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Crans, maxi-perizia della procura di Roma. Il capo dei pompieri: “Noi troppo pochi”

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I pm vogliono accertare la causa della morte dei ragazzi. Giovedì vertice con i colleghi svizzeri
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SION – Più volte piange. «Quella notte era come in una guerra», dice. Ribadisce con forza: «Non era il mio lavoro fare i controlli sulla sicurezza del Constellation o sui materiali usati nel locale. La competenza è del Comune. E sapevano che eravamo sotto organico, avevamo fatto delle riunioni. Abbiamo dato il massimo, non è colpa mia se il locale aveva dei problemi. Mi dispiace per le persone che sono morte e per quelle in ospedale. Mi scuso con le famiglie, ma non è vero che noi abbiamo sbagliato».

David Vocat, 55 anni, comandante dei vigili del fuoco di Crans-Montana, viene interrogato fino a tarda sera come persona informata sui fatti nella sede della polizia di Sion. Anche se non è indagato, almeno per ora, accanto a lui c’è il suo avvocato. Dalle sue parole si cercano nuove risposte sulla strage di Capodanno. Le stesse che vuole la procura di Roma, che ha aperto un fascicolo e disposto una maxi-perizia medico-legale.

Vocat racconta agli inquirenti: in caserma «eravamo in poc…

SION – Più volte piange. «Quella notte era come in una guerra», dice. Ribadisce con forza: «Non era il mio lavoro fare i controlli sulla sicurezza del Constellation o sui materiali usati nel locale. La competenza è del Comune. E sapevano che eravamo sotto organico, avevamo fatto delle riunioni. Abbiamo dato il massimo, non è colpa mia se il locale aveva dei problemi. Mi dispiace per le persone che sono morte e per quelle in ospedale. Mi scuso con le famiglie, ma non è vero che noi abbiamo sbagliato».

David Vocat, 55 anni, comandante dei vigili del fuoco di Crans-Montana, viene interrogato fino a tarda sera come persona informata sui fatti nella sede della polizia di Sion. Anche se non è indagato, almeno per ora, accanto a lui c’è il suo avvocato. Dalle sue parole si cercano nuove risposte sulla strage di Capodanno. Le stesse che vuole la procura di Roma, che ha aperto un fascicolo e disposto una maxi-perizia medico-legale.

Vocat racconta agli inquirenti: in caserma «eravamo in pochi e il lavoro era tanto con tre comuni da gestire». Nel 2018 partecipa a un’ispezione al Constellation: «Ero invitato ad andare, non obbligato. Dovevo fare solo controlli logistici, non avevo competenze sui materiali», come la schiuma fonoassorbente sul soffitto del locale, tra le cause del rogo. «Se avessi visto qualcosa di pericoloso lo avrei segnalato. Ma il mio lavoro è salvare vite».

I pompieri sono in pochi e lui lo aveva detto. Come gli addetti alla sicurezza del Comune. Almeno dal 2023, secondo un audit interno dell’amministrazione, il sindaco Nicolas Féraud è a conoscenza del problema.

In Italia, cinque famiglie delle vittime, seguite dall’avvocato Domenico Radice hanno denunciato, tra gli altri, il primo cittadino, la sua vice e lo stesso Vocat. Il fascicolo italiano ipotizza i reati di disastro e omicidio plurimo colposi e lesioni gravissime. È coordinato dal procuratore Lo Voi, con l’aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio. È stata disposta una maxi-perizia medico-legale per analizzare le cartelle cliniche, le cause dei decessi e delle lesioni dei sopravvissuti. La squadra mobile prosegue con le audizioni dei superstiti. È stato ordinato il sequestro dei cellulari dei ragazzi alla ricerca di immagini utili. Il fascicolo italiano resterà senza indagati ancora per qualche giorno. I magistrati aspettano le carte dell’inchiesta dalla Svizzera, giovedì c’è il vertice con i magistrati elvetici a Berna al quale parteciperà anche il procuratore capo Lo Voi. «Una riunione tecnica – spiega la portavoce dell’Ufg a Repubblica – per chiarire i dettagli della cooperazione tra le due Procure e coordinare i due procedimenti penali». Da quando Jacques Moretti è stato scarcerato, il governo ha ritirato l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, in prima linea dal momento della tragedia. La scelta dei giudici ha creato frizioni. L’Italia chiede di istituire una squadra investigativa comune, possibilità già prevista dagli accordi tra i due Paesi.

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