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Svizzera, le famiglie delle vittime aggrediscono i Moretti: “Assassini, la pagherete”

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Una folla ha atteso l’arrivo dei proprietari del pub di Crans-Montana La confessione di Jessica: “Mai fatte prove di evacuazione nel locale”
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Sion – Per esserci si è svegliata alle sei. Ha preso un bus, è scesa a Sion, si è incamminata fin qui. Il viso è stravolto dal dolore, le lacrime si mischiano alla pioggia, le sua urla feriscono come coltellate. Si chiama Gulcin Kaya, è la mamma di Taylan. Affronta Jacques e Jessica Moretti: «Mio figlio aveva 18 anni. È morto bruciato vivo. Guardatemi negli occhi, per favore. Lo avete ucciso. Come fate a dormire, a mangiare, a respirare?».

“I soldi non valgono una vita”

Sono una decina. Michel Pidoux, papà di Trystan, morto nell’incendio, arriva con il figlio di 14 anni: indossano magliette col volto del ragazzo. I Moretti s’incamminano davanti al palazzo dove si svolge l’udienza di Jessica. Esplode la rabbia. Il frate…

Sion – Per esserci si è svegliata alle sei. Ha preso un bus, è scesa a Sion, si è incamminata fin qui. Il viso è stravolto dal dolore, le lacrime si mischiano alla pioggia, le sua urla feriscono come coltellate. Si chiama Gulcin Kaya, è la mamma di Taylan. Affronta Jacques e Jessica Moretti: «Mio figlio aveva 18 anni. È morto bruciato vivo. Guardatemi negli occhi, per favore. Lo avete ucciso. Come fate a dormire, a mangiare, a respirare?».

“I soldi non valgono una vita”

Sono una decina. Michel Pidoux, papà di Trystan, morto nell’incendio, arriva con il figlio di 14 anni: indossano magliette col volto del ragazzo. I Moretti s’incamminano davanti al palazzo dove si svolge l’udienza di Jessica. Esplode la rabbia. Il fratellino di Tryistan guarda il papà e poi spintona Jacques: «Hai ucciso mio fratello maggiore. Dov’è adesso?». Il “Corso” cerca di consolarlo con una mano sulla spalla ma non basta. Gulcin urla, evocando la cauzione: «Siete la mafia, avete pagato 200 mila franchi ed è finita!». Poi: «Dite che vi dispiace? Non basta! Dovete assumervi le vostre responsabilità, la colpa è vostra». La calca fa impressione sotto il diluvio e per lunghi minuti somiglia a una gogna: «Assassini, ce li avrete sulla coscienza. Ve ne pentirete, la pagherete cara. L’ergastolo non basta». Sahmahre, amica di Trystan: «La vita dei ragazzi non si compra con i soldi». Gaelle, mamma di un ferito: «Sia fatta giustizia».

“La mafia non c’entra”

Spalle al muro, Jessica sbianca e piange a testa bassa. Jacques la protegge con un braccio attorno alle spalle. E urla più forte: «Ci assumeremo le nostre responsabilità, lo prometto. Mi dispiace, mi dispiace. Se dobbiamo pagare, pagheremo. La mafia non c’entra, siamo lavoratori». I loro avvocati cercano di fare da scudo, l’unico poliziotto non sa cosa fare. Nicola Meier, legale dei coniugi, viene spintonato da un amico di famiglia dei Pidoux. Il papà di Trystan lo accusa: «Difendi un assassino». Ai cronisti, l’avvocato dice sconsolato: «I Moretti volevano incontrarli. È stata un’aggressione, l’avete vista. Non ci aspettavamo che non ci fosse la polizia». Albert Habib, che segue altre famiglie, avverte: «Le vittime hanno bisogno di verità. Non di giustizia privata. O di vendetta». E la procura lancia un «invito alla calma».

“È stata una catastrofe”

In aula, Jessica piange. Guarda gli avvocati dei parenti: «Comprendo la vostra rabbia, il vostro odio. Siamo qui per rispondere a ogni domanda». I quesiti sono incalzanti. Le risposte non convincono. «Non sono mai state fatte prove di evacuazione al Constellation. Nessuno ci ha detto che dovevamo farle». Quella notte, quando vede le fiamme, lei esce subito dal bar: «La mia priorità era dare l’allarme, non pensavo si potesse fare dal seminterrato. Ho gridato a tutti di uscire, pensavo mi avrebbero seguita. Non ho preso nessuno per mano, non ho avvertito il dj, volevo andare a chiamare i soccorsi. È stata una catastrofe. Voi – guarda i legali – non potete capire il caos, parliamo di frazioni di secondo, bisogna avere rispetto per chi non c’è più». Assicura che quella sera vengono fatti «controlli rigorosi sull’età, non mi so spiegare perché ci fossero tutti quei minorenni». Dalle carte spunta una multa inflitta ai Moretti nel 2020: al Constellation venne servita vodka a una 17 enne trovata poi svenuta per strada.

“Risparmi sulla sicurezza”

Emerge anche una nuova testimonianza. Quella di Robert B., che nel 2015 realizza gli arredi interni del Constellation (tavoli, poltrone, sgabelli). Lo scorso 3 gennaio scrive alla polizia di Crans-Montana: «Avendo lavorato come ispettore antincendio, non capisco come lo stabilimento abbia potuto continuare a funzionare. Durante la convalida dell’ordine, ho proposto l’integrazione di una protezione in tessuto ignifugo. Questa opzione è stata rifiutata dal cliente per motivi di budget». L’uomo non parla nello specifico dei pannelli fonoassorbenti tra le cause del rogo di Capodanno, ma oggi le sue parole suonano sinistre. Infatti Sébastien Fanti, avvocato delle vittime, deposita questa mail e si sorprende del fatto che il testimone non sia ancora stato sentito dagli inquirenti. Come sorprende ciò che dice a verbale Cristophe Balet, responsabile comunale della sicurezza con un passato da venditore d’auto: solo una settimana dopo la strage i vigili del fuoco raccomandano ai Comuni di controllare pure gli arredi (come la schiuma) durante le ispezioni. Prima non si faceva. «La schiuma si staccava», dice a verbale la ragazza che nel Capodanno 2020 era nel locale e ha inviato un video. Stessa dinamica già allora, con le candele pirotecniche troppo vicine al soffitto e un barista, Hugo H., che grida: «Attenzione alla mousse!». Sentito pure lui, tra mille «non ricordo» dai quali traspare paura, dice qualcosa di inverosimile. Spiega che avrebbe dato l’allarme anche se le candele fossero state «vicino ai capelli di una signora, ai divani, a una giacca. Sarebbe stato lo stesso. Non sapevo se la schiuma fosse infiammabile». Tra le carte, gli atti di vendita dei locali acquistati dai Moretti: 2 milioni di franchi per il Constellation e 1,5 milioni per il Senso, altro pub della coppia. Chi lo vende al “Corso”? Sebastien Bottinelli, l’imprenditore sospettato di aver pagato la cauzione di Jacques. Lui ha sempre smentito.

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