✕

Valanghe, l’esperto: “Ecco perché tante slavine. E il cambiamento climatico non c’entra”

Ascolta l'audio

Alex Barattin, componente del consiglio nazionale del Soccorso alpino: “Escursioni termiche repentine”
1 minuti di lettura

Alex Barattin, bellunese, 53 anni e da oltre 25 maestro di sci, è anche componente del consiglio nazionale del Soccorso alpino. Conosce bene la neve, la studia da anni. Per l’Arpav, l’ente regionale veneto che controlla lo stato della neve e la sua struttura, fa i rilievi sui manti nevosi.

Due valanghe in un solo giorno in Friuli, cosa accade?

“Ci sono strati creati da nevicate vecchie che adesso vengono coperti da neve fresca, e quindi strati più deboli. C’è stata un’escursione termica molto importate nell’ultimo mese. Questi nuovi strati hanno arrivano a uno spessore di 60 o 70 centimetri anche grazie all’azione del vento. Si crea un metamorfismo costruttivo, cioè tra i due strati si formano dei cristalli che creano un vuoto”.

E come ci si accorge di trovarsi in una zona così pericolosa?

“Un segnale classico è quello del “whum”, cioè lo schiacciamento soffice della camminata. È indice che stiamo toccando gli strati sottostanti. A questo punto si deve prestare massima attenzione. Meg…

Alex Barattin, bellunese, 53 anni e da oltre 25 maestro di sci, è anche componente del consiglio nazionale del Soccorso alpino. Conosce bene la neve, la studia da anni. Per l’Arpav, l’ente regionale veneto che controlla lo stato della neve e la sua struttura, fa i rilievi sui manti nevosi.

Due valanghe in un solo giorno in Friuli, cosa accade?

“Ci sono strati creati da nevicate vecchie che adesso vengono coperti da neve fresca, e quindi strati più deboli. C’è stata un’escursione termica molto importate nell’ultimo mese. Questi nuovi strati hanno arrivano a uno spessore di 60 o 70 centimetri anche grazie all’azione del vento. Si crea un metamorfismo costruttivo, cioè tra i due strati si formano dei cristalli che creano un vuoto”.

E come ci si accorge di trovarsi in una zona così pericolosa?

“Un segnale classico è quello del “whum”, cioè lo schiacciamento soffice della camminata. È indice che stiamo toccando gli strati sottostanti. A questo punto si deve prestare massima attenzione. Meglio tornare indietro. Io, per esempio, torno subito sui miei passi. Per provocare una valanga di piccole medie e anche grandi dimensioni, basta il passaggio di un animale o il semplice peso del nostro corpo. È importante ricordare anche che, ad esempio, dove affiora un masso si deve stare attenti. Si può creare una fonte di innesco di propagazione di una slavina”.

Alex Barattin 

Ci sono parti d’Italia più pericolose in questo periodo?

"Dal Piemonte al Friuli le situazioni sono simili: da 1 a 3 di pericolo. Bisogna fare attenzione al vento e agli strati”.

Ma la crisi climatica, c’entra?

“Sull’aspetto neve no. Incide invece il cambiamento di stato da forti precipitazioni a giornate di sole. Ma si tratta di eventi repentini”.

Come mai un vigile del fuoco è finito in una zona pericolo 3?

“Erano in due e forse non sono riusciti a valutare bene dove si trovavano, o sono stati ingannati dalla situazione del terreno. Le condizioni meteo di adesso, con visibilità scarsa, rendono faticoso individuare le zone di accumulo, dove la neve è stata portata dal vento. Ci vuole un occhio esperto e saper valutare il terreno. Ci si deve affidare a personale esperto per una gita”.

Come ci si può aiutare?

“Portando con sé sempre una sonda, una pala e l’artva, che è uno strumento che ci permette di mandare e inviare segnali in caso di pericolo. Soprattutto bisogna anche sapere utilizzare questi tre strumenti, per salvare la vita a un compagno”.

Leggi i commenti