Cronaca

Il report dei super esperti “In crisi anche reni e polmoni”

20260214 Foto: Stefano Renna
20260214 Foto: Stefano Renna 
Emorragie, infezioni, organi sempre più compromessi. Il quadro clinico del piccolo

ora è drammatico

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

2 minuti di lettura

Un’infezione, un’emorragia cerebrale, problemi agli organi, in particolari reni e polmoni. Le condizioni cliniche del bambino ricoverato al Monaldi sono così gravi che “il ritrapianto non è indicato”. Non lascia spazio a speranze la consulenza dei medici del Bambino Gesù di Roma, Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti, che guidano la cardiologia e la cardiochirurgia dei trapianti. Giusto alla fine, dopo aver chiarito che è meglio non procedere, mettono un po’ di luce in tre parole: “Allo stato attuale”. Ma sembra difficile che le condizioni del bambino possano migliorare con il passare dei giorni.

Il documento degli esperti

La consulenza era stata chiesta dalla struttura napoletana e in tre pagine chiarisce come la precarietà delle condizioni di salute del bambino rendano impossibile fare un nuovo intervento per sostituire il cuore che aveva ricevuto il 23 dicembre. L’organo, come segnalato dallo stesso Monaldi al Centro nazionale trapianti, con un mese di ritardo, era stato “congelato durante il trasporto". Per questo non è ripartito ed il bambino è stato attaccato all’Ecmo. La relazione dei professionisti romani arriva a conclusioni diverse rispetto ai colleghi della struttura napoletana, che invece continuano a tenere il bambino nella lista d’attesa per un trapianto. Spetta a loro, del resto, l’ultima parola su questo aspetto.

L’emorragia e l’infezione

Proprio rimanere a lungo in vita grazie alla macchina che sostituisce l’attività del cuore e dei polmoni, oltre all’assunzione di una terapia immunosoppressiva, sta compromettendo le condizioni del bambino. “In base alla nostra esperienza, l’Ecmo dopo 2-3 settimane inizia a dare effetti collaterali molto gravi”, spiega Carlo Pace Napoleone, che dirige la cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino.

I suoi colleghi che lavorano a Roma valutano prima di tutto le caratteristiche generali di trapiantabilità. E trovano due problemi. Intanto, le Tac del 6 e del 10 febbraio rivelano la presenza di una “emorragia ventricolare e subaracnoidea”. Questa condizione rappresenta “una controindicazione maggiore a un trapianto in urgenza”. Il dottor Napoleone chiarisce che con un ipotetico reimpianto potrebbe esserci una emorragia più importante. Inoltre, proseguono i due esperti dell’ospedale romano, il bambino ha un’infezione da pseudomonas aeruginosa. Prende gli anticoagulanti contro il rigetto e quindi ha le difese immunitarie indebolite, perciò la presenza di un’infezione è temibile. Un problema di questo tipo, si spiega, rappresenta addirittura una “controindicazione assoluta” a procedere con un nuovo intervento per sostituire il cuore. Si alza infatti “il rischio di mortalità post operatoria”.

La disfunzione agli organi

C’è poi la disfunzione agli organi. Il bambino ha un’insufficienza renale severa: anche qui servirebbe un trapianto. Problemi poi al fegato e a un polmone. La coesistenza di queste disfunzioni “configura un quadro di insufficienza multiorgano avanzata, associato a prognosi estremamente sfavorevole in caso di reintervento”.

Infine, si sottolinea che in generale, trapiantare per una seconda volta il cuore entro pochi mesi alza il rischio di mortalità. La sintesi conclusiva non lascia dubbi: il paziente ha un quadro incompatibile con un trapianto combinato (cioè se si volesse fare con rene e cuore) e fattori di rischio che danno una prognosi “altamente sfavorevole” per un ritrapianto. Le indicazioni per procedere “allo stato attuale” non ci sono, dicono dal Bambino Gesù.

“Scarsità di donazioni di cuore”

Napoleone spiega che la situazione è davvero molto precaria, anche se lui è rimasto stupito tante volte dalle "capacità di recupero dei bambini, che a volte sono incredibili. Questo caso però sembra davvero complesso”. C’è un punto da tenere sempre presente, spiega, quando si parla di trapianti di organi e con il quale hanno a che fare coloro che ogni giorni si occupano di questa delicata attività del sistema sanitario pubblico. “Per il cuore c’è scarsità di donazioni. Quindi se esegui un trapianto su chi non è in condizioni di riceverlo, togli l’organo a un’altra persone che sta male. Il sistema si deve impegnare ad usare sempre il cuore nel migliore dei modi”.

I commenti dei lettori