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Ddl migranti, ecco cosa succederà nelle acque territoriali italiane con le nuove norme

(ansa)

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Le regole sul blocco navale e quella che autorizza il trasferimento in Paesi terzi sicuri suscitano più di una perplessità negli addetti ai lavori: “I respingimenti collettivi sono vietati. Aumenteranno i morti”
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Il nuovo disegno di legge immigrazione approvato dal Consiglio dei ministri rischia di aprire un nuovo fronte di scontro con la magistratura, compresa quella amministrativa. Le norme sul blocco navale e quella che autorizza il trasferimento in Paesi terzi sicuri (che per l'Italia equivale a dire Albania) dei migranti eventualmente a bordo delle navi a cui verrebbe vietato l'ingresso in acque territoriali italiane suscitano più di una perplessità negli addetti ai lavori.

“I respingimenti collettivi sono vietati”, ricorda Silvia Albano, segreteria di Md e giudice della sezione immigrazione del tribunale di Roma. “Il blocco navale non esiste, è solo propaganda, ci ritroveremo nelle stesse situazioni già viste con Matteo Salvini al Viminale”, dice lapidario Mario Morcone, prefetto e già capo di gabinetto al Viminale fino al 2018 quando Salvini lo sostituì con l’attuale ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Il nuovo disegno di legge immigrazione approvato dal Consiglio dei ministri rischia di aprire un nuovo fronte di scontro con la magistratura, compresa quella amministrativa. Le norme sul blocco navale e quella che autorizza il trasferimento in Paesi terzi sicuri (che per l'Italia equivale a dire Albania) dei migranti eventualmente a bordo delle navi a cui verrebbe vietato l'ingresso in acque territoriali italiane suscitano più di una perplessità negli addetti ai lavori.

“I respingimenti collettivi sono vietati”, ricorda Silvia Albano, segreteria di Md e giudice della sezione immigrazione del tribunale di Roma. “Il blocco navale non esiste, è solo propaganda, ci ritroveremo nelle stesse situazioni già viste con Matteo Salvini al Viminale”, dice lapidario Mario Morcone, prefetto e già capo di gabinetto al Viminale fino al 2018 quando Salvini lo sostituì con l’attuale ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Cosa cambia con le nuove norme

Ma vediamo cosa concretamente potrebbe accadere quando le nuove norme (che devono ancora passare al vaglio del Parlamento) entreranno in vigore. Il disegno di legge non cita mai le navi umanitarie ma è evidentemente per loro che è stata pensata la norma che dà al Consiglio dei ministri la facoltà di vietare l’ingresso in acque territoriali per un periodo di tempo non superiore a 30 giorni ma prorogabile fino a sei mesi a navi ritenute una minaccia per la sicurezza nazionale.

I criteri di valutazione

Quattro i criteri di valutazione: il sospetto di presenza di possibili terroristi a bordo, momenti di particolare pressione migratoria, straordinarie condizioni igienico-sanitarie, manifestazioni sul territorio nazionale che prevedano misure di sicurezza eccezionali.

Se il governo valuterà la sussistenza di una di queste condizioni, il consiglio dei ministri firmerà un decreto di interdizione all’ingresso nelle acque territoriali (ovviamente motivato) che sarà notificato dalle autorità costiere alle navi interessate. Che dovranno dunque girare la prua e andare altrove. Ma è facile immaginare che, come già successo tra il 2018 e il 2019 con Salvini al Viminale, le navi umanitarie non accetteranno di andare altrove. Per chi deciderà di violare il blocco sono previste sanzioni fino a 50mila euro e poi, in caso di reiterazione, sequestro e confisca.

Le conseguenze

Quello che probabilmente accadrà è un film già visto: un braccio di ferro tra le autorità marittime e le navi che resteranno in mare aperto per giorni con l'inevitabile aggravarsi delle condizioni igieniche e delle tensioni a bordo fino all'inevitabile intervento della magistratura a cui, nel frattempo, le ong potranno fare ricorso contro il decreto di interdizione all’ingresso nelle acque territoriali. Nel caso in cui le ong dovessero alla fine chiedere l’intervento delle motovedette italiane per sbarcare i migranti a bordo, questi – dice la nuova norma – potranno ora essere portati in un Paese terzo sicuro per le procedure di asilo. E qui appare inevitabile l’intervento della magistratura.

“I respingimenti collettivi sono vietati - osserva Silvia Albano - Le criticità nell'applicazione della norma sull'interdizione delle acque territoriali alle navi ritenute una minaccia per la sicurezza nazionale potrebbero essere le stesse già rilevate dalla magistratura amministrativa all'epoca dei decreti Salvini. Al di là di chi delibererà l'interdizione, non si possono violare le norme costituzionali e i trattati internazionali".

E la giudice ha dubbi anche sulla legittimità del trasferimento dei migranti nei centri in Albania: “La norma che prevede che i migranti a bordo delle navi fermate possano essere portati in Paesi terzi sicuri non mi pare possa ritenersi un'applicazione delle modifiche al regolamento europeo che prevede che il Paese terzo sicuro si faccia carico di tutte le procedure di asilo. E non è questo l'accordo che l'Italia ha stipulato con l'Albania, andrebbe modificato credo. In ogni caso bisognerebbe valutare caso per caso proprio perché sono vietati i respingimenti collettivi".

Morcone: “Strumento per respingere le ong”

Severo il giudizio dell’ex prefetto Morcone: "Il blocco navale è una vecchia fissazione di Giorgia Meloni, ma non esiste. Quello che il governo ha cercato di fare con questo provvedimento è trovare uno strumento giuridico per respingere le ong. Ma i criteri per l’interdizione all’ingresso nelle acque territoriali sono aleatorie, con un enorme spazio di discrezionalità che probabilmente aprirà un nuovo problema con la magistratura che sarà costretta a intervenire. Quel che è certo è che nessun migrante si lascerà scoraggiare da queste norme che aumenteranno la mortalità nel Mediterraneo”.

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