Crans, a fuoco il Memoriale: “Colpa delle candele accese”
dal nostro inviato Rosario Di Raimondo , Tiziana De GiorgioL'intervento delle forze dell'ordine per l'incendio divampato nel memoriale per le vittime de Le Constellation a Crans-Montana
Una ragazza osserva il poco che è rimasto — fiori, peluche, il libro delle firme — e piange. A metà mattina tutto viene spostato in un gazebo griffato con i loghi di Crans-Montana. Si legge: «Sport, natura, cultura, carpe diem». C’è sempre un po’ di farsa anche nella tragedia e la locuzione, ore dopo, viene coperta col nastro adesivo: a qualcuno dev’essere sembrata fuori luogo.
Un altro sfregio. All’alba ieri va a fuoco il memoriale per le vittime della strage al Le Constellation. Intervengono i pompieri e la polizia. Vengono montati pannelli per impedire di vedere l’igloo. Arriva il capo dei vigili David Vocat, che sarà sentito come testimone per i fallaci controlli nel locale dei Moretti. Nessuno ha notizia del sindaco Nicolas Féraud. Poi la conferma: «L’incendio è divampato vicino alle candele su un tavolo al centro del monumento». Una maledizione: delle candele sono alla base dell’incendio nel bar. Gli operai cari…
Una ragazza osserva il poco che è rimasto — fiori, peluche, il libro delle firme — e piange. A metà mattina tutto viene spostato in un gazebo griffato con i loghi di Crans-Montana. Si legge: «Sport, natura, cultura, carpe diem». C’è sempre un po’ di farsa anche nella tragedia e la locuzione, ore dopo, viene coperta col nastro adesivo: a qualcuno dev’essere sembrata fuori luogo.
Un altro sfregio. All’alba ieri va a fuoco il memoriale per le vittime della strage al Le Constellation. Intervengono i pompieri e la polizia. Vengono montati pannelli per impedire di vedere l’igloo. Arriva il capo dei vigili David Vocat, che sarà sentito come testimone per i fallaci controlli nel locale dei Moretti. Nessuno ha notizia del sindaco Nicolas Féraud. Poi la conferma: «L’incendio è divampato vicino alle candele su un tavolo al centro del monumento». Una maledizione: delle candele sono alla base dell’incendio nel bar. Gli operai caricano i ricordi bruciati su un furgone e li portano via. Ciò che si salva resta nel gazebo. Sembra assurdo ma anche qui, su un tavolino, ci sono candele accese. Nessuno avverte che sarebbe meglio evitare. Una ferita che si riapre. «È come se ci fosse un accanimento — spiega Andrea Costanzo, papà di Chiara, scomparsa a sedici anni –. Prima hanno spostato il memoriale cercando di nasconderlo. Ora le fiamme, per noi evocative e dolorose: mi sono sentito male. Sembra che non abbiano imparato nulla».
Un sentimento condiviso da chi lotta accanto ai giovani ricoverati al Centro ustioni del Niguarda. «Penso sia la prima volta che un memoriale creato per ricordare un incendio prenda fuoco, dimostrazione della superficialità di chi si occupa della sicurezza», commenta Umberto Marcucci, papà di Manfredi, da oltre un mese in ospedale. «La nemesi di un paese che non è in grado nemmeno di proteggere un ricordo», dice Valentino Giola, papà di Giuseppe, dimesso da poco. C’erano state polemiche quando il memoriale, per ragioni di «sicurezza», era stato trasferito dal Le Constellation al decentrato piazzale della chiesa. Davanti all’entrata del pub, invece, resiste il cartello pubblicitario del negozio che noleggia sci e snowboard.
Proseguono gli interrogatori. Dopo il capo della sicurezza del Comune, Cristophe Balet, tocca oggi al suo predecessore (entrambi sono indagati) Ken Jacquemoud. C’era lui durante le ispezioni tra il 2018 e il 2019 dai Moretti. Mercoledì sarà di nuovo il turno di Jacques, il giorno dopo di Jessica. Giovedì è attesa una scena inedita. Le famiglie delle vittime saranno davanti al centro che ospita l’interrogatorio della titolare. Michel Pidoux, papà di Trystan, morto a 17 anni, dice: «Vogliamo che ci veda negli occhi e capisca cos’ha fatto ai nostri figli». Con lui e la moglie Vinciane, «un’altra decina di madri e padri. La sera faremo una manifestazione aperta a tutti».