintillanti verso i pannelli fonoassorbenti bruciati un mese fa.
Attesa oggi la testimonianza del cameriere che aveva lanciato l’allarme: rivelando la consapevolezza del pericolo. Nell’inchiesta anche i crediti facili ottenuti dai Moretti. In Francia il Crédit Lyonnaise, scoperto che i documenti presentati dalla coppia a garanzia dei mutui erano falsi, nel 2021 ha chiuso i rubinetti. In Svizzera invece, tra il 2020 e il 2024, da tre banche hanno ottenuto 5,5 milioni di franchi per costruire il piccolo impero delle feste a Crans-Montana. I magistrati, alla luce di redditi dichiarati modesti, vogliono scoprire chi abbia garantito i prestiti alla coppia: se il generoso mecenate sia lo stesso anonimo che ha versato i 200 mila franchi di cauzione per liberare Jacques dopo due sole settimane di carcere