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Non c’è più l’angelo Meloni il sacrestano lo cancella: “Lo ha chiesto il Vaticano”

Nella combo, l'angelo affrescato con i tratti della premier Giorgia Meloni (sin), oggi con il volto cancellato (d) nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, Roma, 4 febbraio 2026 ANSA / Valentina Roncati (ansa)

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Non c’è più l’angelo Meloni il sacrestano lo cancella “Lo ha chiesto il Vaticano”
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Ora si celebra l’assenza, per restare in tema liturgico. Il volto di Giorgia Meloni raffigurato come un angelo, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a due passi da Palazzo Chigi, è stato cancellato nella notte dal suo stesso autore Bruno Valentinetti. Ciò che resta è il muro scrostato. Ma curiosi, fedeli e non credenti, turisti e romani, continuano il loro via vai. Ignari di tutto entrano nella basilica per fotografare il dipinto. Restano sorpresi, ma non rinunciano allo scatto al volto che non c’è. Anzi, cresce la curiosità. Il restauratore, che è anche il sacrestano della chiesa, osserva questa scena con un risolino: «Forse sperano che appaia di nuovo Giorgia Meloni».

"L’ha voluto la Curia”

Ed è così che dopo aver negato per tre giorni e anche fino a pochi minuti prima, Valentinetti ammette: «Va bene, era Meloni, ma sulla falsa riga del dipinto che c’era prima». Insomma, l’artigiano che racconta di aver lavorato nella Cappella Sistina e a Macherio nella villa di Silvio Berlusconi e…

Ora si celebra l’assenza, per restare in tema liturgico. Il volto di Giorgia Meloni raffigurato come un angelo, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a due passi da Palazzo Chigi, è stato cancellato nella notte dal suo stesso autore Bruno Valentinetti. Ciò che resta è il muro scrostato. Ma curiosi, fedeli e non credenti, turisti e romani, continuano il loro via vai. Ignari di tutto entrano nella basilica per fotografare il dipinto. Restano sorpresi, ma non rinunciano allo scatto al volto che non c’è. Anzi, cresce la curiosità. Il restauratore, che è anche il sacrestano della chiesa, osserva questa scena con un risolino: «Forse sperano che appaia di nuovo Giorgia Meloni».

"L’ha voluto la Curia”

Ed è così che dopo aver negato per tre giorni e anche fino a pochi minuti prima, Valentinetti ammette: «Va bene, era Meloni, ma sulla falsa riga del dipinto che c’era prima». Insomma, l’artigiano che racconta di aver lavorato nella Cappella Sistina e a Macherio nella villa di Silvio Berlusconi e Veronica Laurio, alla fine si è dovuto arrendere. D’altronde, dice, «ho coperto il volto perché il Vaticano mi ha detto di farlo. La Curia ha voluto così e io l’ho cancellato». Adesso si andrà verso «il ripristino dei tratti originali del volto». Così chiede il Vicariato «preso atto», si legge in una nota, che l’angelo raffigurante Meloni «presentava fisionomie non conformi all’iconografia originale e al contesto sacro».

L’intervento della soprintendenza

La soprintendenza speciale di Roma, su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, si era subito attivata con ricerche di archivio per individuare la documentazione, fotografica o i disegni dei progetti, del dipinto originale realizzato nel 2000. Anche perché, nella comunicazione nella quale si diceva alla soprintendenza che sarebbero stati svolti questi lavori, era stato precisato che l’iconografia e lo stile decorativo sarebbero rimasti intatti. Ma così non è stato. Tanto che il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa, poche ore dopo aver letto la notizia, in una nota aveva ribadito «che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni».

La cancellazione

Dopo questa dura presa di posizione è iniziata una girandola di colloqui, telefonate, riunioni tra la soprintendenza, l’ente proprietario che è il Fondo edifici di culto, l’ufficio per l’edilizia di culto del vicariato di Roma e monsignor Daniele Micheletti, parroco di San Lorenzo in Lucina, che ha portato alla cancellazione del volto della premier dal dipinto. Ma il colloquio determinante è stato quello di due giorni fa tra il cardinale Baldo Reina e don Micheletti in Vicariato ed è qui che è stato deciso di cancellarlo la sera stessa. «Ho sempre detto che se avesse creato divisioni l’avrei fatto rimuovere. Dal punto di vista normativo — insiste il parroco — il dipinto sarebbe potuto rimanere lì cent’anni ma c’erano troppe persone che entravano in chiesa solo per scattare foto».

"Ripristino dei tratti originari del volto”

Dunque il Vacariato, sempre nella nota, sottolinea che «in sintonia con il parroco, ha chiesto che, previo coordinamento e autorizzazione del Fondo edifici di culto e della soprintendenza, si provveda al ripristino dei tratti originari del volto, nell’esclusivo interesse della tutela del luogo di culto e della sua funzione spirituale». Il ministero della Cultura, chiarisce che la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, d’accordo con il ministro Giuli, «ha fatto presente al rettore della basilica che, per qualsiasi intervento di ripristino» è necessaria una richiesta di autorizzazione al Fed, al vicariato e alla stessa soprintendenza «con accluso bozzetto dell’immagine».

"Non la vogliamo sul muro della Chiesa”

Come si evince le parti chiamate in causa sono tante in questa storia, che non è ancora finita del tutto perché adesso, don Micheletti, dice di aspettare dalla soprintendenza le immagini originali del dipinto poiché Valentinetti ha buttato tutte le vecchie bozze. Intanto martedì sera, chiuso il portone della chiesa, il restauratore ha preso scala e scalpello e ha grattato via il volto di Meloni. «Finalmente, non la vogliamo sul muro della chiesa»: Carla è assertiva mentre scatta una foto al muro scrostato.

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