Una persona dalle idee forti, poco incline ai compromessi. Ma è stato un grande scienziato e ci ha lasciato i Laboratori del Gran Sasso. Basta e avanza per definire positiva una carriera». Nando Ferroni ha ereditato da Antonino Zichichi un Istituto Nazionale di Fisica Nucleare «più ricco, visibile e munito di infrastrutture». Zichichi ne è stato presidente dal 1979 al 1982, Ferroni dal 2011 al 2019.
Perché il Gran Sasso è stato importante?
«Perché nessuno prima di Zichichi aveva mai pensato di scendere nel cuore di una montagna per studiare l’universo. Era un’idea che semplicemente non esisteva. Lui è riuscito anche a realizzarla grazie ai suoi agganci politici».
Che tipo di agganci?
«Seguiva la Democrazia Cristiana. Parlò alla politica della sua intuizione e fu ascoltat…
Una persona dalle idee forti, poco incline ai compromessi. Ma è stato un grande scienziato e ci ha lasciato i Laboratori del Gran Sasso. Basta e avanza per definire positiva una carriera». Nando Ferroni ha ereditato da Antonino Zichichi un Istituto Nazionale di Fisica Nucleare «più ricco, visibile e munito di infrastrutture». Zichichi ne è stato presidente dal 1979 al 1982, Ferroni dal 2011 al 2019.
Perché il Gran Sasso è stato importante?
«Perché nessuno prima di Zichichi aveva mai pensato di scendere nel cuore di una montagna per studiare l’universo. Era un’idea che semplicemente non esisteva. Lui è riuscito anche a realizzarla grazie ai suoi agganci politici».
Che tipo di agganci?
«Seguiva la Democrazia Cristiana. Parlò alla politica della sua intuizione e fu ascoltato. Magari oggi i politici dessero ancora retta alle idee dei fisici».
Lei è stato studente alla scuola di Erice.
«Ricordo che si improvvisava barista e distribuiva gelati a tutti. A cena invece versava Marsala. Dal punto di vista scientifico era un’esperienza bellissima. Tutti i fisici più importanti al mondo sono passati da lì».
Però bisognava ascoltare le sue prolusioni lunghe ore.
«Per il pubblico erano incomprensibili, per noi fisici poco scientifiche. Una volta che ero moderatore fui costretto a interromperlo, su richiesta della platea. Per fortuna non se la prese».
Se aveva agganci politici perché non entrò mai in politica sul serio?
«La politica è l’arte del compromesso e lui era fermamente convinto delle sue idee. Non era disposto a scendere a patti».
La fede entrava nelle vostre conversazioni?
«No, ma ricordo che una volta mi dette appuntamento in Vaticano. Mi venne a prendere il suo autista a un ingresso laterale e mi fece scendere direttamente a Santa Marta. Ero molto incuriosito e lui mi rispose che spesso si fermava a dormire lì. Poi ci fecero uscire di corsa, perché stava arrivando il Papa. Non ho mai saputo se avessero davvero stanze vicine».
Come poteva condividere con voi fisici lo scetticismo per il clima e la teoria dell’evoluzione?
«Lo stimavo molto come fisico, ma sul clima abbiamo avuto la nostra unica discussione. Pensava di poter misurare con delle equazioni matematiche un fenomeno che è di natura diversa. Su Darwin penso che sia stato influenzato dalle posizioni della Chiesa. Ma quando si parlava di ambiente, inteso come inquinamento e distruzione della natura attorno a noi, era molto sensibile».