Maturità, il prof Barbasophia: “Filosofia grande esclusa. Spero ora non venga messa in soffitta”
di Viola GiannoliProfessore, ha visto? Tra le materie d’esame al classico e allo scientifico non c’è la filosofia.
«La grande esclusa! Un po’ mi spiace. Speriamo sia presente nella mente degli studenti. Ma l’assenza della filosofia mi sembra un’occasione mancata».
Matteo Saudino, professore di storia e filosofia in un liceo di Torino e ideatore di “Barbasophia”, il canale Youtube in cui da dieci anni racconta pensieri, pensatori e pensatrici che è diventato anche il suo nome d’arte, risponde al telefono a metà giornata. Giusto il tempo di dare uno sguardo al decreto Maturità e accorgersi che dove insegna i maturandi non affronteranno la filosofia.
C’è però molta storia all’orale.
«E questa mi pare una buona notizia: una delle discipline più amate, odiate, discusse, controverse. Mi auguro che da qui a fine maggio sia la volta buona per approfondire il più possibile la storia del Novecento, un passato prossimo decisivo per i ragazzi per capire il nostro presente».
Filosofia è prevista invece ai licei ar…
Professore, ha visto? Tra le materie d’esame al classico e allo scientifico non c’è la filosofia.
«La grande esclusa! Un po’ mi spiace. Speriamo sia presente nella mente degli studenti. Ma l’assenza della filosofia mi sembra un’occasione mancata».
Matteo Saudino, professore di storia e filosofia in un liceo di Torino e ideatore di “Barbasophia”, il canale Youtube in cui da dieci anni racconta pensieri, pensatori e pensatrici che è diventato anche il suo nome d’arte, risponde al telefono a metà giornata. Giusto il tempo di dare uno sguardo al decreto Maturità e accorgersi che dove insegna i maturandi non affronteranno la filosofia.
C’è però molta storia all’orale.
«E questa mi pare una buona notizia: una delle discipline più amate, odiate, discusse, controverse. Mi auguro che da qui a fine maggio sia la volta buona per approfondire il più possibile la storia del Novecento, un passato prossimo decisivo per i ragazzi per capire il nostro presente».
Filosofia è prevista invece ai licei artistici e musicali e coreutici.
«Allora non è sparita del tutto. L’estetica potrà unirsi al meglio con le discipline artistiche».
Cosa pensa del nuovo orale con sole quattro materie?
«Non mi entusiasma: dopo più di un decennio di interdisciplinarietà, di connessioni, di pensiero complesso, dell’idea di sapersi muovere tra più argomenti e più materie, si è tornati un esame-interrogazione. Insomma, si è abbandonata, senza consultare gli insegnanti, una via su cui ci siamo formati per anni».
C’è il rischio che da domani nella sua classe la filosofia o le scienze o l’inglese finiscano in soffitta per concentrarsi sulle altre materie?
«Sì, questo è un rischio oggettivo. È normale che i ragazzi vorranno concentrarsi sulle materie d’esame ed è anche normale che magari qualche prof ceda le proprie ore a un altro per favorire la preparazione. Sta molto anche a noi insegnanti dare peso alle singole materie perché non è solo questione di esami e di voti. Certo questo è un ragionamento complesso: se per anni ti muovi solo con l’idea della media da prendere, è difficile poi trasmettere il messaggio che si studia per la bellezza dello studio».
È un ritorno al passato questa maturità? Lei quale ha fatto?
«Ah, a me non dicevano mica prima quale materia sarebbe uscita o quale argomento. I ragazzi forse si troveranno meglio con questo modello, ma viene meno l’opportunità di un colloquio multidisciplinare. Già cambiare il nome è un ritorno al passato, il passato è rassicurante».
Intende: passare da “esame di Stato” a “esame di maturità”, come ha voluto il ministro Valditara?
«Sì. È vero che siamo affezionati al nome “maturità”, ci ricorda quando eravamo giovani, ma “esame di Stato” è un modo più laico per affrontare questa prova. Io non vado a vedere se uno studente è maturo, certifico le sue conoscenze, le sue competenze, certo anche una crescita umana, ma mi pare una scelta un po’ paternalistica».
Serve ancora secondo lei la maturità?
«Così com’è mi sembra obsoleta. C’è una dimensione del rito, è vero, ma anche i riti si possono cambiare. Trovavo più originale e interessante che i ragazzi e le ragazze arrivassero alla fine del loro percorso producendo un loro progetto autonomo, un lavoro che fosse espressione di quanto avevano imparato, della loro capacità di mettere insieme gli apprendimenti e di dare un taglio personale».
E la filosofia? Che senso ha per i ragazzi?
«È una delle discipline che amano di più, affonda le radici nel passato ma interpreta il presente. Ad esempio se parlo del tema dell’uguaglianza e della disuguaglianza posso partire da Platone e arrivare fino a noi. Se voglio affrontare la questione dell’Intelligenza artificiale, inizio da Cartesio e arrivo a oggi. È la disciplina che per eccellenza interroga l’umano. E soprattutto in questa epoca di fragilità, può essere una bussola che allena il dubbio, mette davanti all’incertezza, esercita il confronto tra teorie opposte».