Milano – C’è un solo re, tutti gli altri comparse. Dritto come un fuso, la mano sul cuore, il nostro presidente della nostra Repubblica ha aperto i saloni del Palazzo Reale a un cento ospiti di riguardo, salutandoli come da protocollo — uno a uno — e porgendo al mondo un’immagine di Italia seria e cordiale, e semplice, pur nello sfarzo del luogo. Un cocktail di benvenuto ufficiale, prima della cerimonia a San Siro, prima della festa con le luci, lo show esplosivo, ecco la rigidità delle regole, nella reggia voluta da Maria Teresa d’Austria, quando Milano era austriaca.
E allora, in un pomeriggio di falsa primavera, schierato nel cortile il reparto d’onore, ai comandi di una voce di donna squillante e perentoria, a scandire il presentat’arm e il riposo, nella sequenza perfetta di uomini e donne di Polizia, carabinieri, marinai, alpini con la penna dritta sul cappello e li fucile mitragliatore imbracciato, le ghette e …
Milano – C’è un solo re, tutti gli altri comparse. Dritto come un fuso, la mano sul cuore, il nostro presidente della nostra Repubblica ha aperto i saloni del Palazzo Reale a un cento ospiti di riguardo, salutandoli come da protocollo — uno a uno — e porgendo al mondo un’immagine di Italia seria e cordiale, e semplice, pur nello sfarzo del luogo. Un cocktail di benvenuto ufficiale, prima della cerimonia a San Siro, prima della festa con le luci, lo show esplosivo, ecco la rigidità delle regole, nella reggia voluta da Maria Teresa d’Austria, quando Milano era austriaca.
E allora, in un pomeriggio di falsa primavera, schierato nel cortile il reparto d’onore, ai comandi di una voce di donna squillante e perentoria, a scandire il presentat’arm e il riposo, nella sequenza perfetta di uomini e donne di Polizia, carabinieri, marinai, alpini con la penna dritta sul cappello e li fucile mitragliatore imbracciato, le ghette e le mantelline ben rivoltate, persino il vice presidente Vance avrà notato precisione e disciplina, pur arrivato ultimo al cospetto di Sergio Mattarella, della figlia Laura e della premier Meloni.
Poi, poco sappiamo del vero ricevimento, essendosi di colpo spente le telecamere del Quirinale giusto dopo l’apparizione di Vance con moglie (in bianco niveo) e di Marco Rubio, il segretario di Stato. Motivi di sicurezza? E chissà. In sottofondo, nell’attesa di altri ospiti che non ci sono stati, un funzionario chiariva ai militari schierati che solo “dopo gli americani” ci sarebbe stato un momento di relax, seppure momentaneo, in una città per forza chiusa ai più, ma i più nel weekend emigrano in campagna. E quindi, Milano è apparsa ordinata e vuota, tranquilla come non è mai, e neanche di notte, e forse solo durante la pandemia. Nei divieti di accesso obbligati, la piazza del Duomo interdetta, e il Duomo che scintillava nel sole e nel lusso gotico dei suoi marmi di Candoglia, tra il bianco e il giallo pallido, e talvolta venature rosa.
Dunque un momento perfetto, per accogliere dignitari, capi di Stato, e altri re. E come sempre succede quando si muove il presidente della Repubblica, ecco gli scultorei corazzieri, immobili, in mostrine e pennacchi, a sguainare la spada al cospetto di Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, tra le prime ad arrivare a Palazzo, in forse troppo informale giacchetta beige. E su per lo scalone d’onore, ancora altri corazzieri, forse da Roma hanno mandato tutto il reggimento perché gli altissimi erano dappertutto, e lo scalone è ben lungo. E allora, dopo l’arrivo alla spicciolata di La Russa, Tajani, Salvini, e dopo Giorgia Meloni, reduce dall’incontro con Vance, e un tantino imbronciata, in tailleur nero, di donna che lavora.
E tra i primi, il cardinale Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, elegante nel suo clergyman, a porgere omaggio al Presidente. Una foto, e via un altro, nella sequenza che ha visto passare nella terza sala Arazzi il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, il principe Alberto di Monaco, assai invecchiato e senza moglie al seguito. E il presidente polacco Karol Nawrocki, e l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim Bin Hamad Al Thani. Saluti cordiali, e poi via verso il cocktail nel salone successivo, e sempre richiamati con garbo dallo stesso Mattarella (e dalla figlia Laura) per la foto ufficiale dell’evento. Tutti dimentichi delle istruzioni ricevute, tendevano a salutare e andarsene verso i canapè e il calice di prosecco, ed ecco il Presidente a invitarli ancora una volta, please, che tutto rimanga agli atti, anche certe mises più da Cortina che da Milano, piumini da meno 20, stivaloni e calze pesanti, ma di certo tutti si erano già preparati al freddo dello stadio Meazza.
E Laura Mattarella, invece, in tailleur pantaloni con giacchina di deboli strass, scollatura garbata, a salutare e stringere mani, comprese quelle di Anna d’Inghilterra, sorella del re Carlo, indossante un cappotto di velluto rosso e sciarpona a disegni cachemire, poco truccata e molto regale, nella semplicità che è dei reali britannici. E quindi il cocktail, nella Sala del trono, tra gli affreschi e il ricordo di chi qui si fece incoronare, quel Bonaparte che volle la cerimonia — era il 1805 — nel Duomo vicino, in testa la Corona Ferrea, sulle spalle un prezioso mantello di velluto verde, e d’argento. Aleggiava un profumo di cera d’api, usata per lustrare i parquet del Palazzo, restaurato per l’occasione e tirato a lucido nei suoi ori e stucchi, e pure il re dei Paesi Bassi — in sgargiante cravatta arancione — entrando ha guardato all’insù, alle volte dei saloni abitati dai Savoia, ora proprietà del demanio, con quell’uomo serio e gentile a salutare e stringere mani, a dire “le presento mia figlia, Laura”.