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Crans, parla Jessica Moretti: “Mai fuggita con i soldi, su di noi tante menzogne”

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La titolare del bar Le Constellation: “Non avremmo mai immaginato, nemmeno nel nostro peggior incubo, che potesse succedere una cosa del genere. Non voglio scappare, l’ho sempre detto. Sono qui per le indagini e per le vittime”
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"Non avremmo mai immaginato, nemmeno nel nostro peggior incubo, che potesse succedere una cosa del genere. Siamo qui per le indagini, lo dobbiamo a tutte le vittime". Jessica Moretti, titolare con il marito Jacques del bar Le Constellation, è seduta al bar con i suoi avvocati Yael Hayat e Patrick Michoud durante una pausa dell'interrogatorio a Sion, davanti alla polizia, di Jean-Marc Gabrielli, il "figlioccio" dei coniugi a Sion.

"Viviamo in isolamento – continua Jessica – e questo ha creato malintesi". “So che è una situazione molto complicata. Non avremmo mai immaginato, nemmeno nel nostro peggior incubo, che potesse succedere una cosa del genere – dice riferendosi all’incendio che ha causato 41 morti e 115 feriti – Stiamo parlando di persone che abbiamo perso, stiamo parlando delle vittime, e siamo qui per le indagini. Ci siamo impegnati, lo dobbiamo a tutte le vittime. Non voglio scappare, l’ho sempre detto, ecco perché sono qui. Sono state dette molte menzogne su di noi dalla sta…

"Non avremmo mai immaginato, nemmeno nel nostro peggior incubo, che potesse succedere una cosa del genere. Siamo qui per le indagini, lo dobbiamo a tutte le vittime". Jessica Moretti, titolare con il marito Jacques del bar Le Constellation, è seduta al bar con i suoi avvocati Yael Hayat e Patrick Michoud durante una pausa dell'interrogatorio a Sion, davanti alla polizia, di Jean-Marc Gabrielli, il "figlioccio" dei coniugi a Sion.

"Viviamo in isolamento – continua Jessica – e questo ha creato malintesi". “So che è una situazione molto complicata. Non avremmo mai immaginato, nemmeno nel nostro peggior incubo, che potesse succedere una cosa del genere – dice riferendosi all’incendio che ha causato 41 morti e 115 feriti – Stiamo parlando di persone che abbiamo perso, stiamo parlando delle vittime, e siamo qui per le indagini. Ci siamo impegnati, lo dobbiamo a tutte le vittime. Non voglio scappare, l’ho sempre detto, ecco perché sono qui. Sono state dette molte menzogne su di noi dalla stampa, come quella della fuga con la cassa, che non è vero”.

Si commuove pensando ai dipendenti che sono morti nel rogo. Come Cyane, la cameriera col casco. “Mi chiamava zia Jessica”, dice. Col marito hanno inviato una lettera ai dipendenti: “Ripeto, questa è una lettera che viene dal cuore e che volevamo assolutamente scrivere ai nostri dipendenti perché siamo completamente isolati e penso che questo abbia creato molti malintesi, molte bugie. Viviamo in isolamento, siamo completamente soli per via delle indagini ed era importante per noi mettere le cose in chiaro. La lettera era l'unico modo per poter esprimerci con i nostri dipendenti, serve a proteggerci ed è stato un modo per dire loro che non li abbiamo dimenticati e che tutto ciò che viene detto è completamente folle”.

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