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Vedovo diventa sacerdote e celebra le nozze del figlio: “Capisco i fedeli, sono stato uno di loro”

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Parla don Carlo Dei Lazzaretti, oggi parroco a Puebla, in Messico: “Tutti i giorni mi ricordo come avrei voluto che fossero i sacerdoti”
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Da padre naturale a padre spirituale: è la storia di don Carlo Dei Lazzaretti, 73 anni originario di Lecce. Diventato sacerdote nella parrocchia Sagrada Famiglia de Nazaret a Puebla, in Messico, qualche giorno fa ha avuto l’occasione di superare ancora una volta la tradizione e celebrare il matrimonio di uno dei suoi tre figli. Una vita passata a crescere una famiglia numerosa, a lavorare come commercialista e tributarista. Poi la vocazione, arrivata anni dopo la perdita della moglie. «Per molto tempo sono stato un emulo di San Paolo, studiavo le Sacre Scritture per poterle attaccare. I fedeli li capisco perché sono stato al loro posto, mi ricordo come avrei voluto che fossero i sacerdoti. Ecco perché funziona».

Da quanto tempo vive in Messico?

«Sette anni, sono arrivato per seguire il seminario del cammino catecumenale. È stata una casualità, ho accettato la destinazione, non è stato affatto facile… Ma sono convinto sia stato un disegno divino. Sono stato ordinato sacerdote ancora pr…

Da padre naturale a padre spirituale: è la storia di don Carlo Dei Lazzaretti, 73 anni originario di Lecce. Diventato sacerdote nella parrocchia Sagrada Famiglia de Nazaret a Puebla, in Messico, qualche giorno fa ha avuto l’occasione di superare ancora una volta la tradizione e celebrare il matrimonio di uno dei suoi tre figli. Una vita passata a crescere una famiglia numerosa, a lavorare come commercialista e tributarista. Poi la vocazione, arrivata anni dopo la perdita della moglie. «Per molto tempo sono stato un emulo di San Paolo, studiavo le Sacre Scritture per poterle attaccare. I fedeli li capisco perché sono stato al loro posto, mi ricordo come avrei voluto che fossero i sacerdoti. Ecco perché funziona».

Da quanto tempo vive in Messico?

«Sette anni, sono arrivato per seguire il seminario del cammino catecumenale. È stata una casualità, ho accettato la destinazione, non è stato affatto facile… Ma sono convinto sia stato un disegno divino. Sono stato ordinato sacerdote ancora prima di completare gli studi teologici. Decisione dell’arcivescovo di Puebla».

Spesso si pensa alla vocazione come a una chiamata giovanile. Cosa ha significato per lei, invece, scoprirla da adulto?

«Per 25 anni dopo la morte di mia moglie, sono stato un persecutore della religione, della Chiesa e dei sacerdoti (fa una pausa, si scusa: “Devo tradurre quello che dico dallo spagnolo all’italiano, mi perdonerà”). In Italia avevo tutto: beni materiali, vita sociale, affettiva. Anzi, avevo più di tutto. Ma era una vita senza senso».

Cos’è che non le bastava più?

«Ero inquieto, non vivevo in pace. Un giorno uno dei miei tre figli mi ha invitato a seguire una catechesi. Ho accettato per poter attaccare i catechisti, con atteggiamento di sfida. Ma da lì qualcosa ha iniziato a cambiare, è cominciata una lotta interiore e alla fine ho accettato la chiamata. Al giorno della mia ordinazione sono stati proprio i miei figli a portato gli ornamenti. Mi hanno detto: “Papà, sembri felice”».

Pensa che la sua vita precedente sia un valore aggiunto nel modo di stare accanto alle persone?

«Assolutamente sì. Lavoro molto più di quanto lavorassi in Italia (ride). La mia esperienza di uomo, il matrimonio, il fatto di aver cresciuto tre figli da solo: forse è questo che mi permette di essere più vicino ai miei fedeli, di capire meglio le loro problematiche, le loro debolezze. In Messico il problema della famiglia è enorme, le situazioni sono spesso delicate. Ma le persone vogliono essere ascoltate, guidate, hanno bisogno di un punto di riferimento. Per me è uno stimolo a proseguire nel percorso: quello che dico a loro prima di tutto lo dico a me per non dimenticarlo».

Ha celebrato il matrimonio di suo figlio, ricoprendo contemporaneamente il ruolo di padre e di sacerdote. Come ha vissuto quel momento?

«Con grande emozione. La voce mi si spezzava in gola. Di matrimoni ne celebro molti: chiedono di me perché posso parlare della vita matrimoniale, posso dare indicazioni utili. Sono appena tornato da un ritiro spirituale per coppie in riva all'Oceano Pacifico, ad Acapulco. Ma non è cosa di tutti i giorni celebrare il matrimonio del proprio figlio».

Se dovesse spiegare a chi non la conosce che tipo di prete è don Carlo, da dove partirebbe: dall’uomo, dal padre o dal credente?

«Le tre dimensioni si fondono. Sono stato marito e padre. Mi sono allontanato dalla religione per molto tempo. Poi ho riconosciuto i miei errori e questo mi permette di comprendere quelli degli altri. Non per giustificarli, ma per comprenderli e perdonarli, per fare in modo che nessuna rimanga preda del senso di colpa».

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