A Roma si aspetta e si lavora. Gli atti promessi dalla Svizzera sull’inchiesta per la strage di Crans-Montana non sono ancora arrivati. Non c’è neanche una data certa per l’incontro tra le due procure. Manca l’invito formale che potrebbe dare il via a un team investigativo congiunto. Dalla Confederazione Elvetica, per ora, solo messaggi rassicuranti. Ma nessun documento.
Nel frattempo, però, l’indagine italiana non si ferma. Gli investigatori fanno tutti gli accertamenti che possono, quelli che è possibile compiere senza oltrepassare il confine. Dopo le autopsie sulle vittime italiane, la procura ora ha firmato la delega alla squadra mobile per ascoltare chi quella notte era dentro Le Constellation. I superstiti, i feriti ricoverati negli ospedali italiani, adesso diventano testimoni oculari di una tragedia che secondo i magistrati poteva essere evitata.
Anche le cartelle cliniche delle persone uscite vive dal locale diventato una trappola mortale si trasformano in prove utili a fissa…
A Roma si aspetta e si lavora. Gli atti promessi dalla Svizzera sull’inchiesta per la strage di Crans-Montana non sono ancora arrivati. Non c’è neanche una data certa per l’incontro tra le due procure. Manca l’invito formale che potrebbe dare il via a un team investigativo congiunto. Dalla Confederazione Elvetica, per ora, solo messaggi rassicuranti. Ma nessun documento.
Nel frattempo, però, l’indagine italiana non si ferma. Gli investigatori fanno tutti gli accertamenti che possono, quelli che è possibile compiere senza oltrepassare il confine. Dopo le autopsie sulle vittime italiane, la procura ora ha firmato la delega alla squadra mobile per ascoltare chi quella notte era dentro Le Constellation. I superstiti, i feriti ricoverati negli ospedali italiani, adesso diventano testimoni oculari di una tragedia che secondo i magistrati poteva essere evitata.
Anche le cartelle cliniche delle persone uscite vive dal locale diventato una trappola mortale si trasformano in prove utili a fissare sul piano giuridico, ciò che all’evidenza dei fatti appare già definito: la notte di capodanno, l’incendio divampato all’interno del club, ha causato la strage. Quarantuno vittime, sei italiane.
Più in là, però, i magistrati romani non possono spingersi. La rogatoria internazionale è partita, l’autorizzazione alla cooperazione giudiziaria è arrivata, anche la disponibilità a un incontro è stata formalmente espressa. Ma tutto resta sospeso. Gli atti non sono stati trasmessi. E senza quei documenti è bloccata anche la possibilità per investigatori italiani e tecnici dei vigili del fuoco di partecipare direttamente agli accertamenti in Svizzera. «È questione di giorni», spiegano dagli uffici di collegamento. Una formula che si ripete. Ma, nei fatti, non è successo nulla.
Solo quando i fascicoli arriveranno a Roma la procura potrà iscrivere nel registro degli indagati Jacques e Jessica Moretti, i gestori del locale. E con ogni probabilità altri nomi. Perché la rogatoria partita dalla capitale non si limita ad ottenere dai colleghi svizzeri gli atti già acquisiti e la possibilità di cooperazione investigativa. Nel documento si chiede anche di ottenere dal comune elvetico una serie carte. Tradotto: di indagare, di fatto, sulle responsabilità alla base della strage, sulle condizioni di sicurezza, sui controlli.
Il procedimento è coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, con l’aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio. I reati ipotizzati sono pesanti: disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime, aggravate dalla violazione delle norme sulla sicurezza.
Un’inchiesta che procede nei limiti consentiti. In attesa che dalla Svizzera arrivi ciò che, a Roma, aspettano da settimane.