“Dopo il Constellation non dormo più. Ho fatto tutto per salvare quei ragazzi”
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoLe lacrime di Vocat dopo la tragica notte REUTERS Stephanie Lecocq
(reuters)CRANS-MONTANA - È un volto simbolo della strage di Crans-Montana. Il comandante dei vigili del fuoco che quella notte interviene per i primi soccorsi, l’uomo che nei giorni successivi piange pensando ai ragazzi che non è riuscito a salvare, il pompiere che nel 2018 partecipa a una delle ultime ispezioni al Constellation. Stamattina, affiancato dal suo avvocato, David Vocat viene sentito come persona informata sui fatti nell’ambito delle indagini: «Se avessi visto qualcosa di pericoloso lo avrei detto subito. Ma il mio mestiere è salvare vite, non fare i controlli sulla sicurezza. Nessuno di noi avrebbe mai voluto questo. Non dormo più», confida, seduto al tavolino di un bar. È probabile che ad ascoltarlo ci sarà uno dei coniugi Moretti: Jacques, uscito dal carcere dopo il pagamento di 200 mila franchi, e Jessica, che ha l’obbligo di firma e il divieto d’espatrio. Anche per lei il giudice un mese fa ha stabilito una cauzione ma l’importo, da quanto risulta dalle carte e da fonti legali…
CRANS-MONTANA - È un volto simbolo della strage di Crans-Montana. Il comandante dei vigili del fuoco che quella notte interviene per i primi soccorsi, l’uomo che nei giorni successivi piange pensando ai ragazzi che non è riuscito a salvare, il pompiere che nel 2018 partecipa a una delle ultime ispezioni al Constellation. Stamattina, affiancato dal suo avvocato, David Vocat viene sentito come persona informata sui fatti nell’ambito delle indagini: «Se avessi visto qualcosa di pericoloso lo avrei detto subito. Ma il mio mestiere è salvare vite, non fare i controlli sulla sicurezza. Nessuno di noi avrebbe mai voluto questo. Non dormo più», confida, seduto al tavolino di un bar. È probabile che ad ascoltarlo ci sarà uno dei coniugi Moretti: Jacques, uscito dal carcere dopo il pagamento di 200 mila franchi, e Jessica, che ha l’obbligo di firma e il divieto d’espatrio. Anche per lei il giudice un mese fa ha stabilito una cauzione ma l’importo, da quanto risulta dalle carte e da fonti legali, deve ancora essere calcolato. Un’indagine interna del Comune pubblicata da Rts intanto rivela: già nel 2023 il sindaco sapeva delle carenze di organico nel dipartimento che si occupa dei controlli antincendio, del personale inadeguato, dei presunti reclutamenti sulla base di legami personali e politici.
Vocat, come si sente?
«Sono qua, prendo un po’ di tempo per me, cammino un po’ sotto il sole. Cerco di dormire anche se non ci riesco più. Vediamo come andrà. Dirò tutto quello che posso».
Lei partecipò a un’ispezione al Constellation nel 2018. Cosa può dire su questo?
«Lo dirò alla polizia, è giusto così».
Il tema dei passati controlli sulla sicurezza del locale però è centrale.
«L’ho già detto cinquanta volte. Qui in Svizzera non funziona come in Italia: siamo vigili del fuoco ma non ci occupiamo di sicurezza. Non è il mio lavoro, non ho studiato per questo ma per altri aspetti tecnici. Guardiamo i posti dove c’è l’acqua, dove possiamo lasciare il camion (in caso di intervento per un incendio, ndr). Basta».
E durante quel controllo non notò nulla di strano?
«Se avessi visto qualcosa di pericoloso lo avrei detto subito, è normale! Ma ripeto: il mio lavoro è salvare vite. Abbiamo fatto di tutto per quei ragazzi, di tutto… Nessuno di noi avrebbe mai voluto questo».
Qual è il ricordo più forte che ha di quella notte?
«Quello di una ragazza che ho cercato di salvare al 1900, il bar davanti al Constellation. Le ho fatto a lungo il massaggio cardiaco ma non c’è l’ha fatta, ho dovuto lasciarla lì… Non ho mai saputo il suo nome».
Il primo gennaio era in caserma?
«Sì. E da allora la mia vita è cambiata. Non lo so se ce la faccio a continuare, me lo chiedo spesso. È difficile. Però sapesse quante mamme mi hanno chiamato. Volevano parlare, sapere chi aveva salvato i loro figli ricoverati in ospedale. Abbiamo fatto il massimo».
Cosa le hanno detto quelle madri?
«Che i loro figli erano vivi grazie a noi. Grazie ai vigili del fuoco».
Gli avvocati delle famiglie delle vittime puntano il dito però anche sul funzionamento della catena dei soccorsi.
«Quella notte sono arrivati numerosi mezzi dei pompieri, ambulanze, elicotteri. La catena si è messa in moto al livello più alto, abbiamo subito tirato su pure un ospedale da campo».
Cosa spera per il futuro?
«Che tutti i feriti migliorino e tornino alle loro vite. E che in tutto il mondo non accada più una tragedia del genere».
E per lei cosa spera, comandante Vocat?
«Nulla. Oggi penso agli altri. Poi comincerò a pensare a me».
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