L’ingegnere e la bimba di Gaza che ha perso una gamba sotto le bombe: “Le regalo io la protesi”
di Livia ErminiNon se lo è fatto ripetere due volte. Forse perché conosce bene quel dolore ma anche quella voglia di ricominciare. Quando ha sentito l'appello di Melek – la bambina di Gaza che, nel video su Repubblica, chiedeva una protesi per poter riprendere a giocare – Daniele Bonacini ha pensato di offrire il suo aiuto. Anzi, a dirla tutta, aveva già inviato del materiale, ma la situazione di blocco imposta dagli israeliani finora non gli ha consentito di raggiungere i pazienti .
La storia
Bonacini è un ingegnere meccanico, ex campione paralimpico. La sua è una storia di caduta e rinascita. Fondatore della Roadrunnerfoot Srl, che produce e fa ricerca su protesi per amputati, crea l'azienda nel 1994 dopo aver perso una gamba in un incidente automobilistico. Dieci anni dopo, ad Atene 2004, le Paralimpiadi che lo vedono al 6° posto nel salto in lungo. Da allora la sua vita è un'alternanza tra attività sportiva a livello agonistico e impegno per aiutare chi, come lui, ha perso un arto.
Appena ha sen…
Non se lo è fatto ripetere due volte. Forse perché conosce bene quel dolore ma anche quella voglia di ricominciare. Quando ha sentito l'appello di Melek – la bambina di Gaza che, nel video su Repubblica, chiedeva una protesi per poter riprendere a giocare – Daniele Bonacini ha pensato di offrire il suo aiuto. Anzi, a dirla tutta, aveva già inviato del materiale, ma la situazione di blocco imposta dagli israeliani finora non gli ha consentito di raggiungere i pazienti .
La storia
Bonacini è un ingegnere meccanico, ex campione paralimpico. La sua è una storia di caduta e rinascita. Fondatore della Roadrunnerfoot Srl, che produce e fa ricerca su protesi per amputati, crea l'azienda nel 1994 dopo aver perso una gamba in un incidente automobilistico. Dieci anni dopo, ad Atene 2004, le Paralimpiadi che lo vedono al 6° posto nel salto in lungo. Da allora la sua vita è un'alternanza tra attività sportiva a livello agonistico e impegno per aiutare chi, come lui, ha perso un arto.
Appena ha sentito la notizia di Melek si è messo a disposizione per esaudire il desiderio della bambina, unica sopravvissuta della famiglia dopo che la sua scuola è stata distrutta dalle forze israeliane.
La proposta
In realtà già nel mese di ottobre, la Roadrunner aveva creato cinquanta protesi e ne aveva inviate una ventina al suo distributore di riferimento presso l'ospedale di Hamad a Gaza city. Ma i presidi medici non sono mai riusciti a superare la barriera del valico di Rafah per i dinieghi dell'autorità Israeliana. Non soltanto il sospetto che nei colli si nascondessero aiuti per Hamas, ma anche a causa delle stretta su tutte le Ong operanti nella Striscia avviata nell'ultimo semestre. “Ancora oggi l'apertura del valico è limitata – racconta con amarezza l'ingegnere – I nostri strumenti non passano. Abbiamo altre trenta protesi che sono già imballate in magazzino ma non sappiamo a chi mandarle”.
Così Bonacini propone due soluzioni, magari con l'aiuto del ministero degli Esteri: far arrivare una delle “gambe” già spedite all'ospedale di Hamad alla piccola che vive con la nonna o ancora meglio far arrivare la bambina in Giordania presso il Centro ortopedico di Paola Biocca, già coordinato con la stessa Roadrunner.
La soluzione ottimale ma anche la più difficile da realizzare sarebbe far arrivare Melek in Italia dove si potrebbe garantirle una protesi di ultima generazione fatta su misura.
“Sarebbe un sogno poter avere la bambina in Italia, perché un conto sono le protesi modulabili che noi inviamo nei luoghi di cura che hanno diverse misure standard e poi un elemento adattabile alla persona, cosa diversa è poter lavorare dal vivo sull'amputato per costruire un vestito su misura”.
Secondo dati Unrwa a Gaza i bambini menomati sarebbero circa 4mila dall'inizio della guerra. Il progetto della Roadrunner, che si sostiene su foundraising e donazioni, prevede un intervento nel tempo di circa millecinquecento ausili.
L'azienda
Fondata a Milano nel 2007, la Roadrunnerfoot Engineering è la prima in Italia a produrre protesi innovative in fibra di carbonio che riproducono il movimento umano dei muscoli per camminare e correre. Nel 2015 poi è nata la costola dell'azienda, l’associazione senza fini di lucro RoadRunnerHeart, che si impegna a rendere accessibile questa tecnologia a persone indigenti di tutto il mondo. Diversi i progetti di aiuto già portati a termine in Ucraina, Haiti, Tanzania e Senegal.
“Ogni prodotto è realizzato pensando all’utenza e alle esigenze funzionali che richiede – sottolinea Bonacini – La base di partenza è l’analisi del cammino e della corsa di soggetti normali, per definire le caratteristiche che deve avere la protesi in modo che l’arto protesico abbia la stessa funzionalità dell’arto sano. Per affrontare questa attività utilizzano attrezzature sofisticate e costose tra cui sistemi optoelettronici, telecamere a infrarossi, pedane piezoelettriche e software di simulazione del cammino e delle caratteristiche meccaniche del componente protesico”.