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L’ombra del Niño: il surriscaldamento anomalo del Pacifico potrebbe ripartire tra qualche mese

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Il fenomeno, che provoca siccità, inondazioni e intense ondate di calore, si va a sovrapporre al surriscaldamento globale causato dall’uomo e potrebbe rimettersi in moto già nella seconda metà del 2026
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Riecco El Niño, forse. Alcuni modelli climatici fatti girare dalle principali agenzie meteorologiche mondiali danno un’alta probabilità che il surriscaldamento anomalo del Pacifico potrebbe rimettersi in moto già nella seconda metà del 2026. Se così fosse, il 2027 si candiderebbe ad essere un altro anno record per le temperature a livello globale.

Sono infatti arrivate alle stesse conclusioni sia la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) del governo statunitense che il Bureau of Meteorology australiano. Entrambe le istituzioni scientifiche, però, hanno avvertito che tali risultati sono preliminari e accompagnati da importanti incertezze, visto che siamo ancora all’inizio dell’anno. Il fenomeno dell’innalzamento periodico delle temperature oceaniche nel Pacifico, noto come Oscillazione meridionale di El Niño (Enso), è collegato a eventi climatici estremi in tutto il mondo.

Riecco El Niño, forse. Alcuni modelli climatici fatti girare dalle principali agenzie meteorologiche mondiali danno un’alta probabilità che il surriscaldamento anomalo del Pacifico potrebbe rimettersi in moto già nella seconda metà del 2026. Se così fosse, il 2027 si candiderebbe ad essere un altro anno record per le temperature a livello globale.

Sono infatti arrivate alle stesse conclusioni sia la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) del governo statunitense che il Bureau of Meteorology australiano. Entrambe le istituzioni scientifiche, però, hanno avvertito che tali risultati sono preliminari e accompagnati da importanti incertezze, visto che siamo ancora all’inizio dell’anno. Il fenomeno dell’innalzamento periodico delle temperature oceaniche nel Pacifico, noto come Oscillazione meridionale di El Niño (Enso), è collegato a eventi climatici estremi in tutto il mondo.

Quando si manifesta

Per i climatologi si manifesta quando la superficie della parte centrale dell'Oceano Pacifico fa registrare un incremento della temperatura, rispetto alla media stagionale, di almeno 0,5 °C per un periodo di tempo non inferiore ai 5 mesi. L’ultima sua apparizione è recentissima: tra la fine del 2023 e il 2024, non a caso rispettivamente al secondo e al primo posto nella speciale classifica degli anni più caldi di sempre. Perché El Niño, fenomeno conosciuto dagli scienziati fin da inizio Novecento, va a sovrapporsi (peggiorandone gli effetti) al riscaldamento globale originato dalle emissioni umane di gas serra.

I segnali premonitori

Ma quali sono i segnali premonitori di un suo imminente ritorno? “C'è molta acqua calda immagazzinata nel Pacifico tropicale occidentale”, ha spiegato Andrew Watkins, climatologo presso la Monash University ed ex responsabile delle previsioni a lungo termine della Noaa. “In genere, quando gli alisei si attenuano, questa acqua calda torna a riversarsi verso est e riscalda le aree al largo del Sud America. I modelli matematici che usiamo mostrano crescenti possibilità del rimanifestarsi di El Niño”.

Ma è appunto troppo presto per averne la certezza. “Concordo con Watkins”, dice a Repubblica Carlo Buontempo, direttore del Climate Service di Copernicus, il programma Ue per il monitoraggio del Pianeta. “È troppo presto per fare previsioni affidabili”. Copernicus non ha un mandato esplicito in questo senso e non sta all’agenzia europea determinare se El Niño è o meno in atto. “Tuttavia anche per il nostro modello C3S è molto probabile (75% o più) un ritorno del Niño dalla prossima estate”, continua Buontempo.

L’ultima simulazione

Un’ultima simulazione, datata Febbraio 2026, è stata rilasciata da Copernicus proprio nelle scorse ore: rispetto alle elaborazioni del mese scorso, “aumentano la probabilità di avere un El Niño quest’anno. Questo però non vuol dire che ciò avvenga con certezza”, spiega lo studioso italiano. “Ci sono stati casi, anche recenti, in cui una previsione fatta all’inizio dell’anno si è dimostrata inaccurata. Parte del problema è un fenomeno noto come spring predictability barrier, che rende difficile fare previsioni di El Niño prima della fine della primavera. Quello che è certo”, conclude Buontempo, “è che se si verificasse, si potrebbero raggiungere nuovi estremi di temperatura, tanto alla fine del 2026 come, soprattutto nel corso del 2027”.

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