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Cutro, niente telecamere nell'aula del processo per i mancati soccorsi. E scoppia la polemica

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Il tribunale nega l’autorizzazione alle riprese all’avvio del dibattimento nei confronti di sei ufficiali della Guardia costiera e della Guardia di finanza imputati per il naufragio del caicco in cui morirono più di cento migranti. Gli avvocati protestano
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“Risulta indispensabile garantire il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria dibattimentale”. Così scrive il presidente del collegio Alfonso Scibona nel motivare l’ordinanza con cui ha negato l’ingresso delle telecamere e dei fotografi nell’aula del tribunale di Crotone dove oggi, a quasi tre anni dal naufragio di Cutro, si apre il processo per i mancati soccorsi.

Sul banco degli imputati sei tra ufficiali e sottufficiali della Guardia costiera e della Guardia di finanza accusati di naufragio colposo ed omicidio colposo plurimo per non avere attivato, in una notte di meteo estremo, il monitoraggio dell’imbarcazione in arrivo dalle coste della Turchia che, se intercettata in tempo, avrebbe potuto forse essere messa in sicurezza prima del tragico impatto sulla secca di Steccato di Cutro.

Diversi i media, anche internazionali, che avevano chiesto di poter essere presenti in aula con le telecamere ma, a differenza di quanto accaduto per i processi che hanno visto imputati gli scafi…

“Risulta indispensabile garantire il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria dibattimentale”. Così scrive il presidente del collegio Alfonso Scibona nel motivare l’ordinanza con cui ha negato l’ingresso delle telecamere e dei fotografi nell’aula del tribunale di Crotone dove oggi, a quasi tre anni dal naufragio di Cutro, si apre il processo per i mancati soccorsi.

Sul banco degli imputati sei tra ufficiali e sottufficiali della Guardia costiera e della Guardia di finanza accusati di naufragio colposo ed omicidio colposo plurimo per non avere attivato, in una notte di meteo estremo, il monitoraggio dell’imbarcazione in arrivo dalle coste della Turchia che, se intercettata in tempo, avrebbe potuto forse essere messa in sicurezza prima del tragico impatto sulla secca di Steccato di Cutro.

Diversi i media, anche internazionali, che avevano chiesto di poter essere presenti in aula con le telecamere ma, a differenza di quanto accaduto per i processi che hanno visto imputati gli scafisti tutti già condannati e in carcere, questa volta i giudici hanno detto no alle riprese. Adducendo, come motivazione, che la presenza in aule delle tv piuttosto che documentare con rigore lo svolgimento del processo, rischia di turbarne la serenità. Secondo il tribunale il diritto di cronaca “può essere soddisfatto, oltre che con l'accesso in aula dei giornalisti, anche dalla fono e videoregistrazione "ufficiale" delle attività processuali eseguita dal personale tecnico in servizio presso il Tribunale”.

Una decisione alla quale, oggi, in apertura di udienza i difensori dei familiari delle vittime e dei superstiti si opporranno. “Chiederò al Tribunale di tornare sui suoi passi – dice l’avvocato Francesco Verri – Credo che il processo per il naufragio di Steccato di Cutro sia esattamente il caso in cui si manifesta ‘un interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento’ che permette al giudice di autorizzare le videoriprese persino senza il consenso delle parti. Non solo il pubblico di tutto il mondo vuole sapere tutto ciò che succederà in aula ma lo esigono anche le centinaia di familiari delle vittime che vivono in Afghanistan, Stati Uniti, Germania, Olanda e non potranno assistere alle udienze. La loro esigenza si aggiunge alla necessità di rispettare nel modo più ampio il diritto di cronaca”

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