L’appello della nonna dei bambini nel bosco: “Stanno male, dateli a noi”
di Corrado ZuninoIeri mattina Pauline e Rachael Birmingham, nonna e zia dei bambini del bosco (per parte di madre), hanno incontrato i tre nipoti nella casa famiglia di Vasto, dove i piccoli vivono dal 20 novembre scorso. Li hanno abbracciati, commosse, ascoltati e poi hanno usato le loro biciclette nel cortile della struttura. All’uscita nonna Pauline ha detto, preoccupata: «I bambini sono diversi, sembrano turbati da quello che gli è accaduto. Si sono ammalati. No, non saranno più quelli di prima».
Sono arrivate due giorni fa da Melbourne e Rachael si è fatta anticipare dai suoi intenti: «Vogliamo, con l’aiuto dell’ambasciata australiana, chiedere l’affidamento dei tre figli di Catherine ai nonni, che vivono nella città australiana». Giunte in Ital…
Ieri mattina Pauline e Rachael Birmingham, nonna e zia dei bambini del bosco (per parte di madre), hanno incontrato i tre nipoti nella casa famiglia di Vasto, dove i piccoli vivono dal 20 novembre scorso. Li hanno abbracciati, commosse, ascoltati e poi hanno usato le loro biciclette nel cortile della struttura. All’uscita nonna Pauline ha detto, preoccupata: «I bambini sono diversi, sembrano turbati da quello che gli è accaduto. Si sono ammalati. No, non saranno più quelli di prima».
Famiglia nel bosco, il legale di Nathan e Cate: “Quanto dolore inutile, ma torneranno tutti insieme”
Sono arrivate due giorni fa da Melbourne e Rachael si è fatta anticipare dai suoi intenti: «Vogliamo, con l’aiuto dell’ambasciata australiana, chiedere l’affidamento dei tre figli di Catherine ai nonni, che vivono nella città australiana». Giunte in Italia, l’idea si è via via affievolita. Per due motivi: Nathan Trevallion, il marito di Catherine e padre delle creature, continua a dire che vuole restare in Italia, nei boschi di Palmoli. E, due, tecnicamente l’affidamento dei bambini ai nonni è possibile, ma prima bisogna completare il percorso di valutazione iniziato dal Tribunale dei minori e, poi, i parenti devono dimostrare di discostarsi dai comportamenti dei genitori, mentre l’intera famiglia di Catherine abbraccia lo stile di vita e le scelte genitoriali della coppia anglo-australiana.
Ieri all’Aquila c’è stata la seconda perizia delle verifica delle attitudini genitoriali per Nathan e Cate, nello studio della psichiatra Simona Ceccoli. È durata oltre tre ore ed è stata suggellata da un lungo abbraccio della coppia, pronta a dividersi nuovamente dopo l’incontro obbligato. Alla fine l’avvocato Marco Femminella ha detto: «Siamo andati oltre la collaborazione, in questa fase si è instaurato un dialogo con la psichiatra, sentiamo attenzione e una bella empatia». A Repubblica aveva detto: «C’è stato tanto dolore inutile, ma alla fine la famiglia tornerà insieme».
La dottoressa Ceccoli ha mantenuto le promesse di un deposito degli atti rapido e sembra sapersi calare nella vita e nel punto di vista della coppia. La psicologa della difesa Martina Aiello ha detto: «Abbiamo continuato nel lavoro di ricostruzione della vita di una famiglia, non ci sono stati ancora test individuali. I genitori sono determinati ad andare avanti».
In questa fase di contrasti sia nella struttura protetta di Vasto, sia nel rapporto con le controparti, l’avvocato Femminella ha detto ancora: «È un problema se c’è qualcuno che non sa fare il suo lavoro, sapevamo che l’ente di ambito da cui dipendono i servizi sociali non avrebbe risposto al nostro esposto contro l’assistente Veruska D’Angelo».
I difensori della famiglia nel bosco hanno controreplicato inviando una lettera dura, in cui si ricorda come la D’Angelo si sia «recata in casa di persone perbene, mai pericolose o violente, pur sapendo della presenza dei minori, con al seguito le forze dell’ordine».