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Schillaci: “Caso inaccettabile, chiariremo le responsabilità ma il nostro sistema funziona”

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Intervista al ministro alla Salute sul caso del bimbo di Nola: “L’Italia è un’eccellenza e ha standard di sicurezza elevatissimi: di questo devono essere sicuri gli ottomila pazienti in attesa di un organo”
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Per il ministro alla Salute Orazio Schillaci “quanto accaduto è inaccettabile” e adesso bisognerà capire se ci sono responsabilità e di chi. Ma la drammatica vicenda del bambino di Nola, spiega ancora, non deve offuscare il lavoro di un sistema dei trapianti considerato tra i migliori in Europa. Il settore è molto delicato, gli errori o comunque i problemi che incontra l’attività possono riflettersi sui rifiuti alla donazione, che rischiano di aumentare.

Ministro, quando ha deciso di mandare gli ispettori e come mai?

“Appena ho appreso la notizia. Ho dato disposizione di inviare gli ispettori perché i controlli sulla sicurezza dei pazienti sono uno dei compiti prioritari del ministero. Ci troviamo di fronte a un caso particolarmente grave e anche noi facciamo la nostra parte per verificare cosa sia accaduto”.

In quanto tempo si aspetta di ricevere delle prime indicazioni su quello che è successo?

“E’ una situazione complessa e delicata, che richiede accuratezza. Ci vorrà il temp…

Per il ministro alla Salute Orazio Schillaci “quanto accaduto è inaccettabile” e adesso bisognerà capire se ci sono responsabilità e di chi. Ma la drammatica vicenda del bambino di Nola, spiega ancora, non deve offuscare il lavoro di un sistema dei trapianti considerato tra i migliori in Europa. Il settore è molto delicato, gli errori o comunque i problemi che incontra l’attività possono riflettersi sui rifiuti alla donazione, che rischiano di aumentare.

Ministro, quando ha deciso di mandare gli ispettori e come mai?

“Appena ho appreso la notizia. Ho dato disposizione di inviare gli ispettori perché i controlli sulla sicurezza dei pazienti sono uno dei compiti prioritari del ministero. Ci troviamo di fronte a un caso particolarmente grave e anche noi facciamo la nostra parte per verificare cosa sia accaduto”.

In quanto tempo si aspetta di ricevere delle prime indicazioni su quello che è successo?

“E’ una situazione complessa e delicata, che richiede accuratezza. Ci vorrà il tempo necessario. Le nostre verifiche procedono insieme al Centro nazionale trapianti e nei prossimi giorni gli ispettori saranno nelle due strutture di Bolzano e di Napoli”.

La magistratura indaga sulle eventuali responsabilità penali, il sistema sanitario invece cosa può fare?

“Come ho già detto, il Ministero sta già esercitando i propri poteri ispettivi. Ricordo che le attività di prelievo, conservazione, trasporto e trapianto di organi sono disciplinate da procedure estremamente stringenti e in continuo aggiornamento. L’ultima revisione è stata formalizzata con un accordo in Conferenza Stato-Regioni lo scorso luglio. Dobbiamo accertare che i protocolli siano stati rispettati o se c’è stata qualche mancanza in una o più fasi della donazione e del trapianto in questione”.

L’Italia è uno dei paesi che fa più trapianti in Europa, come è possibile che accadano cose del genere?

“Purtroppo, il rischio zero non esiste, in nessun ambito della medicina. I trapianti sembrano quasi diventati interventi chirurgici di routine perché, fortunatamente, se ne realizza un numero più alto rispetto al passato, ma comportano procedure ad elevatissima complessità, nelle quali, nonostante l’alta competenza garantita dai professionisti dei nostri centri, il rischio di insuccesso è da tenere in considerazione”.

Quanti interventi vengono fatti in Italia?

“Da quando è stato attivato il Sistema informativo trapianti, cioè dal 2002, sono stati eseguiti e tracciati oltre 84 mila interventi, con una sorveglianza costante su tutti gli eventi avversi, anche minimi, e quello che è avvenuto è senza precedenti. Anche davanti a questa tragedia il sistema ha saputo reagire prontamente, attivando subito la ricerca del nuovo organo. La Rete trapianti italiana rimane un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale che opera con standard di sicurezza elevatissimi: di questo devono essere sicuri sia gli 8mila pazienti che sono in attesa di un organo, sia tutti i cittadini che scelgono di dare il proprio consenso alla donazione, senza la quale nessun trapianto è possibile”.

Teme che un evento del genere, se saranno confermati gli errori, può generare sfiducia nel sistema sanitario da parte dei cittadini?

“Quanto è accaduto è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità. Detto ciò, ribadisco che la sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli, cioè ministero, Regioni, aziende sanitarie e ospedaliere, per garantire che ogni paziente riceva sempre la migliore assistenza con il minimo rischio di danno alla salute”.

Lei che è un medico, sente il desiderio di dire qualcosa alla famiglia del bambino?

“Questa vicenda mi ha colpito profondamente e stiamo facendo tutto il possibile. Sono vicino ai genitori che stanno vivendo questa tragedia con grande forza e dignità”.

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