L’anno del «Rinascimento» si è trasformato in un incubo. Dodici mesi dopo l’annuncio solenne di Emmanuel Macron, che nel gennaio 2025 aveva lanciato il progetto «Louvre–Nouvelle Renaissance» promettendo nuovi allestimenti entro il 2031, il museo più visitato al mondo non riesce a riprendersi da crisi a ripetizione. Il furto dei gioielli della Corona, gli allagamenti ripetuti, le sale chiuse per fragilità strutturali, lo sciopero a rotazione dei dipendenti, la scoperta di una frode milionaria alla biglietteria. E, come se non bastasse, il maxi cantiere che doveva segnare la rinascita è oggi impantanato. La scelta dello studio di architettura incaricato del riassetto dell’ala est, il capitolo più visibile del progetto, è stata rinviata a data da destinarsi. Sullo slittamento pesano il conflitto sociale interno e l’imminente avvicendamento al ministero della Cultura, con Rachida Dati pronta a lasciare il dicastero per lanciarsi nella corsa al municipio di Parigi.
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L’anno del «Rinascimento» si è trasformato in un incubo. Dodici mesi dopo l’annuncio solenne di Emmanuel Macron, che nel gennaio 2025 aveva lanciato il progetto «Louvre–Nouvelle Renaissance» promettendo nuovi allestimenti entro il 2031, il museo più visitato al mondo non riesce a riprendersi da crisi a ripetizione. Il furto dei gioielli della Corona, gli allagamenti ripetuti, le sale chiuse per fragilità strutturali, lo sciopero a rotazione dei dipendenti, la scoperta di una frode milionaria alla biglietteria. E, come se non bastasse, il maxi cantiere che doveva segnare la rinascita è oggi impantanato. La scelta dello studio di architettura incaricato del riassetto dell’ala est, il capitolo più visibile del progetto, è stata rinviata a data da destinarsi. Sullo slittamento pesano il conflitto sociale interno e l’imminente avvicendamento al ministero della Cultura, con Rachida Dati pronta a lasciare il dicastero per lanciarsi nella corsa al municipio di Parigi.
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Per la presidente del Louvre, Laurence des Cars, nominata nel 2021, è l’ennesimo colpo. Il bottino del furto di ottobre non è stato ancora recuperato e il museo ha dovuto fronteggiare una catena di incidenti che ha messo sotto pressione l’intero palazzo. In novembre una sala è stata chiusa per timori strutturali, mentre a fine mese una perdita d’acqua ha danneggiato centinaia di volumi della Biblioteca delle Antichità Egizie. Poi, dalla metà di dicembre, il braccio di ferro sociale con i dipendenti, che denunciano carichi di lavoro crescenti e carenze croniche di organico, chiedendo assunzioni e aumenti salariali.
Il 2026 si è aperto con un nuovo scandalo, meno spettacolare del furto dei gioielli imperiali, ma altrettanto dannoso per la credibilità dell’istituzione. La procura di Parigi ha rivelato una frode gigantesca al servizio biglietteria, con un danno stimato in oltre 10 milioni di euro. L’indagine è partita a fine 2024 dopo una segnalazione dello stesso museo, insospettito da una coppia di guide cinesi che faceva entrare gruppi di turisti riutilizzando più volte gli stessi biglietti. Gli accertamenti hanno fatto emergere una rete strutturata con complicità interne e martedì è scattato un primo blitz. Tra i nove arrestati ci sono anche due agenti del Louvre, diverse guide turistiche e una persona ritenuta l’organizzatore della rete. La giustizia ha già sequestrato 957 mila euro in contanti e 486 mila euro su diversi conti bancari. Secondo gli investigatori, parte dei proventi sarebbe stata reinvestita in immobili, in Francia e a Dubai.
Poche ore dopo la notizia degli arresti, giovedì notte si è verificato un nuovo allagamento in una stanza del museo, non lontano dalla Gioconda: nella sala 707, che tra l’altro ospita capolavori italiani del XV e XVI secolo. Danneggiato il soffitto dipinto da Charles Meynier. Didier Rykner, storico dell’arte e fondatore del sito La Tribune de l’Art, denuncia un museo che «cade in rovina». Per Rykner non c’è nessuna “maledizione”. «Basterebbe prendere le decisioni giuste. I problemi sono noti, ma le urgenze non vengono affrontate», ripete da tempo, chiedendo apertamente che Laurence des Cars lasci l’incarico. Al centro della sua critica c’è proprio il progetto “Louvre-Renaissance”, il piano da 666 milioni di euro che avrebbe assorbito energie e fondi per creare una nuova grande entrata, una sala sotterranea per la Gioconda, nuove sale espositive. Rykner riconosce la necessità di disinnescare l’ingorgo della Monna Lisa, ma insiste che esistono soluzioni meno costose. Il governo intanto ha deciso di affiancare alla presidente del Louvre una figura esterna. È Philippe Jost, l’alto funzionario che ha diretto la ricostruzione di Notre-Dame, incaricato di «riorganizzare in profondità il museo». Una nomina che molti vedono come un commissariamento.