CRANS-MONTANA - Un mazzo di rose bianche tra le braccia, i segni delle ustioni sul viso. Rozerin Özkaytan, 18 anni, per la prima volta torna davanti al Constellation. A Capodanno il suo lavoro era quello di scattare foto per i Moretti. È riuscita a scappare dalle fiamme, è stata tre settimane in coma: «Mi sento una sopravvissuta, mi chiedo se avrei potuto fare qualcosa per aiutare quei ragazzi. Ma mi bruciavano le mani, non potevo fare altro che chiamare i soccorsi…Non posso dimenticare le persone che urlavano dal dolore».
Con il papà Huseyin si avvicina all’ingresso del bar, depone i fiori, crolla nel pianto: «Mi fa male, è come se realizzassi solo adesso che ci sono stati 41 morti. Era importante per me rendere omaggio alle vittime». Per un anno dovrà tenere questi guanti che le fasciano le mani. Non riesce a dormire «e stanotte è stata peggiore al pensiero di tornare qui». Il suo desiderio più grande è rivedere l’amica con la quale era nel seminterrato del bar: «È in ospedale. No…
CRANS-MONTANA - Un mazzo di rose bianche tra le braccia, i segni delle ustioni sul viso. Rozerin Özkaytan, 18 anni, per la prima volta torna davanti al Constellation. A Capodanno il suo lavoro era quello di scattare foto per i Moretti. È riuscita a scappare dalle fiamme, è stata tre settimane in coma: «Mi sento una sopravvissuta, mi chiedo se avrei potuto fare qualcosa per aiutare quei ragazzi. Ma mi bruciavano le mani, non potevo fare altro che chiamare i soccorsi…Non posso dimenticare le persone che urlavano dal dolore».
Con il papà Huseyin si avvicina all’ingresso del bar, depone i fiori, crolla nel pianto: «Mi fa male, è come se realizzassi solo adesso che ci sono stati 41 morti. Era importante per me rendere omaggio alle vittime». Per un anno dovrà tenere questi guanti che le fasciano le mani. Non riesce a dormire «e stanotte è stata peggiore al pensiero di tornare qui». Il suo desiderio più grande è rivedere l’amica con la quale era nel seminterrato del bar: «È in ospedale. Non ci parliamo da allora perché non può ancora farlo...». Conosce cinque lingue, sogna di fare la neurologa, durante la convalescenza legge e fa esercizi di riabilitazione. Vuole giustizia: «Provo dolore. Ma anche rabbia perché nessuno si assume le proprie responsabilità».
Ora è davanti alle scale di legno che portavano all’ingresso del locale. Sono coperte di fiori, compresi quelli di Diana Forte, incaricata d’affari per l’ambasciata italiana a Berna: «L’Italia è a fianco delle famiglie», dice (e in serata la console Nicoletta Piccirillo va al concerto per le vittime). Nessuna autorità del Comune di Crans-Montana è presente. La neve copre tutto ma non il lamento della nonna di Taylan Kaya, morto a 18 anni. La mamma del ragazzo, Gulcin, giovedì ha affrontato i titolari del bar. Il papà, Mehmet, dice: «Oggi è un giorno di silenzio, siamo qui per ricordare le vittime e aiutare i feriti. Ho fiducia nella giustizia. Mio figlio aveva solo 18 anni, un sacco di amici. È morto qui, qui…». Guarda la scalinata imbiancata che doveva portare decine di ragazzi a divertirsi e non a morire in una trappola.
Dalle carte emergono alcuni precedenti legati a Jacques. Nel 2015 una condanna per «impiego di lavoratori stranieri senza autorizzazione»: un operaio della Romania, definito «lontano parente» per la ristrutturazione. Nel 2022 un’ispezione rileva carenze igieniche: «Quasi tutto il cibo scaduto, il secchiello dello champagne pieno di mozziconi di sigaretta galleggianti». Un’altra segnalazione parla di «lavoro nero», orari di lavoro «abusivi», «telecamere di sorveglianza contro i dipendenti». Dopo l’aggressione di giovedì, Blick non esclude una forma di protezione per i coniugi. Come in una maledizione, ieri nel Vallese un’altra tragedia: il compressore di un cannone lanciacoriandoli esplode al carnevale di Bagnes. Otto feriti, uno grave.