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Crescere nell’era dell’IA: un adolescente su tre la usa per cercare ascolto e per consigli

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In Italia, i dati della ricerca Telefono Azzurro–Ipsos Doxa mostrano che il 35% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni utilizza frequentemente i chatbot: “Grandi potenzialità ma anche rischi per la salute mentale”
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L’Intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro: è già parte integrante della quotidianità di bambini e adolescenti. Chatbot conversazionali, assistenti virtuali e sistemi di IA generativa vengono utilizzati per studiare, informarsi, creare contenuti e, sempre più spesso, per cercare ascolto e consigli personali. Un cambiamento rapido e profondo che apre nuove opportunità, ma solleva anche interrogativi urgenti sul benessere psicologico e sullo sviluppo emotivo delle giovani generazioni.

È in questo scenario che si inserisce la riflessione promossa da Telefono Azzurro, in occasione del Safer Internet Day 2026, con la giornata di studio “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”, il 9 febbraio a Milano e 10 febbraio a Roma.

La salute mentale dei più giovani

Il dibattito sull’IA si innesta su un contesto già complesso. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni sperimenta un d…

L’Intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro: è già parte integrante della quotidianità di bambini e adolescenti. Chatbot conversazionali, assistenti virtuali e sistemi di IA generativa vengono utilizzati per studiare, informarsi, creare contenuti e, sempre più spesso, per cercare ascolto e consigli personali. Un cambiamento rapido e profondo che apre nuove opportunità, ma solleva anche interrogativi urgenti sul benessere psicologico e sullo sviluppo emotivo delle giovani generazioni.

È in questo scenario che si inserisce la riflessione promossa da Telefono Azzurro, in occasione del Safer Internet Day 2026, con la giornata di studio “Crescere con l’Intelligenza Artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”, il 9 febbraio a Milano e 10 febbraio a Roma.

La salute mentale dei più giovani

Il dibattito sull’IA si innesta su un contesto già complesso. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non intercettato né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale sono tra le problematiche più diffuse, con una particolare incidenza tra le ragazze. La solitudine rappresenta uno dei segnali più preoccupanti: circa un adolescente su cinque dichiara di sentirsi solo. Studi recenti mostrano inoltre una correlazione tra uso problematico degli ambienti digitali e l’aumento di sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale continuo, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza.

Chatbot IA sempre più diffusi

In questo contesto di vulnerabilità emotiva si colloca la rapida diffusione dei chatbot basati su Intelligenza Artificiale. In Italia, i dati della ricerca Telefono Azzurro–Ipsos Doxa mostrano che il 35% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni utilizza strumenti di IA tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza di questi strumenti è molto elevata: il 74% afferma di conoscere i chatbot IA e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli. L’uso cresce con l’età ed è leggermente più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze.

I chatbot più usati

Tra i chatbot più utilizzati spicca ChatGPT (83%), seguito da Gemini (36%), Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%). L’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca di informazioni, ma accanto a queste funzioni emerge un uso più personale. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Colpisce il livello di fiducia attribuito a questi strumenti: il valore medio è 6,6 su 10, con oltre la metà dei rispondenti (58%) che assegna un punteggio superiore a 7. I chatbot vengono percepiti come interlocutori in parte “umani”.

Emozioni, benefici e rischi

Tra chi instaura interazioni personali, le motivazioni principali sono la curiosità, la qualità percepita dei consigli, il sentirsi non giudicati e, in alcuni casi, il sentirsi meno soli. Una minoranza significativa dichiara di non avere altre figure di riferimento. Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita soprattutto curiosità e divertimento, ma non mancano elementi più delicati: il 23% dei ragazzi afferma di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza negativa. Accanto ai benefici percepiti, i ragazzi riconoscono però anche numerosi rischi: riduzione del pensiero critico (40%), diminuzione delle relazioni sociali reali (35%), confusione tra realtà e finzione (33%), rischio di dipendenza (25%),diffusione di informazioni errate (20%), criticità legate alla privacy (19%). Solo una minoranza ritiene che non vi siano effetti negativi.

La necessità di regole

“I dati ci dicono con chiarezza che i chatbot basati su Intelligenza Artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti – sottolinea Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro –. Parliamo di strumenti che offrono potenzialità significative, ma che espongono anche a rischi concreti, soprattutto sul piano della salute mentale, in particolare per i bambini e i ragazzi più vulnerabili”. “L’Intelligenza Artificiale non è né buona né cattiva in sé. È uno strumento potente: senza regole, competenze e responsabilità condivise può diventare dannosa. Con una governance capace di mettere al centro il benessere dei più giovani e uno sviluppo guidato dall’etica, può invece rappresentare un fattore di inclusione, prevenzione e opportunità”.

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