Italia, che show la festa dei Giochi con due bracieri
di Emanuela AudisioMilano – Una Mariah Carey imbalsamata, con piume e paillettes bianche, che riduce Volare a una zuccherosa ninna nanna mentre Mimmo Modugno il mondo lo voleva svegliare. Il tram 26 che passa davanti alla Scala, i musicisti che salgono con i portabandiera, un uomo seduto, inquadrato di spalle, con i capelli bianchi, bambine con i giocattoli, l’arrivo a San Siro, il signore scende, ringrazia e saluta. È il presidente Mattarella mentre l’autista è Valentino Rossi, il ragazzo che su due ruote ha fatto vincere e sognare l’Italia. Magari Valentino fosse alla guida dei mezzi pubblici delle città italiane, ci si divertirebbe di più visto l’inferno del viaggio in metro per raggiungere lo stadio. Carina e divertente la scena, a riprova che il Capo dello Stato quando c’è lo sport non si tira mai indietro. Doveva essere la risposta alla regina Elisabetta che ai Giochi di Londra si prestò a farsi riprendere con l’agente 007 per poi buttarsi con il paracadute.
Le modelle vestite da bandiera i…
Milano – Una Mariah Carey imbalsamata, con piume e paillettes bianche, che riduce Volare a una zuccherosa ninna nanna mentre Mimmo Modugno il mondo lo voleva svegliare. Il tram 26 che passa davanti alla Scala, i musicisti che salgono con i portabandiera, un uomo seduto, inquadrato di spalle, con i capelli bianchi, bambine con i giocattoli, l’arrivo a San Siro, il signore scende, ringrazia e saluta. È il presidente Mattarella mentre l’autista è Valentino Rossi, il ragazzo che su due ruote ha fatto vincere e sognare l’Italia. Magari Valentino fosse alla guida dei mezzi pubblici delle città italiane, ci si divertirebbe di più visto l’inferno del viaggio in metro per raggiungere lo stadio. Carina e divertente la scena, a riprova che il Capo dello Stato quando c’è lo sport non si tira mai indietro. Doveva essere la risposta alla regina Elisabetta che ai Giochi di Londra si prestò a farsi riprendere con l’agente 007 per poi buttarsi con il paracadute.
Le modelle vestite da bandiera italiana, il Tricolore nelle mani di Vittoria Ceretti, in abito bianco, omaggio a re Giorgio, ispirato da un vestito da sposa disegnato da Armani prima di morire. Pierfrancesco Favino intabarrato che recita L’Infinito (nei saggi scolastici si è sentito di meglio), bello il sottofondo del violino di Giovanni Andrea Zanon. L’attrice Matilda De Angelis (scambiata dalla Rai per Mariah Carey) che agitando la bacchetta come un mestolo dirige tre grandi maestri come Rossini, Verdi, Puccini. Con il commentatore, sempre Rai, che per far ridere dice che il terzo compositore avrebbe dovuto chiamarsi Bianchini. Puro trash. Un omaggio ai paparazzi che tanto hanno fatto per la Dolce Vita e a Raffaella Carrà che l’ha resa più vivace con A far l’amore comincia tu mentre grandi tubetti di tempera fanno scendere dall’alto il giallo il blu e il rosso in un cerchio tra spartiti che volano. Laura Pausini in total black che canta l’inno in stile Super Bowl. Bella l’idea della regina delle nevi che precede le delegazioni, ma soprattutto favoloso il lungo piumone argentato e gli occhialoni neri.
La sfilata segue l’alfabeto italiano con quelli del Benin assai assiderati e il Brasile ricoperto da giacconi che fa finta di essere a Copacabana. A voi Cortina dove il Canada copertissimo ha divise che tutti vorremmo nei giorni di freddo mentre la Cechia vestita da Palio da Siena sfila allegramente, con la Cina che ha più donne che uomini, ma soprattutto non molla il cellulare. Una cerimonia d’apertura così diffusa da non capirci niente: dove siamo a Livigno o a Predazzo? Gli atleti della stessa squadra stanno un po’ qui e un po’ là. L’Eritrea a Livigno pare poca convinta, l’Estonia si mette a ballare, l’Iran ha anche due donne, evviva, l’Irlanda sorride, l’Islanda ha preparato un balletto, Israele a Milano viene fischiato, l’Ucraina invece molto applaudita e sostenuta con un boato. La Russia anche stavolta non c’è, i sui pochi atleti non possono sfilare. La Giamaica è qui perché da quando è uscito il film Cool Running sulla surreale squadra di bob che per prima volta nell’88 partecipò alle Invernali, insiste ad aver voglia di neve. La squadra è così composta: un pescatore, un compagno di staffetta di Bolt, un campione di kickboxing e un velocista britannico. Elegante la Mongolia per niente folkloristica. La Norvegia in bianco e rosso: è lei la dominatrice delle Invernali, appena 5 milioni e mezzo di abitanti, ma leader di medaglie, 406 di cui 148 d’oro. Gli Usa che sfilano da terzultimi sono applauditi e anche molti invidiati per il montgomery bianco che fa tanto Robert Redford, mentre il vicepresidente Vance, appena è inquadrato si becca i fischi. Poi viene la Francia, ma il presidente Macron è rimasto a casa.
L’Italia da paese ospitante arriva per ultima e complimenti alla signorilità del gigante Amos Mosaner che a Cortina senza scopa del curling si prende sulle spalle Federica Brignone che aveva già detto di volersi mettere i tacchi perché lui è altissimo. «Gli ho chiesto: sei sicuro che ce la fai a portarmi, guarda che io sono pesante». Mentre a Milano ci sono Arianna Fontana, regina dello short track, alla sua seconda volta da portabandiera e Federico Pellegrino molto emozionato: «Non mi aspettavo un’emozione così, non sapevo più dove guardare». Un po’ di musical con Sabrina Impacciatore su canzone di Adriano Celentano e la prevedibile scenetta che prende in giro l’usanza italiana di gesticolare, ma niente corna o gesti dell’ombrello. Diciamocelo, anche Dario Fo (premio Nobel) parlava con il corpo, ma quanta eleganza. Giuste le parole di Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina: «Queste Olimpiadi appartengono a voi atleti, ora tocca a voi». La presidente del Cio, Kirsty Coventry, campionessa olimpica di nuoto, esordisce con «buonasera Italia». E poi: «Siate fieri di essere arrivati fino a qui, cercate di divertirvi e di essere gentili. In Africa da dove provengo abbiamo un detto: io sono perché noi siamo. Cerchiamo di essere umani e di dare il meglio di noi». In piedi il presidente Mattarella, applauditissimo, dichiara aperti i Giochi (ma si sbaglia parlando di 15esima Olimpiade quando invece è la 25esima).
Sono i terzi invernali per l’Italia. 70 anni dopo Cortina, 20 dopo Torino. Si finisce con Andrea Bocelli. Nel 2006 a esibirsi in Nessun Dorma era stato Luciano Pavarotti. Un po’ di Milano e di vecchia Italia del calcio con Beppe Bergomi e Franco Baresi che passano la fiaccola alle stelle del volley azzurro maschile e femminile, nazionali entrambe campioni del mondo nel 2025 (azzurre anche campionesse olimpiche). Prima il trio Cambi-Egonu-Danesi, poi Anzani Porro e Giannelli per il viaggio fuori dallo stadio verso il braciere all’Arco di Pace. Un delicato Ghali canta in più lingue Gianni Rodari: «Ci sono cose da non fare mai, né di giorno, né di notte, né per mare, né per terra: per esempio, la guerra». Bellissima la coreografia che disegna una colomba. L’unico momento di spettacolo contemporaneo e internazionale. Altre parole di pace da parte dell’attrice Charlize Theron, che è così magnifica che potrebbe anche recitare l’elenco telefonico. Finale con Cecilia Bartoli e il pianista cinese Lang Lang ma anche con una lacrimuccia per non avere più Maurizio Pollini (ma un suo erede?). Giuramento degli atleti a Cortina dove nel ’56 la sciatrice Giuliana Minuzzo Chenal già mamma di una bimba di due anni fu la prima donna-atleta a inaugurare i Giochi («Per fortuna sapevo le parole a memoria perché il foglio si accartocciò per il freddo»). E l’astronauta Samantha Cristoforetti a rendere concreto il sogno di una bambina che guarda il futuro attraverso i pianeti. A Cortina gli ultimi tedofori sono un Gustav Thoeni commovente e un po’ traballante e Sofia Goggia, a Milano invece sono Alberto Tomba e Deborah Compagnoni ad accendere il braciere che cita i nodi leonardeschi.
Non è stata una notte buia e tempestosa, i fuochi l’hanno illuminata e l’allegria degli sportivi è stata la parte più bella. Ma che idea si sarà fatta il mondo di quest’Italia 2026 non si sa. Più d’amore o di psiche? Per fortuna da oggi a fare l’Italia toccherà agli atleti.