Sion – Nessun controllo per sei anni al Le Constellation. E per la prima volta si inizia a capire il perché grazie alle parole di uno degli indagati per la strage, Cristophe Balet, capo del servizio di sicurezza del Comune di Crans-Montana. Il suo interrogatorio apre un vaso di Pandora: «Non c’era abbastanza personale, l’avevo detto. Abbiamo pure dovuto cambiare il software per gestire le ispezioni». L’ex pompiere ammette un dettaglio che oggi appare incredibile. Nonostante il ruolo, non aveva passato l’esame per un brevetto antincendio: «Era molto difficile, in pochi lo superano». Dopo dodici ore crolla: «Chiedo scusa alle vittime, sento di avere la responsabilità morale per quello che è successo».
Un fiume di parole da mattina a se…
Sion – Nessun controllo per sei anni al Le Constellation. E per la prima volta si inizia a capire il perché grazie alle parole di uno degli indagati per la strage, Cristophe Balet, capo del servizio di sicurezza del Comune di Crans-Montana. Il suo interrogatorio apre un vaso di Pandora: «Non c’era abbastanza personale, l’avevo detto. Abbiamo pure dovuto cambiare il software per gestire le ispezioni». L’ex pompiere ammette un dettaglio che oggi appare incredibile. Nonostante il ruolo, non aveva passato l’esame per un brevetto antincendio: «Era molto difficile, in pochi lo superano». Dopo dodici ore crolla: «Chiedo scusa alle vittime, sento di avere la responsabilità morale per quello che è successo».
Un fiume di parole da mattina a sera. Stavolta, per accogliere i pm e decine di parti civili, tutto si deve spostare nella sala congressi del polo universitario di Sion. Alla fine, un avvocato delle vittime scuote la testa: «Si arriverà al sindaco. E all’intero Cantone. Non potevano non sapere». Fabrizio Ventimiglia, legale della giovane ferita italiana Sofia D., sottolinea: «Si va sempre più chiarendo un quadro che non è circoscritto solo ai Moretti. La platea di soggetti coinvolti potrebbe ampliarsi. Sono emersi nuovi elementi, mi auguro che possano dare impulso alle indagini». Balet, di fatto, tira in ballo il sindaco Nicolas Féraud. «Il personale per le ispezioni era insufficiente, l’avevo detto al Comune. Dovevamo dare la priorità a ospedali e cliniche». Da due anni, è a capo di una squadra di cinque persone che, tra il 2020 e il 2025, si dimentica di entrare nel pub di Rue Centrale dove sono morti 41 ragazzi, oltre a 115 feriti. È lui che, all’inizio delle indagini, ha il compito di inviare in procura le carte richieste dai pm. Gli stessi che ieri gli sequestrano il cellulare, convinti di poter trovare nuove prove.
Nessun rilievo, racconta, sulla schiuma infiammabile sul soffitto del bar: «Non è il mio lavoro controllare i pannelli fonoassorbenti, solo le decorazioni interne». Tra il 2023 e il 2024 succede poi un fatto strano: un uomo di 62 anni, a capo di un’azienda informatica che gestisce un software per i vigili del fuoco, chiede soldi per non pubblicare dati sensibili sul dark web. Viene arrestato, il ricatto non riesce ma l’affaire ha delle conseguenze: «Siamo stati costretti a cambiare software. Ci sono stati dei ritardi nell’aggiornamento dei file sulle ispezioni», ricorda Balet. Chiarisce anche che ha una figura politica di riferimento: un consigliere del Comune.
Sul sito del municipio il suo ruolo viene descritto così: deve «garantire il rispetto delle leggi in materia di protezione antincendio». Eppure non ha un brevetto dedicato a questo: «Non ho passato l’esame, era molto difficile, in pochi lo superano. Ho perso l’occasione di riprovare perché mi sono dovuto sottoporre a un’operazione e non ci sono riuscito». In compenso, su Linkedin, sfoggia sul curriculum un «brevetto federale di venditore di automobili» e un’esperienza da agente immobiliare. La sua udienza è sospesa, sarà risentito. Lunedì toccherà al predecessore Ken Jacquemoud. Pure lui è indagato in concorso con Balet e i Moretti: ha partecipato alle ispezioni al Constellation nel 2018 e nel 2019. Non ci si ferma qui. L’inchiesta ingrana, per quanto ieri un altro legale abbia chiesto un cambio dei pm. I magistrati scrivono che il Comune è venuto meno «al suo dovere di far rispettare le norme per salvaguardare la vita e l’integrità fisica degli avventori del bar. Tali mancanze potrebbero essere attribuite sia ai dipendenti che ai membri attuali ed ex del consiglio comunale».