La salute dei toscani non è tutta uguale. Ci sono fattori che determinano una maggiore o minore mortalità, un più alto tasso di incidenza di malattie croniche, un’aspettativa di vita più breve e in generale un’esistenza più complicata. A creare le differenze sono principalmente il livello di istruzione, il reddito e il lavoro svolto, il luogo dove si vive. E proprio l’aspetto territoriale è quello più evidente se si osservano i dati di Ars, l’Agenzia regionale di sanità, che ha appena aggiornato il suo “portale delle disuguaglianze”, che analizza la situazione della nostra regione partendo dai dati dell’Istat. Bisognerebbe iniziare da qui, da risultati piuttosto evidenti, per costruire politiche di salute e sociali in grado di rendere più uguali tra loro le persone che vivono in Toscana.
Agenzia commissariata
Le disuguaglianze di salute, sono "le differenze evitabili e ingiuste negli esiti sanitari tra gruppi di popolazione, rappresentano oggi una delle principali sfide per i sistem…
La salute dei toscani non è tutta uguale. Ci sono fattori che determinano una maggiore o minore mortalità, un più alto tasso di incidenza di malattie croniche, un’aspettativa di vita più breve e in generale un’esistenza più complicata. A creare le differenze sono principalmente il livello di istruzione, il reddito e il lavoro svolto, il luogo dove si vive. E proprio l’aspetto territoriale è quello più evidente se si osservano i dati di Ars, l’Agenzia regionale di sanità, che ha appena aggiornato il suo “portale delle disuguaglianze”, che analizza la situazione della nostra regione partendo dai dati dell’Istat. Bisognerebbe iniziare da qui, da risultati piuttosto evidenti, per costruire politiche di salute e sociali in grado di rendere più uguali tra loro le persone che vivono in Toscana.
Agenzia commissariata
Le disuguaglianze di salute, sono "le differenze evitabili e ingiuste negli esiti sanitari tra gruppi di popolazione, rappresentano oggi una delle principali sfide per i sistemi sanitari”, scrive Ars. L’agenzia, per la quale a lungo è stata prospettata la chiusura, da ben due anni è guidata da un commissario straordinario, cioè da Federico Gelli, il direttore generale dell’assessorato alla Salute. Tra qualche settimana dovrebbe lasciare l’incarico e restare a tempo pieno in Ars, in attesa che il presidente Eugenio Giani gli offra un nuovo posto (per ora ha rifiutato di guidare l’azienda ospedaliera di Siena). Non dovrebbe quindi rappresentare lui il futuro dell’agenzia.
Il tema istruzione
Tornando alle disuguaglianze, le zone in difficoltà sono quelle più isolate, o sulla dorsale ad esempio la Garfagnana e la Lunigiana ma anche parte dell’Amiata e l’area al confine con il Lazio. Le disuguaglianze partono dall’isolamento geografico, che condiziona fortemente gli altri indicatori. Fondamentale, per analizzare la situazione è valutare l’istruzione, che, spiegano appunto dall’Ars, è più bassa “nelle aree interne e montane e ha livelli più elevati nei contesti urbani e periurbani centrali, soprattutto nell’area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia e nei principali poli provinciali”.
Le condizioni di salute
Nei Comuni caratterizzati da un basso livello di istruzione c’è una natalità più bassa, un maggiore invecchiamento, una minore speranza di vita (83,3 anni contro 83,5). “Questi elementi delineano profili demografici strutturalmente più fragili, che contribuiscono alla riproduzione delle disuguaglianze sociali e di salute nel tempo”, commenta l’Ars. Ma la bassa istruzione porta anche a più ospedalizzazioni evitabili per lo scompenso cardiaco e a una più alta percentuale di ricoveri urgenti. Gli studi svolti non fanno invece alcuna differenza per quanto riguarda gli accessi al pronto soccorso, che sono praticamente trasversali.
Malattie croniche
Molto forti le differenze dei cosiddetti “indicatori di esito”. Dove è basso il titolo di istruzione ci sono più malattie croniche, ad esempio il diabete (6,3 casi contro 5,8 per mille di chi ha un livello di istruzione più alto) e i problemi al sistema circolatorio. In generale più elevata mortalità evitabile (136 contro 132 per mille) e un rischio di morte complessivo superiore. “Tali differenze persistono nel tempo, anche in presenza di miglioramenti generalizzati degli esiti di salute”, spiegano dall’agenzia.
Salute materno-infantile
Nell’ambito della salute materno-infantile, ci sono esiti più influenzati da fattori sociali e di contesto, come il basso peso alla nascita e la prematurità, che sono condizionati dalla bassa istruzione, mentre il valore dei tassi di cesareo, più legati all’organizzazione sanitaria, sono quasi uguali al di là degli studi fatti.
La salute mentale
Infine ci sono gli indicatori di salute mentale, in controtendenza. I valori più elevati di consumo di psicofarmaci e di utilizzo dei servizi ospedalieri si hanno tra i livelli di istruzione più alti. Non è chiaro se il disagio è inferiore o se ci sia una minore tendenza a chiedere assistenza per i problemi di salute mentale. È comunque un dato di fatto che l’andamento è simile anche tra coloro che hanno redditi più bassi e vivono più isolati, gli altri due fattori presi in considerazione dall’agenzia.
Anche chi guadagna meno è maggiormente colpito dalle malattie croniche, fa più ricoveri urgenti o comunque evitabili, proprio come chi abita in zone isolate.