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Crans, l’incontro tra Moretti e la madre di due ragazze ferite nel rogo. Hanno parlato per 20 minuti

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Leila Micheloud è andata a Sion per ascoltare il titolare del Constellation che oggi è stato interrogato in Svizzera. Gli avvocati: “È stato un momento eccezionale tra persone che hanno deciso di parlarsi e andare avanti"
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“Sono la madre di due vittime. E oggi mi vedranno. Se ci vuole coraggio per essere qui? Sono semplicemente una mamma, siamo in battaglia. Dovevo essere qui”.

Leila Micheloud è entrata nel polo universitario di Sion dove oggi viene interrogato Jacques Moretti, che con Jessica è il titolare del Constellation. La donna, difesa dall’avvocato Sébastien Fanti, voleva esserci. Le sue figlie sono tra i feriti.

Ha incontrato il coniugi Moretti per 20 minuti. Sebastien Fanti, legale della donna, dice: "Si sono parlati con semplicità e umanità". Leila ha incontrato i coniugi Moretti - prosegue Fanti - si sono parlati per 20 minuti. Non posso dire cosa si sono detti, è una cosa intima, è stato un momento di intensità e umanità, fra persone che devono vivere con quello che è successo il primo gennaio. Un momento davvero eccezionale tra persone che hanno deciso di andare più avanti". Continua Fanti: "Bisogna fare un esercizio di memoria insieme. Si sono visti in udienza e in quel momento hanno cap…

“Sono la madre di due vittime. E oggi mi vedranno. Se ci vuole coraggio per essere qui? Sono semplicemente una mamma, siamo in battaglia. Dovevo essere qui”.

Leila Micheloud è entrata nel polo universitario di Sion dove oggi viene interrogato Jacques Moretti, che con Jessica è il titolare del Constellation. La donna, difesa dall’avvocato Sébastien Fanti, voleva esserci. Le sue figlie sono tra i feriti.

Ha incontrato il coniugi Moretti per 20 minuti. Sebastien Fanti, legale della donna, dice: "Si sono parlati con semplicità e umanità". Leila ha incontrato i coniugi Moretti - prosegue Fanti - si sono parlati per 20 minuti. Non posso dire cosa si sono detti, è una cosa intima, è stato un momento di intensità e umanità, fra persone che devono vivere con quello che è successo il primo gennaio. Un momento davvero eccezionale tra persone che hanno deciso di andare più avanti". Continua Fanti: "Bisogna fare un esercizio di memoria insieme. Si sono visti in udienza e in quel momento hanno capito che era possibile parlare. È stato un miracolo".

Gli avvocati dei Moretti, Yahel Hayat, Patrick Michod e Nicola Meyer, commentano: "Questa tragedia si è consumata nel totale isolamento. Questo è il paradosso, perché provavano empatia ma allo stesso tempo erano isolati e tagliati fuori da ogni contatto. E poi, all'improvviso, grazie a questa donna, questa donna straordinaria, e all'avvocato Fanti, c'è stato un raro momento in cui questa donna ha voluto ascoltare, ha voluto parlare, e i coniugi Moretti, da parte loro, hanno ovviamente voluto essere faccia a faccia e poter parlare direttamente agli altri. Quindi, sì, abbiamo vissuto momenti come questi molto rari. Alcune persone impiegano anni per raggiungere il punto di poter parlare a coloro che, nel loro stato attuale, incarnano la sventura, e questa donna ci è riuscita. Penso che forse altri seguiranno l'esempio, ma dobbiamo rispettare i tempi di tutti". E poi: "Dopo quel momento, abbiamo sentito qualcosa che ha lenito, che ha attenuato la violenza di quei momenti, la tragedia che ogni persona vive nel suo isolamento. E penso che per alcuni, e per questa donna, ovviamente avrà un'eco e forse lenirà anche la loro sofferenza".

Le parole prima dell’interrogatorio

“Quando hai due figlie che erano sull’orlo della morte, non hai più paura di niente”, aveva detto stamattina la donna prima dell’interrogatorio. “È un percorso di guarigione. È un modo per guarire. È un modo per dire: ‘Siamo qui, non ci sono solo nomi, non siamo solo una lista. Ci sono anche dei volti’. Qual è il mio stato d’animo? Un vuoto totale. Sono in modalità pilota automatico, farò solo sentire la mia presenza. Stiamo aspettando risposte. Vogliamo la verità. Non chiediamo altro”. Aggiunge: “Dovevo essere qui. Le mie figlie sono vittime. E ci sono altre vittime che, purtroppo, non saranno mai qui, ed è giusto che io sia qui”.

Poi racconta la storia delle sue ragazze: “Sono ricoverate in ospedale. Sono ustionate, e ora sto lottando per loro affinché ottengano giustizia, affinché ottengano risposte, chiare e semplici. Tutto qui. Non ho paura di nessuno, sia chiaro. Vado e basta, ascolto quello che succede, tutto qui”.

Domani, 12 dicembre, toccherà a Jessica Maric essere risentita. Altre famiglie delle vittime saranno qui, come Leila, per “guardare negli occhi Jessica”. Arriveranno già al mattino, e faranno una manifestazione la sera.

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