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Il presidente Mattarella tra i feriti di Crans-Montana:“Ridiamo loro una vita piena”

Milano- Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita all'ospedale Niguarda, in occasione della visita ai ragazzi rimasti feriti nel rogo di Crans Montana

 

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Visita a sorpresa al Niguarda, dove ancora sono ricoverati otto ragazzi ustionati a Capodanno. “Devono farcela”
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MILANO – Una visita a sorpresa. Tenuta riservata. Ore 11 di ieri. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arriva all’ospedale Niguarda, a Milano, dove sono ricoverati ancora otto dei ragazzi rimasti feriti a Capodanno nel rogo di Crans Montana. È in città per le Olimpiadi. A sera parlerà alla Scala, prima sarà col Cio a palazzo Marino. Ma ha anticipato la sua venuta, per fare un passaggio in ospedale.

Una volta arrivato al Niguarda gli fanno indossare il camice, la cuffia, la mascherina. Entra nel reparto centro ustioni. Vede i feriti, quelli in grado di ricevere visite. Tre di loro sono ancora in rianimazione. S’informa, nel dettaglio, sulle loro condizioni. Vuole sapere. Incoraggia. Sono momenti nei q…

MILANO – Una visita a sorpresa. Tenuta riservata. Ore 11 di ieri. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arriva all’ospedale Niguarda, a Milano, dove sono ricoverati ancora otto dei ragazzi rimasti feriti a Capodanno nel rogo di Crans Montana. È in città per le Olimpiadi. A sera parlerà alla Scala, prima sarà col Cio a palazzo Marino. Ma ha anticipato la sua venuta, per fare un passaggio in ospedale.

Una volta arrivato al Niguarda gli fanno indossare il camice, la cuffia, la mascherina. Entra nel reparto centro ustioni. Vede i feriti, quelli in grado di ricevere visite. Tre di loro sono ancora in rianimazione. S’informa, nel dettaglio, sulle loro condizioni. Vuole sapere. Incoraggia. Sono momenti nei quali è difficile non commuoversi. Poi dice ai familiari: «Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena». Dirà Umberto Marcucci, il padre di Manfredi, uno dei ragazzi ricoverati: «Il presidente ci ha detto che è venuto in visita non solo per lui stesso, ma per tutti quanti gli italiani».

Niente telecamere. Anche il suo staff rimane fuori. Incontra i medici: «Vi ringrazio per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto e state facendo in questa circostanza». Fa un breve giro nel reparto. A quel punto in tanti chiedono di farsi una foto con lui, infermieri, chirurghi, ausiliari. L’immagine di Mattarella con la mascherina e il camice irrompe sui social. La visita dura quaranta minuti. Con lui ci sono il direttore generale dell’ospedale, Alberto Zoli, e l’assessore al Welfare della Regione, Guido Bertolaso.

Spiega quest’ultimo: «È stata una sorpresa e una gioia per i genitori che erano ovviamente felicissimi ed è stato tutto molto emozionante. L’umanità del presidente della Repubblica la conoscono tutti, e tutti i genitori sono rimasti colpiti e toccati dalle sue parole e dalla visita che si è prolungata parecchio. È un momento importante, e significativo, che rimarrà nella storia di questo ospedale».

Pomeriggio, ore 17. Prefettura. C’è un nuovo incontro. Mattarella ha chiesto di incontrare i genitori di Chiara Costanzo, morta a Crans. Aveva soltanto 16 anni. Il presidente s’intrattiene con i due coniugi per circa mezz’ora. È un momento doloroso. Difficile trovare le parole giuste, anche per un presidente, davanti a un papà e a una mamma che hanno perso in quel modo una figlia adolescente. «È stato un incontro molto emozionante. È una grande persona, dotata di intelligenza e umanità, ci ha confortato molto», racconta alla fine Andrea Costanzo, il papà di Chiara. «È stata una chiacchierata sul dolore, sulle perdite e su quello che oggi non c’è più. Ci ha manifestato vicinanza e umanità, parlarci è stato veramente qualcosa di speciale. Le istituzioni ci sono state molto vicino, sempre. Abbiamo sentito tutto l’affetto del popolo italiano».

Ore 17,30. Mattarella si trasferisce a palazzo Marino. Cala il buio invernale. Il centro è bloccato per l’evento alla Scala. Venerdì saranno inaugurate le Olimpiadi. Il presidente ha sempre cercato di abbracciare non solo idealmente, ma anche fisicamente le famiglie delle vittime. Il 9 gennaio, prima di partecipare alla commemorazione di Martigny, in Svizzera, aveva incontrato i familiari di due feriti nell’ospedale di Zurigo: Elsa Rubino, 15 anni, di Biella, Leonardo Bove, 16 anni, di Milano. Quel giorno aveva chiesto «giustizia», scrivendo di suo pugno un messaggio nel libro delle condoglianze esposto a Martigny: «La cerimonia di oggi per l’immane tragedia che si è consumata impone poche parole: angoscia nel ricordo delle vittime, piena solidarietà verso i loro familiari, affettuosa e costante vicinanza ai giovani che in ospedale lottano per riprendersi le loro vite, giustizia per quanto accaduto». La settimana scorsa a Dubai, durante la visita di Stato negli Emirati Arabi, aveva ricevuto in una saletta dell’albergo che lo ospitava il papà di Emanuele Galeppini, il giovane golfista morto nell’incendio, che con la sua famiglia viveva negli Emirati. Ci sono le Olimpiadi, ma non va dimenticato il dolore di chi è alle prese con l’indicibile. È questo il messaggio che Mattarella ha voluto dare al Paese.

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