Famiglia nel bosco, la casa accoglienza: “Porta mai chiusa per Cate, i bimbi spesso dormono con lei”
di Corrado ZuninoROMA – Quella porta non resta mai chiusa di notte. Non c’è nessun intervento, né cattiveria sottesa, realizzato per separare i tre bambini dalla mamma, Catherine Birmingham, da tre mesi ospiti nella struttura alla periferia di Vasto, in stanze e piani diversi. Interviene, ed è la seconda volta in tre giorni, il Consiglio di amministrazione della casa di accoglienza chiamata dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila ad accogliere la madre e i figli della “famiglia nel bosco”.
In un lungo comunicato, si precisa, intanto, che “la porta in questione” è “un accesso al pianerottolo della scalinata interna, che collega il piano terra dove sono collocati i minori con i piani superiori, ed è dotata di maniglione antipanico, che consente sempre l’a…
ROMA – Quella porta non resta mai chiusa di notte. Non c’è nessun intervento, né cattiveria sottesa, realizzato per separare i tre bambini dalla mamma, Catherine Birmingham, da tre mesi ospiti nella struttura alla periferia di Vasto, in stanze e piani diversi. Interviene, ed è la seconda volta in tre giorni, il Consiglio di amministrazione della casa di accoglienza chiamata dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila ad accogliere la madre e i figli della “famiglia nel bosco”.
In un lungo comunicato, si precisa, intanto, che “la porta in questione” è “un accesso al pianerottolo della scalinata interna, che collega il piano terra dove sono collocati i minori con i piani superiori, ed è dotata di maniglione antipanico, che consente sempre l’apertura dall’interno della scala e che nessuno può chiudere”. Non si sta parlando della porta delle camere dei minori “e non è mai stata utilizzata per chiudere a chiave i bambini la notte”, come si è letto nella diffida presentata dai legali di Cate Birmingham e il marito Nathan Trevallion.
“Accesso impedito solo ai bambini per sicurezza”
La nota spiega come "la chiusura dal lato del corridoio del piano terra è stata disposta nel pomeriggio del 9 febbraio 2026 esclusivamente per prevenire situazioni di rischio, in quanto i tre bambini, eludendo la supervisione educativa, avevano iniziato a salire ai piani superiori, dove sono presenti scale, finestre, terrazze e locali non destinati ai minori, per recarsi dalla madre al secondo piano. Tale misura è stata adottata unicamente a tutela della loro incolumità fisica”.
"Catherine può portare i figli nel suo appartamento”
Mamma Catherine, si legge, “non ha mai trovato la porta chiusa dal lato a lei accessibile perché la porta è sempre apribile con la maniglia antipanico, e non le è mai stato impedito dal personale di raggiungere i figli in qualsiasi momento, anche nelle ore notturne”. Si specifica, quindi: “È accaduto diverse sere, e sta accadendo ancora spesso, che la madre sia scesa dai figli e sia rimasta a dormire con loro, o li abbia portati nel suo appartamento, posto al secondo piano”.
La casa famiglia ricorda inoltre che all’interno della struttura, dove ci sono nove minori in tutto, sono accolti mamme e bambini in regime residenziale e, “quando c’è un decreto che prevede il collocamento della madre, questa non viene mai separata dai figli”. Nello specifico caso – l’ordinanza del 20 novembre scorso dedicata alla famiglia Trevallion-Birmingham – “nel decreto del Tribunale dei minorenni non è stato previsto il collocamento della madre in comunità con i bambini. Quindi, al momento dell’arrivo in struttura, il Servizio sociale ha richiesto che per lei fosse individuato uno spazio distinto e separato rispetto ai bambini, nell’ambito di un progetto di tutela e protezione del nucleo, in attesa di disposizioni del Tribunale”. Sul punto, i giudici non si sono mai espressi.
Infine, le rivelazioni della ex lavoratrice, che la casa accoglienza definisce “totalmente inveritiere”. La signora Lidia, il cui volto è andato in tv, “non è una ex operatrice della Casa accoglienza recentemente andata in pensione, come lasciato intendere. La stessa ha svolto esclusivamente brevi incarichi come inserviente, con contratti a chiamata, oltre tredici anni fa. L’ultimo rapporto contrattuale risale al 2013. Da allora la signora non ha più avuto alcun rapporto con la Casa accoglienza, né come lavoratrice né come visitatrice, e non ha mai lavorato con l’attuale équipe educativa né con l’attuale responsabile della struttura, alle quali fa riferimento nei servizi come se fossero state sue colleghe”.
"Usiamo buon senso ed elasticità”
I consiglieri e il presidente della Casa accoglienza ricordano che ogni residenza viene disposta sulla base delle indicazioni dell’autorità giudiziaria e dei servizi sociali, “sempre nell’interesse esclusivo del minore”, e il personale fa rispettare tali indicazioni “sempre con grande buon senso ed elasticità”.