Voci dall’inferno di Crans: “Correte, qui brucia tutto, i ragazzi stanno morendo”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiUn cuore nero sulle piste di Crans per ricordare le vittime. Lo sciatore svizzero Odermatt
Crans-Montana – Sono quasi morto. Credo di essere bruciato. Il Constellation è completamente andato a fuoco. Penso che dentro ci siano i miei amici morti». A un mese dalla strage dei ragazzi, le disperate richieste d’aiuto arrivate al centralino delle emergenze compongono la sconvolgente colonna sonora del massacro di Crans-Montana. In procura a Sion gli audio di 171 chiamate, tra l’1.30 e le 3 di notte. Implorazioni, pianti e parole di chi in quegli istanti sente la vita fuggire via. Partono dai cellulari di sopravvissuti, feriti e famigliari ancora inconsapevoli dell’inferno.
«Venite, grida il primo a chiamare – c’è un’emergenza». A trasmettere le telefonate meno scioccanti al 144, la tivù francese Bfm: ha raccolto anche i video dell’…
Crans-Montana – Sono quasi morto. Credo di essere bruciato. Il Constellation è completamente andato a fuoco. Penso che dentro ci siano i miei amici morti». A un mese dalla strage dei ragazzi, le disperate richieste d’aiuto arrivate al centralino delle emergenze compongono la sconvolgente colonna sonora del massacro di Crans-Montana. In procura a Sion gli audio di 171 chiamate, tra l’1.30 e le 3 di notte. Implorazioni, pianti e parole di chi in quegli istanti sente la vita fuggire via. Partono dai cellulari di sopravvissuti, feriti e famigliari ancora inconsapevoli dell’inferno.
«Venite, grida il primo a chiamare – c’è un’emergenza». A trasmettere le telefonate meno scioccanti al 144, la tivù francese Bfm: ha raccolto anche i video dell’incendio, girati dai testimoni. Chi risponde al centralino non può avere la percezione dell’apocalisse e risponde con calma. «C’è stata un’esplosione, ci sono troppi feriti – incalza il secondo a lanciare l’allarme – la gente sta morendo, servono elicotteri». Il primo sul posto comunica un bilancio provvisorio. Alla luce della strage in corso suona agghiacciante: «Tre ustionati gravi». I giovani uccisi sono stati 40, 116 i feriti: 70 quelli ancora in ospedale in gravi condizioni. Una ragazza uscita tra le fiamme senza più capelli rettifica le prime stime: «Fate presto, all’interno ho visto almeno quattro morti e una trentina di feriti». È la notte più tragica nella storia del Vallese. Una madre inorridisce: «Qui non hanno più pelle, non hanno più niente». Un padre chiede notizie della figlia che non risponde più. «Non so dire dove possa essere – risponde la centralinista sotto shock – ne mancano più di cento».
Dopo un mese, la Svizzera resta sgomenta. Crans-Montana fa invece i conti con un futuro imprevedibile. A cadere anche l’ultimo tabù: «Il sindaco deve chiedersi se è nelle condizioni fisiche e morali per garantire stabilità e serenità al municipio in una situazione terribile». Politici, media e cittadini discutono apertamente delle dimissioni di Nicolas Féraud. Per due volte lui ha cercato di soffocare sul nascere il confronto: «Non abbandono la nave nella tempesta, finirò il mandato assumendomi ciò che dovrò assumermi, se verrò incriminato».
Alle accuse della procura, che ha respinto la domanda del Comune di partecipare al processo come parte lesa, si sono aggiunti i primi due indagati tra i responsabili municipali dell’antincendio. Nessun dubbio, dopo l’evidenza riconosciuta dei controlli non effettuati, sul capolinea politico del sindaco. In discussione, i tempi. Si moltiplicano così le trasversali fila di chi sollecita «conclusioni tempestive, senza aspettare il percorso giudiziario che Féraud potrebbe essere chiamato ad affrontare».
Il suo Partito liberale radicale teme un tracollo dei consensi e non lo difende più. Pesa il silenzio del presidente cantonale e di quello comunale. Gli stessi alleati di centrodestra si chiedono se Féraud «è ancora l’uomo giusto per una simile situazione». La spallata, dalla procura guidata da Béatrice Pilloud, sua compagna di partito. «Il Comune non ha adottato – mette a verbale – alcuna azione repressiva nei confronti delle presunte violazioni delle norme edilizie, sebbene la situazione gli fosse verosimilmente già ben nota prima dell’incendio di Capodanno». Anche i tre ultimi consiglieri comunali delegati a sicurezza e antincendio, vicini al sindaco, aspettano di essere convocati dai magistrati. Come il capo dei pompieri, David Vocat, atteso per testimoniare. A fare il suo nome, Jacques Moretti: «Era presente all’ultima ispezione nel 2019 – dice nell’interrogatorio – assieme al responsabile della sicurezza di cui non ricordo il nome (Ken Jacquemoud, ora indagato ndr): per loro tutto era a posto. Mi chiesero solo di installare una barriera antifumo e le maniglie antipanico: nessuna osservazione sulla schiuma dei pannelli fonoassorbenti».
Il direttore del più diffuso quotidiano cantonale spiega che «con la fuga di turisti e proprietari di seconde case» per Crans si profila «uno degli anni economicamente più difficili della storia»: con la prospettiva di affrontare risarcimenti tra 600 milioni e 1 miliardo di franchi. Due le domande al sindaco: È ancora nelle condizioni di affrontare le sfide che attendono Crans, o il municipio può farlo più serenamente con un volto nuovo al comando?». Oltre 1500 le firme sotto la petizione che invoca dimissioni. In procura a Sion per l’interrogatorio di un ex dipendente, Jessica Moretti esclude piani di fuga con marito e figli. «Siamo qui – dice al Tg1 – perché ci siamo impegnati. Lo dobbiamo alle vittime, a cui pensiamo ogni giorno. E ci aspettiamo molto da questa inchiesta».