Rigopiano, la madre della vittima più giovane dopo la sentenza: “Speravo che li condannassero tutti”
dalla nostra inviata Romina MarcecaMariangela Di Giorgio abbraccia il marito Filippo dentro all'aula Affreschi. “Giustizia è stata fatta, speriamo che finalmente le condanne siano definitive”, dice mentre sistema la pettorina con su scritto: “Prevenire era possibile e dovuto”. Una frase rivolta proprio all’inerzia della macchina regionale che non ha messo al riparo dai rischi le donne e gli uomini morti nella tragedia di Rigopiano del 18 gennaio del 2017. Da pochi minuti è stata letta la sentenza bis sulle responsabilità di chi poteva e doveva evitare l’irreparabile. Tre condanne e cinque assoluzioni.
Una vittoria a metà. Mariangela e Filippo sono i genitori di Ilaria Di Biase, 22 anni, la vittima più giovane di Rigopiano. Ilaria era cuoca dell’hotel da 3 anni ed è stata trovata proprio in cucina una settimana dopo la slavina mortale. “Non abbiamo mai voluto sapere i particolari di come sia morta”, racconta la mamma. Dopo 9 anni, sono arrivate le condanne per tre funzionari regionali. “Nessuno mi ridarà mia figlia, che…
Mariangela Di Giorgio abbraccia il marito Filippo dentro all'aula Affreschi. “Giustizia è stata fatta, speriamo che finalmente le condanne siano definitive”, dice mentre sistema la pettorina con su scritto: “Prevenire era possibile e dovuto”. Una frase rivolta proprio all’inerzia della macchina regionale che non ha messo al riparo dai rischi le donne e gli uomini morti nella tragedia di Rigopiano del 18 gennaio del 2017. Da pochi minuti è stata letta la sentenza bis sulle responsabilità di chi poteva e doveva evitare l’irreparabile. Tre condanne e cinque assoluzioni.
Una vittoria a metà. Mariangela e Filippo sono i genitori di Ilaria Di Biase, 22 anni, la vittima più giovane di Rigopiano. Ilaria era cuoca dell’hotel da 3 anni ed è stata trovata proprio in cucina una settimana dopo la slavina mortale. “Non abbiamo mai voluto sapere i particolari di come sia morta”, racconta la mamma. Dopo 9 anni, sono arrivate le condanne per tre funzionari regionali. “Nessuno mi ridarà mia figlia, che è l’unica cosa che vorrei. E queste condanne sono il minimo. Forse adesso avremo un po’ di giustizia e di pace. Speravo che la Corte li condannasse tutti ma non è andata così”.
Secondo lei, qualcuno ha più colpa degli altri in questa vicenda?
“Tutti, allo stesso modo. Dal primo all’ultimo, dal titolare che doveva chiudere l’hotel per buonsenso dopo i fatti molto simili del 2015 fino a chi doveva applicare la carta delle valanghe”.
Perdona?
“Sono tutti assassini, mi hanno ammazzato una figlia. Ilaria stava bene, era fidanzata, aveva il progetto di aprire una pasticceria. Cucinare era stata sempre la sua passione. Aveva fatto il corso con lo chef stellato Nico Romito a Castel di Sangro e aveva toccato il cielo con un dito. Guardava al futuro e glielo hanno tolto”.
Come è andata avanti la vostra vita?
“Ogni giorno andiamo al cimitero. Stiamo sopravvivendo, abbiamo un altro figlio che oggi ha 26 anni e ci siamo dovuti rialzare. Solo per lui e anche per Ilaria”.
Cosa ha significato per lei e suo marito battersi per Ilaria?
“Cambiare avvocati, chiedere perizie, non perdere una sola udienza al fianco del nostro legale Massimiliano Gabrielli. E, poi, continuare a lavorare senza chiedere un solo giorno di permesso”.
Cosa ricorda di quel giorno?
“Avevo insistito perché non andasse a lavorare per l’allerta meteo. Ma lei aveva detto che non era corretto nei confronti dei colleghi. Allora con mio marito l’abbiamo accompagnata da Archi, la nostra città, a Rigopiano. Era il 14 gennaio. Le abbiamo dato un bacio e non sapevo che sarebbe stato l’ultimo. Ilaria avrebbe finito il turno martedì ma poi è rimasta bloccata lì. Il collega che doveva darle il cambio non è arrivato”.
L’ultima chiamata?
“Ci siamo sentite diverse volte quel giorno perché c’erano scosse di terremoto. Ma l’ultima chiamata è stata alle 16 e mi ha detto che stavano aspettando una turbina per togliere la neve. Anche se lei non era sicura che sarebbe arrivata”.
Cosa vedeva sua figlia dalla cucina di Rigopiano?
“Solo un muro di neve davanti a lei”.
Era spaventata?
“Non me lo faceva capire, sembrava tranquilla. Però mi ripeteva più volte nei messaggi: ‘Voglio tornare a casa’. Allora le ho mandato la foto del suo cane, Iago, ma lei non ha reagito. Era strano. Ha anche fatto il giro delle chiamate: a me, a suo fratello e a suo padre. Ma mio marito stava lavorando e non ha risposto perché è come lei. Il senso del dovere prima di tutto”.
Poche ore dopo è arrivata la notizia della valanga.
“Ho iniziato a chiamare Ilaria ma non rispondeva, inviavo i messaggi ma non li riceveva. Eravamo preoccupatissimi, siamo rimasti svegli col cellulare tra le mani. Qualcuno ci disse addirittura che era crollata solo una stalla e che stavano tutti bene”.
Invece non era così.
“Alle 6 del giorno dopo abbiamo sentito il sindaco di Farindola che ci ha detto che la situazione non era buona. Noi eravamo già in macchina”. Quando è stata trovata Ilaria? “La settimana dopo ma non ricordo il giorno preciso. Ho cancellato tutto, ero in uno stato devastante”.
Chi è stato condannato potrebbe fare ricorso e vi ritrovereste di nuovo davanti alla Cassazione.
“Lo so che può andare così. Ma noi, le famiglie di Rigopiano, non finiremo mai di lottare per i nostri figli”.