Licia Fertz, influencer a 96 anni: “Le critiche non mi importano, sono una vecchia felice”
di Giulia BoeroLicia Fertz ha 96 anni, è una modella e influencer di professione. Non è ancora pronta per l’incontro, con il dito indica una sedia giallo canarino. Suo nipote Emanuele la sta truccando. Fard e rossetto rosso in mano, è lui che quasi dieci anni fa ha trasformato la sua vita: «avevo bisogno di farla uscire da una brutta depressione» racconta. Da lì, l’apertura di un profilo social. «Volevo che avesse compagnia, che parlasse con altre persone. Abbiamo iniziato a fare qualche video, raccontavamo la sua vita. A un certo punto ci hanno contattato per pubblicizzare una linea di gioielli e nonna ha accettato l’idea di mostrarsi quasi nuda. È stato decisivo: quella foto è stata rilanciata ovunque, lì abbiamo capito che le cose erano cambiate».
Ora nonna e nipote raccontano gli ultimi anni dell’ennesima vita di Licia Fertz in C’è sempre tempo per ricominciare (DeAgostini). Un «romanzo di formazione al contrario», spiega Emanuele, «la storia di un’anziana che impara a diventare bambina». Due vo…
Licia Fertz ha 96 anni, è una modella e influencer di professione. Non è ancora pronta per l’incontro, con il dito indica una sedia giallo canarino. Suo nipote Emanuele la sta truccando. Fard e rossetto rosso in mano, è lui che quasi dieci anni fa ha trasformato la sua vita: «avevo bisogno di farla uscire da una brutta depressione» racconta. Da lì, l’apertura di un profilo social. «Volevo che avesse compagnia, che parlasse con altre persone. Abbiamo iniziato a fare qualche video, raccontavamo la sua vita. A un certo punto ci hanno contattato per pubblicizzare una linea di gioielli e nonna ha accettato l’idea di mostrarsi quasi nuda. È stato decisivo: quella foto è stata rilanciata ovunque, lì abbiamo capito che le cose erano cambiate».
Ora nonna e nipote raccontano gli ultimi anni dell’ennesima vita di Licia Fertz in C’è sempre tempo per ricominciare (DeAgostini). Un «romanzo di formazione al contrario», spiega Emanuele, «la storia di un’anziana che impara a diventare bambina». Due voci che si intrecciano, tra mille sfumature del prendersi cura di un familiare anziano e rovesciamenti degli stereotipi sulla vecchiaia. Insieme ne ripercorrono le tappe più importanti. L’appuntamento è nella loro casa appena fuori Viterbo. Costruita dal marito e dalla figlia, ristrutturata qualche anno fa dal nipote. Colori cangianti, una tappezzeria a muro con le scimmie che spiccano da dietro la scrivania e il camino costruito a mano decenni fa, rimasto intatto e divenuto il simbolo di un affare di famiglia. «Emanuele, Elo, ha preso il posto di mio marito quando è venuto a mancare, ma a volte cerco ancora la sua mano».
La sua è una vita a colori, come le piace spesso dire.
«Certo! Quando ero giovane - perché lo sono anche stata eh - mi piaceva tanto il nero, lo trovavo così elegante. Poi un giorno mi sono detta: bella son già bella, perché mi dovrei vestire pure di nero? E così, via, da allora sono tutta un colore. Non mi importa neanche quando mi criticano. Anzi, è capitato in passato e ho rilanciato: mi sono mostrata nuda per una pubblicità. Sono una vecchia felice».
È per questo che il girello che usa per spostarsi è pieno di brillantini argentati?
«È stata opera di mio nipote. Lui dice sempre: “Se non puoi evitare il tunnel, arredalo”. Perciò abbiamo messo gli strass».
Parliamo della vita da influencer. La sua è una relazione diretta con i followers, dedica molto tempo a fare video personalizzati per tutti coloro che le scrivono in privato.
«La maggior parte sono donne tra i 25 e i 45 anni. A volte vedono in me un modello di riferimento, alcune mi chiedono consigli. In altri casi do solo un piccolo segnale che anche invecchiare può essere bello. Dà positività e fiducia».
Licia, il suo e quello di suo nipote sembra proprio un lavoro di squadra.
«È così, ma se non ci fosse stato lui... Anni fa, avevo lasciato tutto per seguire la malattia di mio marito, anche gli amici. Mi ero isolata, volevo solo potergli dare sollievo. Alla sua morte avevo 86 anni e avevo già deciso di farla finita. Emanuele se n’è accorto e piano piano ha invertito le cose, ha fatto finta che fosse lui ad aver bisogno di me. È stato intelligente, mi ha ridato la vita».
Accanto ai social c’è anche una carriera da modella. È stata perfino sulla copertina di Rolling Stone. Qual è stata l’esperienza più significativa?
«Probabilmente quando sono stata sulla copertina di Donna Moderna. Mi sono sentita una vamp: sei cambi d’abito, il parrucchiere, la truccatrice, mille pose, mille sorrisi. Mi sono sentita viva, bella, potente. Ma sono contentissima anche quando mi chiamano per progetti universitari. Per me non c’è differenza».
C’è un traguardo?
«Voglio solo continuare ad avere stimoli, conoscere persone nuove. Solo una volta mi sono davvero resa conto della strada che avevamo fatto: nel 2023 la BBC mi inserì nella lista delle 100 donne dell’anno. La BBC? Ho saputo che era finita la Guerra con la BBC, è stato incredibile».
Nel libro raccontate anche alcuni episodi esilaranti di quando è stata opinionista televisiva.
«Una volta, per la puntata di un programma a ridosso di Capodanno ho indossato un abito rosso in satin anche se ero in collegamento. In studio c’era un prete che invitava a un anno di semplicità e rinuncia all’eccesso. Iniziavamo male. A un certo punto dice: “La signora è vestita di rosso come un cardinale, ma parla come il papa”. Così ho risposto: “Peccato però che sono una femminuccia, non posso competere con la carriera ecclesiastica”. Soddisfatta, do una gomitata a Elo, faccio l’occhiolino e il gesto dell’ombrello. Ero ancora proiettata sul maxischermo, non avevano interrotto il collegamento».
Dedica molto spazio anche alla recente frattura al femore e alle disavventure subite in ospedale.
«È successo l’8 settembre, una data densa: l’armistizio, la morte della regina Elisabetta, la rottura del mio femore. Per riuscire a salire le scale mi sono fatta aiutare dai Facchini di Santa Rosa. Quelli sono uomini forzuti. Quella sera mio nipote era in vacanza in Puglia, è dovuto tornare a casa di corsa. Fa parte del percorso».
Negli ultimi anni avete portato avanti molti progetti anche sociali. Ha ancora sogni da realizzare?
«Assolutamente sì! Sa, io sono istriana, ci siamo trasferiti qui da giovani perché mio marito aveva trovato lavoro. Mi è sempre piaciuto però viaggiare, essere una vagabonda. Quello che voglio ora è fare il passaporto e in primavera andare a Londra. Quando mia figlia studiava lingue, ci andava tutti gli anni e me ne parlava sempre bene. Poi ci si è trasferito Emanuele, anche lui ne è sempre stato entusiasta. Mi sono incuriosita, ci voglio andare».