SION – Capisco le vittime e la loro rabbia. Non scappo: anch’io voglio che venga fuori la verità». Seduta al tavolino di un bar, Jessica Moretti decide di parlare. Pesando ogni parola e sotto il vigile sguardo dei suoi avvocati Yahel Hayat e Patrick Michod. Nessuna ammissione, come da strategia difensiva. «Non so come sia potuto succedere», giura riferendosi alla tragedia del Constellation, il locale di cui era proprietaria con il marito Jacques. Molte scuse, molti «pensieri» rivolti chi ha perso un figlio, un fratello o una sorella. Qualche lacrima. E diversi silenzi. Prima di iniziare, c’è un messaggio che vuole ribadire con forza.
Quale?
«Sono state dette molte menzogne su di noi dalla stampa, come quella sulla mia fuga con l…
SION – Capisco le vittime e la loro rabbia. Non scappo: anch’io voglio che venga fuori la verità». Seduta al tavolino di un bar, Jessica Moretti decide di parlare. Pesando ogni parola e sotto il vigile sguardo dei suoi avvocati Yahel Hayat e Patrick Michod. Nessuna ammissione, come da strategia difensiva. «Non so come sia potuto succedere», giura riferendosi alla tragedia del Constellation, il locale di cui era proprietaria con il marito Jacques. Molte scuse, molti «pensieri» rivolti chi ha perso un figlio, un fratello o una sorella. Qualche lacrima. E diversi silenzi. Prima di iniziare, c’è un messaggio che vuole ribadire con forza.
Quale?
«Sono state dette molte menzogne su di noi dalla stampa, come quella sulla mia fuga con la cassa e i soldi. Una notizia non vera».
Perché anche oggi è qui all’interrogatorio di Jean-Marc Gabrielli, il figlioccio di suo marito?
«Ci sono perché voglio collaborare, non scappare. E l’ho sempre detto».
Cosa si sente di dire alle vittime?
«Il mio pensiero va sempre a loro. Lo so che è una situazione molto complicata. Non avremmo mai immaginato, nemmeno nel nostro peggior incubo, che potesse succedere una cosa del genere. Anche noi abbiamo perso delle persone. E penso a tutte le vittime. Siamo qui per le indagini, lo dobbiamo a loro».
Tra i morti c’è anche Cyane Panine, la “cameriera col casco”. Era una sua dipendente.
«La consideravo una piccola sorella. Cyane mi aveva anche scritto una lettera: mi chiamava zia Jessica…».
È morto anche Stefan, che si occupava della sicurezza. E Matéo, il dj a Capodanno.
«È dura parlarne...Con Matéo eravamo molto legati, ha lavorato con noi per tre stagioni».
Lei e suo marito avete affrontato lunghi interrogatori. Avete detto che non pensavate che la schiuma sul soffitto fosse infiammabile, che non sapete perché quella notte l’uscita di servizio era chiusa e quella d’emergenza bloccata. Davvero non sa spiegare come una tragedia del genere sia potuta avvenire?
«Non so come sia potuto succedere, non riesco a immaginarlo. Siamo qui per collaborare e arrivare alla verità».
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Avete due bambini piccoli. Come vivete la situazione?
«È molto difficile. Ci sono state così tante bugie… Ma ancora una volta abbiamo accettato di essere il volto della rabbia, perché quello che stiamo passando non è niente in confronto a ciò che le famiglie stanno vivendo. E comprendo la loro, di rabbia. Non mi sento in diritto di parlare di me quando so cosa stanno passando. Le vittime hanno il diritto di dire tutto, perché sono vittime. E lo accetto, ma allo stesso tempo spero che le indagini contribuiscano ad accertare i fatti e a far luce sulla vicenda. È anche per questo che sono qui. L’impegno che ci prendiamo è quello di essere presenti al procedimento, di non sottrarci alle nostre responsabilità e di contribuire alle indagini».
Perché avete scritto una lettera ai vostri dipendenti?
«Il silenzio che ci è stato imposto è diventato insopportabile. Questa è una lettera che viene dal cuore. Volevamo scrivere ai nostri dipendenti perché siamo completamente isolati e penso che questo abbia creato molti malintesi, molte bugie. Viviamo in isolamento, siamo soli per via delle indagini ed era importante per noi mettere le cose in chiaro. La lettera era l’unico modo per poter esprimerci, per proteggerci, ed è stato un modo per dire loro che non li abbiamo dimenticati e che tutto ciò che viene detto è completamente folle».
Suo marito Jacques Moretti è uscito dal carcere grazie a una cauzione di 200 mila franchi. Perché non è qui oggi?
«Lui si sente come me. E non è qui perché sta con i bambini. Forse potrà succedere anche il contrario».
Anche l’Italia segue con attenzione le indagini. Lo ha detto anche la presidente del Consiglio Giorga Meloni.
«Lei mi piace…».