La famiglia nel bosco, mamma Catherine crolla: perizia sospesa. “Non posso proteggere i miei figli”
di Corrado ZuninoROMA – Catherine è crollata. Alla terza e, fino ad oggi, ultima seduta di controllo psichico. E’ uscita dopo un’ora e mezza dal Centro di psicologia e psicoterapia, nel centro dell’Aquila, in lacrime, quando la prima volta era apparsa sollevata. E ha detto poche parole: “La cosa che mi fa più soffrire è la paura che non posso proteggere i bambini, soprattutto la notte. Mi sento molto male”.
Lo ha raccontato, d’altronde, a tutti coloro che le stanno intorno: “Il più piccolo urla di notte e io non posso intervenire. L’ultima volta sono riuscita a prenderlo in braccio, ma non si calmava”. Dopo 85 giorni di domicilio coatto nella casa famiglia di Vasto, la residenza “è diventata una prigione”. Dice questo, senza mezzi termini, la sorella Rachael, arrivata da Melbourne con la madre Pauline: “I bambini stanno male, si mordono le dita in continuazione, quel posto è una galera”.
ROMA – Catherine è crollata. Alla terza e, fino ad oggi, ultima seduta di controllo psichico. E’ uscita dopo un’ora e mezza dal Centro di psicologia e psicoterapia, nel centro dell’Aquila, in lacrime, quando la prima volta era apparsa sollevata. E ha detto poche parole: “La cosa che mi fa più soffrire è la paura che non posso proteggere i bambini, soprattutto la notte. Mi sento molto male”.
Lo ha raccontato, d’altronde, a tutti coloro che le stanno intorno: “Il più piccolo urla di notte e io non posso intervenire. L’ultima volta sono riuscita a prenderlo in braccio, ma non si calmava”. Dopo 85 giorni di domicilio coatto nella casa famiglia di Vasto, la residenza “è diventata una prigione”. Dice questo, senza mezzi termini, la sorella Rachael, arrivata da Melbourne con la madre Pauline: “I bambini stanno male, si mordono le dita in continuazione, quel posto è una galera”.
Catherine era entrata a Palazzo Manieri alle 14, accompagnata dal marito Nathan Trevallion, dall’avvocata Danila Solinas e dalla psicologa Martina Aiello. Aveva detto solo, in italiano: “Sono stanca”. Poi i lunghi test grafici con la psicologa Valentina Garrapetta, la rappresentazione in disegno della sua famiglia, una successione di domande per immagini lunghe e complesse, e ha perso il controllo. Alle 15,30 è uscita in lacrime. La psicologa della difesa ha detto: “Non ho mai visto la mamma così sofferente, il piccolo ha incubi continui. Questa angoscia si è stabilizzata ed è diventata una condizione. Tanti comportamenti dei figli sono frutto del trauma, una separazione dalla famiglia è devastante. Quanto saranno recuperabili i tre bambini? Dipende dalla tempestività degli interventi. I genitori, tuttavia, dimostrano una forte solidità psicologica”.
Ora una quarta perizia
Diventa ora necessaria una nuova perizia, la quarta, e sarà il prossimo venerdì. Ieri, a testimonianza delle difficoltà dei piccoli, si è registrato un lancio di oggetti da parte dei tre fratelli Trevallion-Birmingham contro una gazzella dei carabinieri quando l’auto è entrata all’interno della struttura di Vasto (stava accompagnando un ambasciatore). Probabilmente i bambini ricordavano quel pomeriggio del 20 novembre scorso in cui i carabinieri avevano accompagnato l’auto dell’allora avvocato, Giuseppe Angelucci, nel viaggio dalla casa nel bosco alla casa protetta.
“La madre è al 41 bis”
Ieri, ancora, un’ex lavoratrice della struttura, ora in pensione, ha raccontato a “Vita in diretta”, il programma di RaiUno, che Catherine vive in quel luogo “come se fosse al 41 bis, piange di continuo”. Ha descritto una quotidianità fatta di “ordini assurdi”, di “una porta chiusa a chiave che impedisce alla mamma di raggiungere i figli di notte”. E, infine, di un silenzio degli operatori interni dovuto al fatto che “hanno paura”.
La porta chiusa, l’esposto della difesa
In un nuovo esposto al Tribunale dei minorenni, la difesa denuncia come sarebbe stata l’assistente sociale a disporre la chiusura a chiave della porta della stanza dei tre bambini per evitare ricongiungimenti con la mamma, che dorme al piano di sopra, nella notte. I bimbi, come ha ricordato ancora oggi Catherine, sarebbero vittime di crisi notturne, incubi. In particolare il gemello maschio, sei anni. Ha scritto la difesa: “Credo che a nessuno sfugga come una simile decisione determini una ulteriore e ingiustificata sofferenza nei tre minori erigendo, di fatto, un invalicabile muro d’angoscia che nei bambini si traduce in un insostenibile senso di impotenza e di colpa. I bimbi percepiscono la separazione come una loro responsabilità e questo è insopportabile”.
Gli avvocati si rivolgono, quindi, direttamente al Tribunale: “Ben sapete dei gravi episodi notturni, allorquando il piccolo si sveglia in preda a crisi di panico e urla disperate che con fatica e dopo un tempo infinito la madre riesce a calmare”. La diffida si chiude con la richiesta della revoca della misura decisa dalle assistenti sociali: “Quella porta che i bambini sapranno essere chiusa anche questa notte sarà causa di nuovo dolore e trauma che non trova ragione nell’ordinanza del 13 novembre”.
La struttura di Vasto: “Campagna denigratoria”
Per la prima volta entra sulla vicenda la Fondazione che gestisce la casa famiglia di Vasto. Il Consiglio di amministrazione, rinnovato il 10 dicembre 2025, scrive: “A seguito della campagna denigratoria messa in atto nelle ultime settimane nei confronti del sistema della tutela dei minori fuori famiglia, e che nelle ultime ore ha coinvolto in modo diretto la Casa accoglienza di Vasto, colpendo indirettamente anche gli otto minori attualmente ospiti e le tredici dipendenti della struttura, la Fondazione precisa che l’utilizzo di espressioni quali ‘prigione’ e ‘41 bis’, riferite a una comunità educativa, rappresenta una grave e inaccettabile distorsione. La Comunità è una realtà rispettata e stimata dalle istituzioni con cui si relaziona quotidianamente. L’équipe è composta da educatrici professionali laureate, con ulteriori specializzazioni e percorsi di formazione avanzata, coordinate da una responsabile psicologa-psicoterapeuta con oltre vent’anni di esperienza nel settore della tutela minorile e della cura dei traumi evolutivi”.
La Casa accoglienza all’inizio del Duemila è subentrata allo storico orfanotrofio istituito nel 1941 grazie al lascito dei Baroni Genova. “Nel corso degli anni decine di bambini e adolescenti sono stati accolti e accompagnati con dedizione e competenza in fasi particolarmente delicate della loro vita. Le comunità educative rappresentano un presidio fondamentale di civiltà giuridica e sociale, garantendo protezione, cura e opportunità di crescita ai minori che, per motivi gravi e valutati dall’autorità giudiziaria, non possono temporaneamente vivere nel proprio contesto familiare. L’obiettivo primario è sempre il benessere psicofisico dei minori, la loro sicurezza e il loro sviluppo armonico. Ogni provvedimento organizzativo e ogni intervento educativo viene adottato esclusivamente sulla base delle indicazioni giudiziarie e dei servizi sociali. Sarebbe auspicabile spegnere al più presto i riflettori, come atto di tutela e di responsabilità verso chi non ha voce e non può difendersi”.
Una nuova istanza: “Via la sospensione ai genitori”
Da parte degli avvocati della famiglia nel bosco è pronta, inoltre, un’istanza per la revoca del procedimento di sospensione della potestà genitoriale. Non più solo, quindi, un ritorno a casa di Catherine Birmingham e dei tre figli, ma la fine degli effetti, dopo quasi tre mesi, dell’ordinanza firmata dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila il 13 novembre 2025.